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Le ragazze di Primavera - Capitolo 5 di Artemisia

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La decisione unanime fu che la cerimonia fosse celebrata in privato nella cappella del palazzo alla presenza solo di pochi intimi. I festeggiamenti veri e propri con amici e parenti rimandati ma non cancellati a data da stabilire. Qualche giorno prima della cerimonia, Fabrizio invitò la futura sposa a conoscere la sua nuova casa. Lo zio in passato era stato ospite, in occasione di una battuta di caccia, dei genitori del futuro nipote, e ne conservava un ottimo ricordo. In sua vece li avrebbe accompagnati l’amico Carlo. La mattina del giorno stabilito, vennero con la carrozza a prendere Marianna che era già fuori al cancello ad attenderli con trepidazione. Questo nuovo evento la incuriosiva ma la spaventava, sapeva che l’abitazione era fuori città, e tutte le sue abitudini, conoscenze e frequentazioni sarebbero radicalmente cambiate, ma confidava sull’amore e il sostegno di Fabrizio. La strada, lasciata la periferia, scendeva verso la vallata, costeggiando boschetti, vigne, casolari, il percorso tortuoso non permetteva allo sguardo di spaziare. Finito il pendio, l’inizio della grande pianura era delimitata a destra da una rigogliosa vegetazione, e all’orizzonte si intravedeva l’inizio dei monti dell’Appennino, alla sinistra il declinare di dolci colli. Il percorso divenuto un rettilineo, aumentava la velocità della carrozza. Dopo poco, una breve deviazione dalla strada maestra, un viale di pini, cipressi e cespugli di oleandri, conduceva all’ingresso principale del piccolo feudo un grande arco di pietra ne delimitava l’accesso. La proprietà era circondata e protetta da mura alte, possenti e severe. Appena entrati, l’immagine cambiava radicalmente, un grande piazzale, tutto intorno alle mura, una lunga fila di portici, sormontati da abitazioni e magazzini al piano terra, in mezzo a questo contesto, isolata, posizionata al centro dello slargo contornata da giardini, fiori e piante ornamentali appariva, con eleganza e semplicità la casa di Fabrizio. Una costruzione a due piani più gli abbaini, tre scalini di marmo conducono al portone d’ingresso, ai lati, a guardia due leoni dello stesso prezioso materiale. Si aprono otto grandi finestre in ogni piano, ai lati del palazzo a piano terra, due ulteriori finestroni per accedere uno al giardino e l’altro utilizzato dalla servitù per accedere alle cucine e per accudire alle necessità degli abitanti e ospiti dei padroni. Il primo piano dedicato all’accoglienza, salotti di varie grandezze con diverse finalità. Dall’ingresso partiva un’ampia scalinata in marmo che portava al piano superiore, il piano destinato a camere da letto e servizi. Marianna rimase attonita, non sapeva dove guardare per quante cose c’erano d’ammirare, osservare, conoscere. I pochi abitanti la omaggiarono con rispetto e le trasmisero l’affetto e la fedeltà che avevano per il suo futuro sposo. Un bambino, timidamente porse a Marianna un mazzetto di fiori colti all’istante data l’improvvisa visita inaspettata, fatta la commissione il piccolo scappò via vergognoso, si rifugiò dietro le gonne della madre, Marianna lo aveva premiato e ringraziato con una carezza e un dolce sorriso. Continuò, guidata da Fabrizio a esplorare la sua futura abitazione, più particolari vedeva più l’ammirazione cresceva, ebbra di felicità si sentiva emozionata, stordita e piombata in un’altra dimensione, quella dei sogni e dell'irrealtà. Giunti al giardino, all’ombra di un gazebo ricoperto di rose e gelsomini si sedettero in una ampia panchina di pietra, i profumi dei fiori erano inebrianti e contribuivano a rendere il luogo unico e magico, uno a fianco all’altra con lo sguardo sognante e l’anima in subbuglio per l’emozione, si scambiarono il loro primo indimenticabile bacio, di comune accordo decretarono, che quel luogo, per anni pieno di ricordi tristi ora doveva risorgere a una nuova vita, e loro due uniti lo avrebbero nutrito di nuova linfa. Fabrizio, per completare la magia di quel momento, estrasse dalla tasca, un piccolo astuccio, l’anello di fidanzamento, appartenuto alla madre, un magnifico gioiello realizzato da mani di un orafo sapiente e esperto. La fattura raffinata, metteva in rilievo la luce naturale delle pietre trasformandole in gemme, erano incastonate in oro bianco in modo d’accompagnare ed esaltarne la luminosità naturale poi il resto in oro giallo. Il segreto della incastonatura in oro bianco o platino, aveva il potere di esaltarne la luminosità e lo sfavillio rendendolo unico e prezioso, infilato al dito, era perfetto sia come misura sia per dimensioni si trattava di una acquamarina,con due magnifici diamanti ai lati. Il tempo vola quando si è felici. Era ora di tornare. Un folto gruppo di persone, dipendenti, abitanti, coloni residenti della proprietà, un po’ per curiosità per rispetto e per affezione si erano radunati per salutare la futura sposa , anche per poterla vedere da vicino e per augurare alla coppia ogni bene e felicità. La via del ritorno fu breve, Marianna, consapevole della presenza del cocchiere e un altro servitore, adottò quell’aria vaga e distaccata tipica del comportamento di ragazze prossime ad un matrimonio d’interesse. Arrivati a destinazione i tre ragazzi si salutarono come si conveniva nel rispetto delle apparenze, ma non si fecero sfuggire un gran sorriso di complicità. Fabrizio accompagnò alla porta d’ingresso Marianna, lasciò i suoi omaggi allo zio, in quel momento irreperibile e con rammarico si separò da lei. Marianna, non vedeva l’ora di raccontare allo zio per filo e per segno quello che aveva visto, provato, ammirato e vissuto in quella giornata e condividere con lui la sua felicità, lo cercò in ogni stanza, niente finalmente lo trovò in un angolo dello studio, sommerso da scartoffie e documenti sparsi ovunque. Piombò, nella stanza alla sua maniera, dopo un attimo gli era abbracciata al collo senza dargli la possibilità di muoversi e liberarsi da quella presa affettuosa, il vecchio zio implorò benevolo piano, Marianna, piano mi farai cadere! L’invitò a sedersi nel salotto a parlare e  lui l’avrebbe ascoltata fino all’ultima parola. Fece una cronaca, dettagliata di tutto e di tutti, mostrò l’anello, l’unico particolare che omise fu il bacio che si era scambiata con Fabrizio.

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