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Le ragazze di primavera - Capitolo 26 di Artemisia

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Marianna fu condotta dallo sposo dietro al palazzo, un enorme piazzale pavimentato da sottili mattoncini infilati in verticale nel terreno, a formare un motivo a spina di pesce. Lumi, fiaccole anche qui, al centro troneggiava, appoggiata su un grande tavolo, la torta nuziale, maestosa, imponente, invitante, contornata da petali di rosa e tralci d’edera che scendevano a terra lungo i bordi della candida tovaglia. Vassoi con calici aspettavano di essere riempiti, camerieri schierati, pronti a servire. Una musica soave echeggiava nell’aria, ogni cosa contribuiva ad aumentarne la magia della serata. Ora era giunto il momento della condivisione e di far festa. I musici intonarono motivi allegri e vivacizzarono ancora di più l’atmosfera, contentezza e allegria regnavano  sovrani. Gli sposi tagliarono la torta, fu distribuita, con essa calici di spumanti, seguirono brindisi, discorsi, auguri, applausi. Alla grande casa, dopo tanto buio e tristezza, stava tornando la gioia di vivere. La musica cambiò genere, intonando motivi ballabili, Fabrizio e Marianna, aprirono le danze, altri ballerini li seguirono, immergendosi nel turbinio del piacere, passando dai motivi classici a quelli popolari. I due ragazzi erano al centro dell’attenzione e al culmine della felicità. Ore meravigliose, un sogno da favola, così lo definì Marianna; un marito unico, impagabile, meraviglioso, che non perdeva occasione per mostrarle il suo grande sconfinato amore. La festa ebbe fine a tarda notte in allegria come era iniziata. Fabrizio, come consuetudine, la prese in braccio per farle varcare i tre gradini dell’ingresso, era di buon auspicio, entrati, non la mise a terra, proseguì, salì lo scalone, gli ultimi gradini furono molto pesanti, le gambe iniziavano a vacillargli, era stanchissimo, distrutto, si indirizzò verso la camera matrimoniale, l’adagiò sul letto, perse l'equilibrio, cadde sopra di lei, la scavalcò, finì dall’altra sponda, non appena appoggiò la testa sul cuscino, s’addormentò all’istante. Questa volta erano in due a dormire vestiti. Marianna si svegliò in piena notte per un forte malessere diffuso, si sentiva legata, intorpidita, impedita nei movimenti, si sedette, s’accorse che era completamente vestita e tutte le insofferenze dipendevano da quello. Ad occhi chiusi, si spogli. Tolto il corsetto, si sentì subito meglio, riprese a muoversi. Si infilò sotto le lenzuola e continuò a dormire. Era tanta la stanchezza e il sonno, che non si accorse dello sposo, né della camera diversa né di niente altro. il sole era già alto, Fabrizio si era svestito e rivestito, indossava una magnifica vestaglia di seta, un prolungato bagno lo rigenerò, Marianna, ancora dormiva a pancia sotto, i folti capelli le nascondevano il viso, le braccia allungate sul cuscino, si avvicinò, la guardò, le scostò le ciocche dalla fronte e dalle guance, l’accarezzò, doveva essere presente al suo risveglio, altrimenti si sarebbe sentita completamente spaesata, smarrita in un camera di cui aveva solo assaporato la comodità del materasso. Si stiracchiò, aprì gli occhi, vide Fabrizio che le sorrideva con dolcezza, si guardò intorno, chiese dove fosse. "Siamo nella nostra camera, la nostra camera matrimoniale, mia adorata". Marianna "ma è enorme! E’ bellissima!". Con un guizzo era tra le sue braccia, rimasero così senza parlare, poi gli chiese di farle da guida per trovare il bagno, appena sistemata, di effettuare con lui, un sopraluogo della casa, per potersi orientare, e poter almeno ritrovare dove dormire e lavarsi, risero divertiti. Fabrizio la tranquillizzò, "abbiamo tutto il tempo necessario," oggi è festa per tutti, soprattutto per noi.

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