Antonio Bernardo Fraddosio

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Antonio Bernardo Fraddosio (Barletta, 1951) vive e lavora tra Roma e Tuscania. Fra le sue numerose mostre segnaliamo le più recenti: nel 2012 le personali nelle sale di Villa Bottini a Lucca e nello Spazio Cerere a Roma; nel 2016 ‘Salvarsi dal naufragio. Antonio Fraddosio/Claudio Marini’ presentata al Museo Carlo Bilotti – Arancera di Villa Borghese a Roma. Nel 2011 è stato invitato nel Padiglione Italia della Biennale di Venezia, con la ‘Bandiera nera nella gabbia sospesa’ esposta all’Arsenale. L’abbiamo incontrato a Roma in occasione dell’installazione ‘Le tute e l’acciaio’, realizzata per i particolari spazi del chiostro-giardino della Galleria d’Arte Moderna. Un monumento etico e antiretorico dedicato agli operai dell’Ilva e alla città di Taranto in cui dieci grandi lamiere lacerate e contorte, potenti e misteriose, richiamano le tute che dovrebbero proteggere gli operai dell’Ilva dai tumori, depositate, al termine del turno di lavoro e prima di andare alle docce, in una specie di camera di compensazione. Insieme ai cassoni di cor-ten, realizzati come contenitori per le singole opere e che richiamano strutture di edifici o di stabilimenti industriali, l’installazione vuole essere una denuncia contro tutte le situazioni in cui il diritto al lavoro si guadagna dando in cambio la propria salute, la propria vita. L’esposizone, aperta al pubblico dal 1 novembre 2018 al 3 marzo 2019, è una chiara dimostrazione di arte che incontra la realtà e la netta presa di posizione di Fraddosio è anche quella di un uomo del sud, pugliese di nascita, che ha visto con i propri occhi l’impressionante trasformazione di Taranto causata dall’impianto siderurgico dell’Ilva, il più grande d’Europa. Oltre a rispondere alle nostre tre domande ci ha raccontato che cosa significa l’installazione: “Le tute e l’acciaio è dedicata ai cittadini di Taranto, anzi, soprattutto ai bambini di Taranto perché si ammalano anche loro per le stesse malattie degli operai. L’installazione, che ovviamente non è commerciale e non è in vendita, l’ho realizzata per loro e intendo farla girare in tutta Italia per loro. Non farò mai più lamiere così lavorate, perché queste lamiere le ho lavorate pensando a loro, a quelle anime, a quei corpi devastati, li rispetto talmente tanto che non posso immaginare di realizzarne altre trasferendole ad idee differenti. Questo è il mio contributo per loro, esclusivamente per loro”.

Ecco le risposte di Antonio Bernardo Fraddosio alle nostre tre domande:

  • Come descriveresti te stesso utilizzando solo qualche aggettivo?
    • Non so descrivermi, preferisco che lo facciano gli altri.

  • Qual è l’evento che ti ha cambiato la vita?
    • L’evento è stato quando ho deciso di lasciare l’attività di architetto e mi sono dedicato completamente all’arte. In pratica da seduto mi sono alzato, come dice il più grande poeta vivente, che secondo me è Lawrence Ferlinghetti: “Ci sono tre tipi di poesia. La poesia sdraiata accetta lo status quo. La poesia seduta è scritta dall’establishment seduto: si lascia dettare le sue conclusioni a proprio vantaggio. La poesia in piedi è poesia che insorge, impegno a volte grandioso a volte immane”. Io ho trasferito il tutto sull’arte, su me stesso, e siccome questa frase mi ha colpito, mi sono accorto che mi dovevo mettere in piedi, forse ero seduto e mi dovevo alzare.
  • Puoi segnalarci uno o più link socialmente utili?
    • Vorrei segnalare non un singolo link, ma tutti quelli che si occupano della lotta ai tumori.

PER SAPERNE DI PIÙ SU antonio bernardo fraddosio

http://www.antoniobernardofraddosio.com/AntonioBernardoFraddosio/home.html

solo il video ‘antonio bernardo fraddosio – i cantieri della crisi’

solo tante immagini

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