Solo Parole

Le ragazze di primavera - Capitolo 30 di Artemisia

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Il pomeriggio, con Clara o sola, andava a far visita ai locali, portava una borsetta piena di dolciumi per gli anziani e i bambini, si sedeva, parlava, raccontava, si informava sulle esigenze di ognuno, le storie del passato l’appassionavano, facevano capo quasi sempre alla famiglia di Fabrizio, in modo speciale alla madre Anna, santa donna, bella, generosa e garbata, il dolore della sua prematura scomparsa colpì tutta la comunità, "il piccolo orfano, visse la sua prima infanzia con noi e i nostri figli", queste notizie Marianna già le conosceva, le ascoltava sempre volentieri, un particolare, una coincidenza, un fatto che ignorava contribuiva ad arricchire il bagaglio di notizie sui trascorsi di Fabrizio.
Apprese che il padre, dopo la tragica e prematura morte della moglie Anna, si isolò, chiuso nel dolore della  disperazione, era ingegnere idraulico, non aveva avuto la possibilità di sfruttare il suo sapere e mettere in pratica la teoria, suo malgrado si rifugiò nell’unica attività che avrebbe avuto presa sul suo animo sconvolto. Il lavoro duro l’avrebbe impegnato e assorbito a tal punto da non pensare, diventò la sua valvola di scarico, un’ancora di salvezza, una copertura per celare la debolezza d’animo, un fuggire dalla realtà e dalle responsabilità. Si rivelò un vero genio, riusciva ad ideare soluzioni, invenzioni impensabili per quell’epoca, l‘acqua era il suo elemento principe, costruì cisterne, fognature, tubature, pompe manuali, marchingegni per scaldare l’acqua e farla scorrere nelle vasche dei bagni, dotarne i casolari, le sue esperienze lo spingevano a provare e trovare nuove alternative, le sue proprietà terriere gli davano la possibilità di attuare il suo estro geniale. I suoi collaboratori furono da lui delegati alla gestione del latifondo. Marianna ricostruì, anno per anno, la vita del borgo e del palazzo, erano due realtà diverse e divise, ognuna mantenendo il proprio nome e la  propria identità. Si sentiva soddisfatta, appagata e parte della comunità, era una di loro, non più un’estranea. Come di consuetudine Fabrizio rincasava nel tardo pomeriggio delle volte anche a sera inoltrata, secondo la lontananza delle proprietà che doveva raggiungere, Marianna ne era a conoscenza dal giorno precedente, non andava mai solo, l’accompagnava o il fattore o il segretario, il loro mezzo di locomozione era il cavallo. Il primo impatto fu faticoso, gli interventi urgenti, le piccole innovazioni, la sistemazione e la finalità, la funzionalità di mobili e locali era a buon punto. Marianna ne era orgogliosa ed era riconoscente verso tutti coloro che l’avevano aiutata e sostenuta.

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