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Le ragazze di primavera - Capitolo 21 di Artemisia

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Fabrizio lanciò un’idea: domani cucina chiusa, tutti al mare a mangiare del pesce! Marianna ne fu entusiasta, sapeva lei dove portarli e da chi portarli. Come ogni sera, si parlava del più e del meno, Marco chiese a Fabrizio notizie della sua famiglia, un silenzio imbarazzante scese tra i commensali, l’interpellato, ripresosi dallo sgomento, disse: "Marianna ed io siamo accomunati da un triste passato, è giusto che voi lo conosciate, ormai anch’io faccio parte della famiglia". Mio padre e mia madre si conoscevano fin da piccoli, i loro genitori erano amici da sempre, il loro fu un matrimonio di convenienza più che interesse, era dato per scontato che i due giovani si sarebbero sposati, tra loro esisteva amicizia, affetto ma non amore. Dopo il matrimonio mio padre continuò la vita da scapolo, con il rammarico di mia madre, che si era illusa in un radicale cambiamento sentimentale. trascorsero ben due anni, un giorno mio padre ebbe un incidente, una brutta caduta da cavallo, ferita profonda alla fronte, rottura di una gamba, escoriazioni in tutto il corpo, per completare il quadro clinico una leggera commozione celebrale. Da quel momento Anna non  si mosse dal capezzale del marito, lo curava con dedizione, lo accarezzava con dolcezza, era in suo completo potere, l’infermo si riprese, ogni volta che Anna era vicino si sentiva sollevato, gli dava piacere e conforto, voglia di guarire. Guardò quella giovane, sua moglie, con occhi nuovi, scoprì che era molto bella, gentile garbata e affettuosa, si stava innamorando di lei. Una mattina, seduta sul letto del coniuge per rasarlo, la ragazza si sentì afferrare  il polso, la presa fece cadere quello che reggeva, Luciano l’attirò a se, la baciò. Da quel giorno la vita cambiò radicalmente, nacque un grande amore. Passato un anno, la notizia: Anna aspettava un bambino! Grande gioia, offuscata dall’attesa e dall’esito del parto, mia madre era per costituzione delicata. Mio padre l’amo, la coccolò come una bambina, ogni suo desiderio fu legge. Venne il momento dell’atteso evento, l’apprensione di mio padre era alle stelle. Il travaglio non durò molto a lungo, nacqui contornato da amore e da gioia. Sembrava tutto risolto, all’improvviso, dopo due giorni mia madre morì per un’inarrestabile emorragia. Io fui consegnato, per essere allattato, ad una donna del borgo, mio padre da quel giorno, mi rese inconsapevolmente responsabile della sua morte. Da piccolo non mi resi conto del suo atteggiamento, nel crescere capii. Due esseri colpiti dallo stesso dramma. Ebbi una balia, un Istituto re, collegi, università, l’unica fonte d’affetto la ricevevo dagli abitanti del luogo, da loro trovai amore, protezione, accoglienza e famiglia, tutte cosa a me negate. Solo in letto di morte, si rese conto quanto male mi avesse fatto, anche rispetto a mia madre, non doveva mai chiudersi in un così egoistico dolore, eludendo i doveri di padre, rinnegando il figlio, solo dopo aver conseguito la laurea, per un pochissimi giorni, mi introdusse e mi illustrò le problematiche della gestione della estesa proprietà; ecco ora sapete, grazie a voi, ho alleggerito il mio bagaglio di dolore. Vi considero persone eccezionali, nutro per voi un sincero e riconoscente affetto. Si ritirarono, Fabrizio ricevette dalla sua sposa le stesse attenzioni amorose che la sera prima  lui le aveva riservato.

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