Solo Parole

Le ragazze di primavera - Capitolo 31 di Artemisia

Fabrizio stava terminando la fase più impegnativa, visitare i possedimenti più distanti. Il ritrovarsi la sera era la gioia più grande. La stanchezza aveva la meglio sulla volontà, il sonno faceva il resto, pur abbracciati, si addormentavano di colpo. Era l’ultimo sopralluogo. La mattina iniziava a far freddo, i due uomini, equipaggiati a dovere, affrontavano il viaggio, Marianna gli cingeva il collo con una lunga sciarpa di seta, tirava le due estremità per avvicinarsi alle labbra del marito per salutarlo e baciarlo. Sarebbero tornati nel tardo pomeriggio, la giornata trascorse come di consueto, il palazzo era enorme e non facile renderlo  gestibile e funzionante. Le ore trascorsero veloci, Fabrizio sarebbe rientrato a poco, Marianna andò a farsi bella, tornò al piano terra e con Clara, iniziò l’attesa. Il fattore, Alfredo, e Fabrizio, avevano terminato la verifica prima del previsto. Per anticipare il ritorno, decisero d’imboccare la  scorciatoia del bosco, stretta, impervia, ripida, usata solo da pochi: i locali, sconosciuta agli estranei. Durante il percorso, poco più della metà, sentirono gemere di dolore un cavallo, scesero, proseguirono a piedi, a poca distanza da loro, l’animale era steso sul fianco con i garretti fratturati, non c’erano soluzioni, si doveva ricorrere alla soppressione, di traverso poco distante, giaceva inerme un uomo, non dava segni apparenti di vita, si avvicinarono e  scoprirono che era ancora vivo, una brutta ferita sanguinante alla testa e un’altra al ginocchio sinistro. Fabrizio prontamente si tolse la sciarpa, la divise in due, con una gli fasciò il capo, con l’altra metà la gamba. Il primo soccorso era stato dato, ora dovevano trasportarlo al borgo per essere curato, qualora fosse sopravvissuto. Come fare? L’uomo era di corporatura robusta, l’unica soluzione era quella di trasportarlo con il cavallo ma come alzarlo da terra e posizionarlo di traverso su una delle due selle? Il fattore prese la corda di dotazione dell’equipaggiamento, la fece scorrere sotto le braccia del ferito, chiuse l’imbracatura con un nodo scorsoio, i due uomini si misero ai fianchi del cavallo, l’altro capo della corda gettata dall’altra parte, presa a volo da Fabrizio, Alfredo sollevò il corpo più che poteva con tutta la forza, dall’altro lato, con due mani,  con altrettanto vigore il peso venne sollevato fino a raggiungere l’altezza della sella, lo adagiarono a traverso con gambe e braccia penzoloni. I due uomini, grondanti di sudore, si sedettero per un breve riposo, bevvero dalla borraccia e ripresero il cammino verso casa. Finalmente il bosco si stava diradando e la strada maestra era vicina, il  peggio era passato, dovevano solo camminare. Accesero i lumini a petrolio, piccole lanterne utili per coloro che si spostavano di notte. I due uomini si alternavano nella cavalcatura, per darsi vicendevolmente un momentaneo riposo. Finalmente si intravedeva in lontananza un leggero chiarore, erano le fioche luci del borgo.