Ride

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Ride, un vero e proprio gioiello prodotto da Rai Cinema e Kimerafilm, in Concorso al trentaseiesimo Torino Film Festival, vede l’esordio di Valerio Mastandrea alla regia in un lungometraggio. Tornato ad un tema a lui caro: le morti bianche, affrontato nel cortometraggio “Trevirgolaottantasette” (la media delle persone che ogni giorno muoiono in Italia in seguito ad un incidente sul lavoro) che gli valse nel 2005 il premio per il miglior corto; con “Ride” lo approfondisce e lo indaga narrando le reazioni di tre generazioni coinvolte dalla perdita di un figlio, di un consorte e di un padre, in un’epoca in cui ci è data la possibilità di vedere e sentire tutto amplificando in maniera esponenziale la nosra percezione del mondo ma che nello stesso tempo ci depotenzia emotivamente rispetto al tutto che incontriamo. Il rapporto con il dolore è il vero dramma dei nostri giorni, oggi stare male veramente, per qualcosa di vero, è molto complesso; affrontare il dolore in maniera sana e autentica, mettendo le basi per un concreto percorso costruttivo, è la fatica più grande per chi si trova in una condizione di sofferenza. Questa fatica i tre protagonisti, con le loro età e ruoli diversi, l’affronteranno ognuno secondo il proprio animo. Cesare Secondari (Renato Carpentieri, fenomenale, come sempre), l’anziano genitore vive nel suo microcosmo di vecchi ex operai della stessa fabbrica dove trova la morte Mauro, schiacciato dalla responsabilità dei padri rispetto ai figli sul tema del lavoro e delle morti bianche: “Si deve morire in guerra non al lavoro” è il suo grido di dolore, un grido sussurrato, del quale quasi Cesare prova vergogna tanto si sente colpevole. Carolina (Chiara Martegiani, bravissima) ha perso l’amore della sua vita, in fabbrica durante un turno di notte. Una morte bianca che è finita perfino in tv e di cui tanti piangono invadendole gradualmente l’appartamento: dall’ex fidanzata delle superiori, agli amici più cari (che si stanno per lasciare); dalla vicina di casa truccatrice che le impone eyeliner, matita e contegno, al barelliere ex compagno di calcio giovanile che pronuncia quella parola da sempre incomprensibile e inanimata che è “condoglianze”. Lei non può e non deve deludere nessuno, soprattutto se stessa; ma non riesce a piangere, nonostante gli sforzi, non riesce ad afferrare quello strazio sacrosanto e necessario a farla sentire una persona normale. Bruno (Arturo Marchetti, straordinario) che sul tetto di casa, assieme al suo fedele amico del cuore, prepara possibili domande e risposte per le interviste che rilascerà ai telegiornali che affolleranno le esequie. Valerio Mastandrea rende omaggio al Maestro Claudio Caligari con questo film impudentemente bello, anarchico, mai prevedibile e molto coraggioso.

SOLO TRE AGGETTIVI

  • Politico
  • Doloroso
  • Poetico

SOLO IL TRAILER UFFICIALE

solo tante immagini

 

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