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Le ragazze di Primavera - capitolo 4 di Artemisia

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Il segno del destino, imprevedibile e inesorabile spesso influenza e modifica i nostri progetti. Tutto filava per il verso giusto, quando il vecchio zio di Marianna improvvisamente ebbe un serio malore, si accasciò inanime a terra, agli accorati richiami non dava segno di vita, venne il medico chiamato d’urgenza, quando dopo poco arrivò, lo trovò disteso sul suo letto con gli occhi semichiusi e l’aria sofferente, in ogni modo denotava una ripresa, seppur minima ma evidente. Tutti i presenti sia famigliari che servitori furono fatti uscire dalla stanza, e iniziò l’indagine esplorativa per la diagnosi. Dopo un’accurata visita, il medico si pronunciò. Nel frattempo nulla era sfuggito al vecchio signore, era consapevole che la sua salute era compromessa e che doveva, per bene della nipote, accelerare i tempi del matrmonio. Il malessere causato dalla crisi cardiaca fortunatamente non aveva lasciato segni evidenti, ma la gravità rimaneva. Dopo il doloroso evento. Fabrizio e Marianna non erano ancora ufficialmente fidanzati, ma ambedue erano decisi a farlo. Il futuro di Marianna non doveva avere ne incertezze ne insicurezze, tutte le aspettative dovevano realizzarsi, così decretò il vecchio zio Gualtiero. La macchina organizzativa si mise in moto, con una velocità supersonica. Ancora una volta, i due giovani si trovarono in serio imbarazzo, ma infine tale decisione rispecchiava la loro volontà e ne furono immensamente felici. Un caos, furono convocati con urgenza sarti, modiste, artigiani, giardinieri, tappezzieri, calzolai, quest’ultimi molto graditi a Marianna, l’avrebbero resa più alta e slanciata, appena l’artigiano portò il primo paio di scarpe con tanto di tacco a rocchetto, alto ben sei centimetri, la giovane le calzò all’istante le trovò comode eleganti e provvidenziali. Iniziò a fare i primi passi con prudenza e circospezione, acquisita la dovuta sicurezza, iniziò a camminare sempre più veloce,dopo poco correva tra gli arredi del grande salone, fino ad agganciare il bordo di un tappeto, questa volta non avrebbe avuto due cavalieri a salvarla, ma la caduta fu inevitabile, la velocità della corsa fece sì che dopo la caduta continuasse per inerzia a scivolare, con le mani in avanti, sul pavimento di ceramica. Non era nuova a questi eventi, la sua esuberanza la condizionava. Nulla di rotto, solo un collaudo troppo veloce.

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