Viaggiare

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La coesione di una famiglia si fonda su tantissimi fattori: per la mia, “costretta” a vivere a chilometri di distanza, il fattore principe è il tempo condiviso, spesso, in luoghi estranei alla nostra quotidianità. Trascorriamo insieme le vacanze, ed, ultimamente, abbiamo intrapreso due viaggi, due lunghi viaggi, per festeggiare la rotondità degli anni compiuti da uno di noi. Ma viaggiare non è come andare in vacanza, è stancante, è poco rassicurante, crea tensioni, aspettative. Spesso, durante un viaggio, siamo preda dell’ansia di non riuscire a vedere tutto, a fare tutto, ad assaggiare tutto, ad appropriarci totalmente del paese che ci ospita. Quando poi il gruppo è composto da una settantenne, da un’adolescente, da due sorelle e dai loro rispettivi mariti il successo dell’operazione è spesso in balia degli eventi. Io mi lascio trasportare; non impongo volontà, curiosità, sogni. Gioisco delle decisioni altrui, faccio tesoro delle scelte di chi amo… Forse, così facendo, non sono poi una compagnia stimolante, sempre troppo accomodante ed accondiscendente, ma è la mia natura, e me la porto sempre dietro. E al rientro il mio bottino è sempre molto ricco e variegato. Questo approccio porta con sé una maggiore dose di nostalgia. Già normalmente, tornando alla quotidianità, si può cadere in depressione, la mia si ammanta di struggimento, non legato specificamente al luogo appena lasciato, ma connesso alle persone con le quali ho condiviso quel luogo. Alle loro manifestazioni di interesse davanti ad un’opera d’arte o ad un monumento; di giubilo di fronte ad un esotico e succulento pasto; di euforia in un negozio non presente nelle città dove viviamo; di stanchezza per il troppo camminare; di nervosismo per le indecisioni che nascono dall’interpretazione delle carte stradali o per la mancata chiarezza di un appuntamento, o per i troppi appuntamenti fissati… Non vorrei mai tornare a casa, non per stare sempre in vacanza, solo per poter godere di chi amo, a lungo, sempre più a lungo.

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