Solo Parole

Le ragazze di primavera - capitolo 10 di Artemisia

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Appena la carrozza si mosse, Marianna scoppiò in un pianto dirotto, Fabrizio la tenne con tenerezza tra le sue braccia, rimase in silenzio, dando il tempo a quelle lacrime di compiere il loro effetto benefico. Lo stress dei preparativi, l’emozione di quel giorno la resero vulnerabile, all’improvviso alzò il viso rigato di lacrime, Fabrizio le porse il suo fazzoletto, lei lo spiegò, si asciugò le gote, poi seguì una energica sonora soffiata di naso. A quel rumore inaspettato, seguì un’altrettante rumorosa risata del giovane, Marianna lo seguì a ruota e tutto tornò alla normalità. A metà del percorso, fu d’obbligo sostare in una stazione di posta, per far riposare e ristorare persone ed animali. Il viaggio stava per terminare, erano vicini alla meta, l’aria profumava di salsedine e di resina. Attraversata una fitta pineta, si trovarono in uno spiazzo con pochi alberi, ricco di cespugli fioriti di mirtilli, ginestre e rose canine, all’improvviso apparve il mare con tutta la sua bellezza e maestosità. Ancora pini, oleandri dai colori accesi, seguiti da un viale delimitato solo da ortensie, dal colore azzurro intenso, in armonia con la natura circostante. A poca distanza, la casa, rosa a due piani, sormontata da una ampia torretta belvedere, e circondata da una ampia veranda. Il portone aperto, ad attenderli il custode Marco e la moglie Giulia. Vecchie care conoscenze di Marianna, con loro e con le loro figlie aveva condiviso la sua infanzia, merende e giochi, pianti e risa, sempre sotto lo sguardo vigile di Clara. Appena ferma la carrozza, impaziente, Marianna non attese che le aprissero la portiera, ma lo fece da sola, con tanta velocità, che non dette a nessuno la possibilità di farlo, anche Giulia istintivamente fece la stessa cosa, corse verso di lei e si abbracciarono a metà percorso. Poche volte si rividero dopo la sua partenza, lasciando ai presenti un vuoto incolmabile e una struggente nostalgia. Tutto era immutato, eccetto le persone condizionate dall’implacabile trascorrere del tempo. Fabrizio seguì la scena, venne presentato e ammirato. Finiti i brevi convenevoli, entrarono in casa, dimora accogliente, piacevole, tranquilla, arredata con armonia e buon gusto, mobili di legno chiaro o dipinti di bianco, doppie tende, una bianca di tessuto leggero e trasparente, l’altra, la mantovana di cotone pesante a righe bianche e verdi. Fiori selvatici in ogni angolo, cena imbandita, con tutto il meglio che potesse offrire il luogo, la stagione e le preferenze di Marianna. Improvvisamente silenzio assoluto. Tutti magicamente spariti. Erano soli. Fabrizio era rimasto inebriato guardando il tramonto, i colori le sfumature, le ombre che si allungavano, l’aria satura di profumi e aromi, ancora una volta un trionfo della natura, un regalo di bellezza e generosità del Creatore. I due ragazzi, entrarono nella loro intimità.