Solo Parole

Le ragazze di primavera - capitolo 15 di Artemisia

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Puntuale, Marco arrivò all’ora stabilita, li individuò immediatamente, i due giovani seduti fuori della caffetteria sommersi da una miriade di pacchi di tutte le misure e dimensioni; pensò che il calesse fosse troppo piccolo per accogliere tre persone e tanta merce. Marianna appianò il problema, lei o il marito uno dei due, si sarebbe seduto accanto al cocchiere, e l’altro dietro con i pacchi. Il carico riuscì a meraviglia tra gli acquisti anche un piccolo baule, la sua presenza si dimostrò provvidenziale, fu riempito dagli involucri più piccoli, preziosi o delicati. Toccò a Fabrizio sedere a cassetta, lei dietro, avrebbe controllato, sorretto all’occasione le eventuali cadute, dovute alle asperità del terreno. Il calesse procedeva con lentezza, i cavalli non erano avvezzi a quel traino inconsueto. Due volte, in prossimità di una curva, lo fecero sobbalzare violentemente, con conseguente caduta, dentro e fuori, della merce stipata e accatastata, fu compito degli uomini scendere, raccogliere, riposizionarla a bordo, poi il era compito di Marianna sistemarla secondo i criteri di peso, volume e spazio. Finalmente arrivarono. Giulia li stava aspettando all’inizio del viale, scesero i due uomini, grondanti di sudore, impolverati, i capelli scomposti e dritti nella nuca, bagnati e appiccicati sulle tempie. Giulia si mise le mani vicino alla bocca ed esclamò “cosa vi è successo per ridurvi così, Marianna dov’è?”. “Sono qui venite a liberarmi! Non posso muovermi”, tutti e tre accorsero in suo aiuto, era incastrata tra pacchi, scatole, cappelliere, bauli, e non riusciva a muovere un dito. L’estrassero, la liberarono e finalmente comparve, gli uomini erano messi molto male ma lei era la peggiore di tutti, capelli arruffati, le due treccine ai lati del viso e legate dietro la nuca erano sparite, la camicetta avvizzita, sporca e con un polsino sbottonato, fuori dalla cintura della gonna, anch’essa ridotta al pari della camicia. La gita turistica era stata meravigliosa ma il ritorno catastrofico! Tre mostri, irriconoscibili, uno guardava l’altro con stupore,incredulità, muti e sgomenti. Giulia ruppe il silenzio “ una bella lavata, tutto tornerà come prima, signori miei, siete buffi da morire“ e scoppiò in una spontanea, divertita risata, seguita a tamburo battente dal trio così mal ridotto. Quella sera cenarono, sulla grande veranda, Marianna volle Giulia vicino a sé, desiderava renderla partecipe di quanto avevano visto, il piacere di immergersi nella storia testimoniata dai monumenti, le stradine, i vicoli, le torri, i luoghi di culto, il Duomo, per perdersi nelle eleganti vetrine delle botteghe, fornite di ogni genere di merce. Giulia avvisò, a bassa voce, che l’indomani mattina avrebbero portato i cavalli, di svegliarsi presto. Dopo poco la piacevole compagnia si sciolse. I novelli sposi si coricarono ricchi di un’altra esperienza che avrebbero ricordato a lungo.