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Le ragazze di Primavera - capitolo 6 di Artemisia

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Ambedue i giovani erano accomunati da un triste e drammatico passato. La prematura perdita dei genitori. Nessuno dei due era in grado di ricordarli, la loro tenera età al momento dell’accaduto, non glielo permetteva. Marianna non aveva compiuto un anno, quando la madre si ammalò gravemente, dopo poco anche il padre fu colpito dal morbo e altri membri della famiglia. La bambina per prudenza, fu allontanata e fu condotta con la balia in una lontana località marina, per evitare il contagio. Una piacevole residenza a pochi passi dal mare circondata da una magnifica pineta solcata da numerosi viottoli e stradine, di proprietà della famiglia, veniva utilizzata per sfuggire all’afa estiva della città, e per trascorrerci salutari e benefiche vacanze. Passato un lungo periodo di tempo, lo zio Gualtiero, fratello del padre e unico sopravvissuto, venne a riprenderla. Per Marianna, fu una sorpresa, le sue conoscenze si limitavano alla balia, al custode, sua moglie, non altri. Lo zio con tenerezza l’abbracciò e iniziò a giocherellare con lei, in un primo momento, la bambina si ritrasse, intimidita dalla presenza dell’estraneo, poi con la complicità del gioco, subentrò la confidenza e accettò con immenso piacere il suo nuovo amico e compagno. Tornarono, zio e nipote, in città. La piccola apprezzò molto il cambiamento, curiosa come era sottoponeva in continuazione domande ed esigeva risposte, lo zio compiacente l’accontentava, trovava anche lui, una sorta di conforto ad esaudirla. Seguirono le scuole, i collegi, l’educazione sportiva, quella musicale tutto sotto lo sguardo e la guida dello zio. Per Marianna, rappresentava l’unico affetto e un punto di riferimento sicuro. A pochi giorni dalla data della cerimonia, la giovane espresse un suo recondito desiderio, voleva, se lo zio fosse d’accordo, indossare l’abito da sposa della madre, Eleonora, sarebbe stata per lei una forma ideale e affettiva per sentirne la vicinanza e ricevere la sua benedizione. Gualtiero, per un attimo rimase pensieroso, il passato e i suoi ricordi erano fonte di profonda tristezza, solo la presenza di Marianna, e col trascorrere del tempo, il dolore si era lenito e il suo animo aveva riacquistato una parvenza di serenità. Il passato era sepolto, ora contava solo una cosa, rendere felice Marianna, e acconsentì. Clara, la balia che l’aveva nutrita e amata teneramente, era ancora con lei, legata da un affetto sincero quasi materno, tutte e due entrarono in una delle camere chiuse, l’esplorarono e non troverono niente che potesse interessare, poi seguì una seconda senza successo, alla terza videro dei grandi cassoni normalmente usati per contenere biancheria dei corredi di dotazione delle spose, uno di questi era di foggia particolare, ne furono attirate e curiose cercarono di aprirlo all’istante. La serratura fece resistenza, ma riuscirono ad averne la meglio. Avevano fatto centro! Ai loro occhi apparve un candore di teli di lino messi a protezione del contenuto. Iniziarono a rimuove con delicatezza il primo strato di pezze, apparve un velo nuziale di una bellezza, fattura e leggerezza inaudita, stesero i teli che lo coprivano, sopra un altro cassone, poi ve lo adagiarono con delicatezza. La pur fioca luce del solaio, rivelò ai loro occhi un’immagine da sogno, l’apparizione dell’abito di Eleonora, era stato riposto con la massima cura, privo di qualsiasi imperfezione, dava l’idea che fosse uscito in quel momento dalle mani della sarta per essere indossato.. lo estrassero, alzandolo, caddero dei rotoli,sempre di stoffa, ripieni di bambagia. I supporti erano stati posizionati, al rovescio dell’abito, allo scopo di evitare l’appiattimento del tessuto mantenendone la freschezza e l’aspetto impeccabile. Marianna, ebbe un attimo di smarrimento, l’emozione la soffocò, pianse! Clara l’abbracciò e l’accarezzò. Passato il momento prevedibile, dell’impatto con la realtà, ripresero a vuotare il cassone, seguì un corsetto, una creolina, indumenti intimi. In fondo, riposti in scatole,di cui due in madreperla, conservavano oggetti destinati all’acconciatura dei capelli, due splendidi fermagli ornati da grandi perle ovali, che richiamavano i boccioli dei fiori d’arancio, una coroncina sempre di fiori d’arancia, un piccolo Rosario d’argento con grani di madreperla. Nell’ultimo contenitore le scarpe, rigorosamente bianche, come tutto il resto, ornate da una fibbia d’argento. Le due donne, decisero di trasferire il prezioso contenuto, in una delle camere degli ospiti non utilizzata da anni , lontana da sguardi indiscreti. Per prima cosa pensarono di trasferire l’abito poi le altre cose.

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