Solo Parole

Le ragazze di primavera - Capitolo 29 di Artemisia

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Il tempo volò, si era fatto tardi, Fabrizio forse era già a casa, si sentiva in colpa qualora fosse rientrato e non l’avesse trovata. Chiese un ritorno veloce, Peppe spronò il cavallo, il ronzino volò, in un batter d’occhio arrivarono a destinazione. Lo ringraziò e si prenotò per un’altra uscita, se libero da impegni. Non trovò né marito né Clara, rimase ad aspettare nel giardino, nell'attesa le venne in mente di individuare l’ubicazione della piccola Chiesa, escluse la facciata, non le sarebbe sfuggito, stessa cosa per la parte laterale di fronte al giardino, rimanevano il retro del palazzo, teatro della festa, e anche questa ipotesi fu scartata, solo una possibilità: l’ala destra, ingresso della servitù di fronte al lungo portico, aveva fatto centro! A notevole distanza, dal grande finestrone, un portone di legno incassato nel muro perimetrale, rialzato da terra, un solo gradino ne permetteva l’accesso, una lunetta di vetro, protetta da intelaiature di ferro battuto, incorniciava la curvatura dell’arco, al centro una croce sempre di ferro. Lungo la parete aperture rettangolari protette da robuste inferriate, in totale quattro, due per ogni lato del portone.   Marianna si complimentò con se stessa, non l’avrebbe detto a Fabrizio, l’esterno denotava una evidente trascuratezza e abbandono, un luogo, un ricordo fonte di dolore, motivo che aveva reso amara e infelice l’infanzia e la gioventù del suo adorato sposo. Prima di parlargliene doveva sondare e acquisire altre notizie, il tutto con molta discrezione, doveva riuscire a sapere senza domandare!
Si sentì chiamare, si girò, vide l'amato bene, corse verso di lui, le loro bocche si unirono prima ancora di stringersi. Si raccontarono come avevano trascorso la mattinata, uno senza l’altro, allontanati dagli impegni del lavoro ognuno seguendo le proprie priorità. Nel tardo pomeriggio arrivò Clara, altra festa, ulteriore sicurezza per entrambi i ragazzi. L’indomani le due signore si sarebbero occupate del riordino degli armadi e visionato camere e servizi, Fabrizio si fidava cecamente di Marianna, avrebbe condiviso ogni sua innovazione e cambiamento. Il sole iniziò a diradare la fitta nebbia, i pensieri, l’immaginazione si arricchivano di luce, il buio veniva a poco a poco fugato, l’amore, il grande amore li sosteneva. Erano appagati e sereni, avrebbero superato difficoltà di ogni specie e natura, avevano imboccato la strada giusta. Ogni giorno, un problema da risolvere richiedeva una soluzione, gli uomini e le donne del borgo, conquistati da Marianna, felici a contribuire alla rinascita, con slancio partecipavano ad ogni iniziativa, si sentivano coinvolti, fiduciosi e soprattutto fieri della loro padrona. I ritmi erano sostenuti, a turno, solo la mattina.

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