Roman-matematica di Roberto Petruzzi

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Adoro i simboli delle operazioni; le somme e la moltiplicazione su tutte; molto meno le divisioni e le differenze, anche se, quest'ultime, dovrebbero garantire, per assurdo, accrescimento. Gradisco l'insieme, quando non è vuoto, ma non il minimalismo dei sottoinsiemi. Alla concezione razionale dell'iperbole, preferisco i teoremi finalizzati ad una conclusione irrazionale, con ipotesi ed apotemi che prevedano un concetto tendente all'infinito, piuttosto che sottoporre ad analisi concetti con inclusi limiti, integrali e numeri negativi. Odio il digitale, che riduce ogni interpretazione a soli due numeri, 0 e 1; è il massimo dell'egoismo e dell'egocentrismo. Per non parlare dei numeri primi; quelli, poi, proprio non li capisco!!! Non dividono nulla con gli altri, se non con se stessi e con una singola unità. Apro una parentesi, chiaramente tonda, sul parallelismo della statistica; sempre meglio la probabilità dell'intersezione, a due rette che non si incontrano mai: è ancestrale incontrarsi e confrontarsi, complemento della teoria dell' "Insieme".

SOLO TRE PAROLE

  • Acqua nel deserto
  • Proporzioni
  • Equilibrio
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