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Le ragazze di Primavera - capitolo 8 di Artemisia

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Dopo poco venne Fabrizio, si unì alla conversazione che verteva esclusivamente sui tempi, i preparativi e l’organizzazione della cerimonia, conobbe Gigliola, si trovò con lei, come Marianna, in perfetta sintonia. Non si sfiorò l’argomento "vestito". I due futuri sposi tuffati nei singoli personali problemi, erano sommersi da impegni. Fabrizio stava effettuando veloci e funzionali modifiche per rendere la vecchia casa più accogliente possibile, in futuro sarebbe stata Marianna, a scegliere e decidere gli interventi da adottare seguendo la sua razionalità e buon gusto. Altro quesito: dove andare a trascorrere la loro prima notte d’amore? Rimanere a casa dello zio, dove era cresciuta? No, si sarebbero sentiti in forte disagio, anche a casa di Fabrizio sarebbe stata la stessa cosa, Marianna, ebbe un’illuminazione: al mare! Qualche giorno, nella casa della sua infanzia, in completa solitudine lontano da tutti e da tutto, soli, contornati da una natura che parlava di bellezza, pace e amore. Ne avrebbe parlato sia allo zio che a Fabrizio. Il benestare dei due non ebbe indugi, Fabrizio ne fu entusiasta, desiderava ardentemente conoscere i luoghi, le persone, l’infanzia della sua amata, questa sarebbe stata una doppia piacevole opportunità. La data fissata si stava avvicinando a passi da giganti, era giunta l’ora di tralasciare l’incompiuto e pensare esclusivamente a loro due, suggellando con la sacralità della funzione religiosa, il loro matrimonio. La notte della vigilia i due ragazzi dall’emozione non chiusero occhio, ai primi albori Marianna era già in piedi, prese il piccolo prezioso Rosario della madre Eleonora, e chiese alla Santa Vergine protezione e aiuto. Dopo poco la raggiunse Clara, anche lei nelle stesse condizioni, la sua voce tremolante traspariva il suo stato d’animo. La sua storia era la storia di Marianna, nutrice, figura materna, compagna di giuochi infantili, ora amica saggia e affettuosa. Le due donne si abbracciarono e rimasero per qualche attimo una avvinghiata all’altra era come la forza dell’una si fondesse con l’altra e ne aumentasse la potenza. La cerimonia era stata fissata per le dieci. Per rispettare i tempi, e essendo lunghi quelli dei preparativi, Marianna indossò la biancheria intima, il corsetto, le calze di seta, poi era il momento dell’acconciatrice, i lunghi folti capelli furono spazzolati, divisi in ciocche, arricciati, intrecciati sapientemente con fiori d’arancio e nastri di seta, infine, assembrati in una pettinatura armoniosa, elegante e sobria. Un vero capolavoro! La vestizione continuò con ritmi serrati, fu il momento della creolina, delle sottogonne di tulle, infine dell’abito nuziale, le scarpe, per ultima cosa, il fissaggio dell’acconciatura, con spilloni impreziositi da perle e fiori di cera e piccola coroncina degli stessi fiori, bellissima, una immagine evanescente il risultato di tanto impegno fu eccezionale, Marianna, emanava una spiritualità trasognata, tipica delle giovani spose, la sua immagine emozionata era contagiosa e anche gli altri ne subirono gli effetti.

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