Solo Parole

Le ragazze di primavera - Capitolo 20 di Artemisia

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Emma sparì, abbandonò la grande casa senza farne parola a nessuno. Si volatilizzò. Alcuni pensarono che fosse tornata in famiglia al nord, altri che si fosse rifugiata in un convento, non si seppe mai dove fosse, non dette nessun genere di notizia. Per Gualtiero fu un altro distacco, la sua presenza le ricordava la compianta cognata, ora era proprio solo, abbandonato dai vivi e dai morti, gli rimanevano la governante, il segretario e l’amministratore, ottime e oneste persone ma non amiche ne confidenti. Iniziò ad immergersi, supportato dai suoi collaboratori, nei problemi finanziari, gestionali, societari. Ad oggi, non aveva avuto la minima cognizione dell’entità del patrimonio posseduto, ora lui doveva sostituire il fratello, operare al meglio per affetto, gratitudine e riconoscenza. Inviò a Marco la ferale notizia, con precise disposizioni, Clara e sua moglie avrebbero dovuto occuparsi della piccola nipote, dal canto suo avrebbe inviato una somma cospicua per il mantenimento, non parlare dei genitori, ancora troppo piccola per capire. Questo è quello ci fu comandato,  rimanemmo impietriti, Clara e Giulia iniziarono a singhiozzare, la bambina dormiva, si sedettero sulla veranda e si chiedevano il perché, continuando a piangere a dirotto. Marianna piangeva sentendo l’accaduto, Fabrizio la teneva stretta tra le braccia, gli altri erano commossi ed emozionati, era giunta l’ora che doveva sapere e colmare le lacune della sua infanzia. Piano piano si parlò d’altro, arrivò l’ora di andare a dormire, un bacio a Giulia, un saluto a Marco, un arrivederci  a domani. Fabrizio la prese in braccio, la distese sul letto, la coprì di baci appassionati e si fusero nell’idillio dell’amore, l’uno denudò l’altra, senza vergogne ne reticenze, il loro rapporto sentimentale si arricchiva di esperienze, ogni giorno di più. Si sentivano uniti, forti e sicuri, il futuro non li spaventava, lo avrebbero affrontato senza paura. A cena, la penultima, Marianna si  assentò, tornando con le mani colme di pacchi e scatoline, omaggi per amici ritrovati, guide, testimonianze amorevoli della sua martoriata infanzia. Per Giulia, un magnifico scialle di seta con lunghe frange, seguiva una piccola scatola forma di conchiglia, dentro uno splendido cammeofloreale, per Marco un cappello di  feltro a tesa larga e un altro estivo di paglia chiaro. Giulia pianse, la sua piccola ancora se ne andava di nuovo, chissà quando l’avrebbe rivista, Marianna, intrisa dalla stessa commozione, le promise che le avrebbe portato il suo primogenito, poi tutti gli altri, le due donne risero era una splendida augurale previsione e sarebbe realmente accaduta. I due non avevano occhi per ammirare  quanto ricevuto, non erano avvezzi a questo genere di cose, rimasero letteralmente senza fiato.

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