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Le ragazze di Primavera - Capitolo 1 di Artemisia

Nove sorelle tutte appartenenti alla stessa prolifera nidiata. Fabrizio, il padre, e sua moglie Marianna, furono indirizzati al matrimonio per ragioni di pura convenienza dietro insistenze di amici e parenti. Ambedue appartenevo all’alta società dell’epoca. Fabrizio era un giovane colto, affabile, di bella presenza, con lo sguardo velato da una profonda malinconia che lo rendeva ancor più affascinante, non c’era ragazza che non lo sognasse come sposo. Marianna, non bella, piccola di statura, istruita ed educata in prestigioso collegio della provincia, di buon carattere e di ottima compagnia. Tira e molla tra incertezze e dubbi, finalmente l’incontro dei due fu fissato: dopo la santa messa domenicale, durante lo “struscio“, ovvero la passeggiata su e giù lungo il corso della città, occasione di incontri, di saluti, di commenti, critiche e complimenti. Un vero diversivo domenicale. Fabrizio veniva dalla parte di porta furba, Marianna dalla parte opposta, l’uno con un amico di famiglia, l’altra con un suo parente, che a sua volta li conosceva entrambi. Quando i quattro si incrociarono, si fermarono per i saluti man mano che si avvicinavano, Fabrizio riconobbe lo zio della presunta sposa, ma vicino non vedeva nessuna ragazza, forse era nascosta da tanta moltitudine di persone, all’improvviso lo scenario si aprì apparve una figurina minuta piccola di statura vestita di scuro e completava la toilette un enorme cappello nero completo di veletta, nastri, trine e fiocchi di raso. Fabrizio a quella vista impallidì, non era una ragazza bensì una bambina mascherata e anche bruttina. Così tutto andò all’aria, ma un giorno, dopo alcuni mesi dall’infelice incontro, si presentò la situazione vincente. Fu organizzata una grande festa campestre in onore dell’inizio dell’estate e legata al raccolto del grano. Vi partecipavano sia la manovalanza rurale sia i padroni terrieri, un’usanza che si perpetuava nei tempi, seguiva una colazione all’aperto gustosa e abbondante innaffiata da buon vino che induceva all’allegria e al buon umore. Si ballava a suon di organetto e fisarmonica canticchiando canzonette popolari. In questo contesto idilliaco Fabrizio tra gli invitati notò una giovanissima fanciulla che, con elegante e disinvolta leggerezza e grazia, si muoveva in quel contesto. Accompagnava i suoi gesti con un soave accattivante sorriso, vestiva un semplice abito di mussola color panna, un’alta cintura le cingeva l’esile vita, della stessa tonalità dell’erba dei prati. Un piccolo cappello di paglia, con un solo nastro e un mazzetto di fiori primaverili legati alla cintura completava l’abbigliamento. Quando Fabrizio domandò ad un amico chi fosse quella ragazza a lui sconosciuta, e che desiderava ardentemente che gli fosse presentata, seguì una sonora risata di Carlo che disse "mio caro, non c’è nessun bisogno, tu l’hai già conosciuta e non ti piacque, stai tranquillo troverò un espediente per riavvicinarvi". E così fu.