Dedicato a mio padre di Blas Roca Rey

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Il bimbo sorride, sapendo benissimo che non è vero, ma non se ne fa accorgere, felice di questo gioco.
Il papà è convinto che il bimbo ci abbia creduto ed è tutto soddisfatto del suo scherzo.
Il bambino guarda il papà e si intenerisce della sua ingenuità.
Questo è uno dei ricordi più belli di mio padre, con il quale non giocavo moltissimo; l’ho guardato però giocare tutta la vita con i suoi giocattoli meravigliosi, con i suoi uccellacci stupefatti, in un mondo strano e affascinante popolato di teschi, falli ed architetture scintillanti, e l’amore, la passione, il divertimento, la fatica, la costanza, la cocciutaggine e la fantasia che metteva in tutto ciò che faceva mi ha contagiato come una malattia inguaribile.
La luce, indimenticabile, che sprizzava dai suoi occhi ogni volta che raccontava la genesi di una sua scultura era unica. Non l’aveva neanche quando parlava dei suoi figli e la cosa di cui gli sono più grato è la gioia di poterlo raccontare oggi senza ombra di gelosia.
La speranza che ho è che quella strana malattia così rara di cui ha sofferto tutta la vita si tramuti nella più terribile, inarrestabile, virulenta epidemia che l’uomo abbia mai conosciuto, e che l’umanità tutta festeggi notti e settimane intere il privilegio di questo splendido contagio.

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