Una donna

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Innumerevoli sono i motivi che ci spingono a leggere.
Ancora di più sono quelli che guidano le nostre scelte.
Io leggo a volte per distrazione, altre per sublimazione, la maggior parte per neutralizzazione. Neutralizzare le paure, questo il mio progetto per cercare di vincere la fatica di vivere.
Le paure sono sterminate.
Ma la paura della quale ho più paura è legata alla scomparsa di una persona amata, mia madre.
Sono, per tanto, sempre alla ricerca di libri che trattino questo argomento, che raccontino una storia incentrata sulla perdita.
Annie Ernaux è una scrittrice francese nata nel 1940, di lei avevo letto e amato, il romanzo che l’ha portata alla ribalta, conferendole il premio Strega europeo nel 2016: “Gli anni”.
Qualche mese fa una delle mie spacciatrici preferite, Maria Elena, mi ha consigliato: “Una donna” ed. L’orma. Libro scritto dalla Ernaux nel 1987 (maledetti editori che pubblicano i libri precedenti solo in base al successo delle ultime uscite!).
“Mia madre è morta lunedì 7 aprile nella casa di riposo dell’ospedale di Pontoise, dove l’avevo portata due anni fa.” Questo l’incipit. 99 pagine, le ho sottolineate tutte.
Una frase su tutte però ha rovinosamente graffiato il mio animo; come la mia, la mamma di Annie ha vissuto schiacciata dalla portata di un senso d’indegnità: “Temendo di non essere amata per se stessa, sperava di esserlo per ciò che dava”.
Spero che ci sia, lì dove si trova la madre della Ernaux, una libreria; spero che lei abbia avuto la possibilità di leggere le parole di sua figlia e di quanto, scrivendole, lei l’abbia compresa, stimata, riabilitata.
Dal momento però che non ho certezze di un al di là, e combatto quotidianamente chi tralascia di sottolineare ciò che lo colpisce, con parole, con gesti, vorrei che, esattamente ora, mia mamma sapesse che l’amo.

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