Solo Parole

Le ragazze di primavera - capitolo 9 di Artemisia

• Bookmarks: 2

Marianna era pronta ad affrontare la nuova esperienza di vita, era felice, raggiante, apparve in cima allo scalone, si fermò un attimo, sorrise allo zio, e iniziò a scendere per raggiungerlo, uno scalino dopo l’altro, sollevando con le due mani il vestito per rendere più sicuro il ripido percorso; il portamento, l’espressione del volto, la lentezza con cui si muoveva, rendeva giustizia al contesto e alla sacralità dell’evento. Arrivata al suo cospetto, Gualtiero, le baciò la mano poi la fronte, le porse un mazzo di rose bianche, Marianna lo adagiò sulla curvatura del braccio sinistro. Lo zio era talmente emozionato che con un filo di voce le disse: "mi ricordi tua madre, ma tu sei ancor più bella, Dio ti benedica", le dette il braccio sinistro e si incamminarono verso la cappella, fuori ad aspettarla, Fabrizio, elegantissimo, vestiva una marsina impeccabile, si intravedeva dallo scollo della giacca, lunga e attillata al punto vita, il panciotto prezioso, una cravatta dai nodi elaborati, la camicia con colletto alto e rigido, lo sposo era superbamente bello... lo zio gli consegnò Marianna, più emozionata che mai, e scivolò il braccio da quello dello zio a quello dell’amato. La reazione di Fabrizio, nel vedere la giovane, fu simile e anche più accentuata di quella dello zio, rimase esterrefatto. Marianna gli sfoderò uno dei suoi sorrisi, poi si tuffò in un raccoglimento serrato. Fabrizio volgeva lo sguardo verso di lei, niente, Marianna era imperturbabile, l’officiante iniziò l’omelia del sacramento, menzionando i reciproci diritti e doveri degli sposi, i due giovani erano certi che li avrebbero onorati alla lettera. Sovrastava l’altare una immagine della Santa Vergine Maria, con le braccia allargate e le palme delle mani rivolte verso i fedeli in atto di accoglienza e protezione. Rose bianche e tuberose ai piedi dell’immagine. Pochi i presenti, solo gli intimi tra parenti e amici. Carlo fu uno dei testimoni, l’altro lo zio di Marianna. Conclusa la cerimonia, Fabrizio baciò Marianna, seguì un tripudio di applausi, auguri, baci e strette di mano. Era presente anche Gigliola, per timore dei suoi attacchi improvvisi, rimase fuori la cappella e seguì da lontano la funzione. Sposi e invitati furono accolti nel salotto vicino alla biblioteca, raccolto, ricco di quadri, specchiere e poltrone. Al centro un gran tavolo, vassoi, di varie fogge e dimensioni con prelibatezze dolci e salate. Un rinfresco ricco e veloce da consumarsi in piedi, completo di brindisi augurali. I novelli sposi, con l’assenso dei presenti, andarono a cambiarsi d’abito, dovevano partire il più presto possibile, per poter arrivare a destinazione prima del tramonto. La lontananza era ragguardevole. Clara aiutò Marianna, avrebbe pensato lei a riporre l’abito. Al momento del commiato, una si gettò tra le braccia dell’altra, si strinsero e rimasero così, mute con un nodo in gola, che impediva ad entrambe di parlare. Tutto era stato superiore alle aspettative, e la felicità inondava gli animi, lo zio, costatando la gioia della nipote, era soddisfatto della decisione presa e dei risultati ottenuti. Marianna gli gettò le braccia al collo, pianse ringraziandolo e baciandolo, raccomandandogli di avere cura della sua salute. Era la prima volta che Marianna si allontanava da lui, sentì un gran vuoto, il distacco fu doloroso, non lo aveva preso in considerazione nell’euforia dei preparativi. La carrozza era pronta fuori del cancello, il cocchiere dello zio e un aiutante, li avrebbero accompagnati a destinazione, in seguito li sarebbero tornati a riprenderli. Fra saluti, un vociare di auguri e baci, congratulazioni, lancio di petali di fiori, gli sposi partirono.

2 recommended