‘Un prima, un dopo, un domani’ di Giuseppe Lavecchia

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Un prima, un dopo, un domani

E’ devastante essere messo di fronte alla propria impotenza nel momento stesso in cui si crede di aver raggiunto il traguardo della tranquillità, per sé e per la propria famiglia.
Essere catapultati nel giro di ventiquattrore da una posizione di prestigio, con decine di uomini al proprio comando, in un sottoscala fatiscente per ufficio. Ricevere alla cinque del pomeriggio di un venerdì la lettera di trasferimento a partire dalla mattina del lunedì successivo ad altro sottoscala in un’altra città a 500 chilometri. E’ devastante trovarsi abbandonati su di una poltrona con l’unica certezza della paura. Paura dell’oggi, del domani, del futuro dei propri figli e della disperazione sul viso della donna amata. Inizio di uno stato di apatia dopo che la vita era andata in mille pezzi come un vaso in frantumi.
E’ devastante la depressione successiva.
Una spirale che pian piano, lentamente ma inesorabilmente spinge verso il fondo del pozzo, da cui non si vuole uscire perché si ha paura. Si ha paura di tutto fuorchè della propria paura. Quella paura che diventa una presenza costante, che si respira nell’aria, che porta solo distruzione, ma che si custodisce e si culla nella propria mente.
E’ devastante passare da un dottore all’altro e nessuno in grado di trovare una soluzione definitiva alla crisi in atto, cosi come è devastante sapere che è in funzione una cura del sonno come fosse qualcosa di altrui competenza.
Quella droga auto inoculata che si chiama depressione è impermeabile ai contrasti farmaceutici e quanto più acuta e pronta era l’intelligenza precedente tanto meno hanno effetto le parole dei terapeuti. Sentire che il modo per risolvere un problema è non affrontarlo e chiuderlo ben serrato in un angolo della propria coscienza.
Quella droga però può essere sconfitta. Nessuna cura, di nessun genere, può avere l’immane forza che ha l’amore dei propri cari.
Insistenza, costanza quotidiana, quasi prepotenza, moglie e figli che fanno di tutto per scuoterti dal torpore. La forza della moglie che cerca e trova un secondo lavoro per provvedere alla famiglia, i baci a mille che piovevano sul viso, quelle carezze non richieste, quelle attenzioni piccole e grandi indirizzate non all’essere sbiadito perduto nella sua poltrona, ma al padre e marito che prima si ergeva a capo, promotore e difensore della famiglia; queste piccole grandi cose presto o tardi attivano l’istinto di sopravvivenza, finché arriva un lampo di luce.

SOLO TRE PAROLE

  • Paura
  • Depressione
  • Forza
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