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Le ragazze di Primavera - capitolo 17 di Artemisia

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La giovane fece tra se e se una riflessione, battere lo sposo l’aveva inorgoglita ma sconfiggerlo sarebbe stato eccessivo, le condizioni di parità tra uomo e donna erano sempre state un suo obiettivo. In quei tempi iniziava a nascere una sorta di movimento femminile intento a ribellarsi alle condizioni sociali del passato, la presa di coscienza della disparità di donne confinate, rilegate in uno stato di sub ordinanza, schiavitù, ridotte a corpi senza anima, non era più accettabile, la battaglia per l’uguaglianza sarebbe stata dura e impervia, a piccoli passi, con fatica e convinzione, dure lotte, alla fine, l’avrebbero vinta. Il ragazzo questa volta ebbe la meglio, esultò e Marianna con lui, accostarono le cavalcature e sigillarono la parità con un bacio volante. Dopo la duplice sfida, superata la spiaggia, iniziarono la curva della baia, Fabrizio fu invitato a scendere da cavallo, avrebbero per un tratto camminato a piedi scalzi e pantaloni rovesciati fino le ginocchia, il motivo? Una nuova sorpresa? Infatti a metà precisa della baia, lei si fermò e invitò lo sposo a seguirla, si diresse verso il mare, vicinissimo alla riva, due piccoli scogli scuri distanti pochi centimetri l’uno dall’altro, al centro una vena d’acqua sorgiva proveniente dalle montagne circostanti, scorreva a pochi centimetri di profondità, bevvero con avidità, si giovarono della sua freschezza e purezza, anche i cavalli si abbeverarono copiosamente. Marianna, continuò il suo ruolo di guida, proseguì verso l’alto promontorio che delimitava la baia, l’arenile interrotto, ingoiato da uno sperone di roccia proteso verso il mare. Per superare l’ostacolo e andare dall’altra parte, non c’era altra possibilità che camminare lungo il perimetro roccioso con i piedi in acqua. All’improvviso il percorso invertiva la direzione, si dirigeva di nuovo verso terra, riapparve l’arenile e la pineta con una sostanziale differenza, l’acqua del mare si era incuneata nell’interno ampliando e indietreggiando la spiaggia e la pineta, in lontananza un ampio golfo, alle propaggini della costa un faro, l’immensità del mare senza confini, il suo azzurro intenso si univa a quello del cielo in una unica meravigliosa fusione. In lontananza cime di montagne innevate incorniciavano tanto splendore, piccoli puntini d’imbarcazioni si intravedevano solcare le acque in prossimità del porto. Uno spettacolo superbo e sconvolgente, nascosto da un alto, piccolo promontorio con l’intento di dividere due realtà bellissime e contrastanti, affascinanti per le loro caratteristiche ma ambedue uniche. Mariana richiamò Fabrizio alla realtà, era ora di tornare, i cavalli stavano aspettando, dopo poco erano da loro, si sedettero vicino alla fonte, aprirono la bisaccia e consumarono tutto quello che la riempiva: pane e frittata sia di zucchine che di asparagi, formaggio locale, due mele, a completare l’acqua sorgiva. I giovani si attardarono ancora un po’, giocando a tirare sassi a pelo d’acqua, si rivestirono di nuovo infilarono i pantaloni dentro gli stivali, pronti al rientro. All’improvviso, come era solita fare, la giovane sposa espresse un desiderio "Mio amato cavaliere mi farebbe montare sul suo destriero?" Rispose l’amato "con piacere Madonna Marianna, dica mia bella signora, vuole che i suoi capelli scomposti dal vento mi accechino, e in cambio concedermi il privilegio di tenerla stretta tra le mie braccia, o altrimenti salire dietro di me, così mi abbraccerebbe lei?" La risposta fu pronta e molto chiara: "terrò il capo appoggiato al collo del cavallo". Così lui l’aiutò a salire si appoggiò sul suo grembo, gli consegnò le redini della sua cavalcatura, si accomodò appoggiandosi sul suo petto, si girò e lo baciò. Si sentiva una regina, una cavalcatura così alta, un cavaliere così garbato bello e gentile era solo d’amare e lei l’amava con tutta l’anima. I giorni passavano, ancora pochi, ma erano intensi di emozioni.

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