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Le ragazze di primavera - Capitolo 32 di Artemisia

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Marianna dette un’occhiata fuori in direzione del viale d’ingresso. Niente, riprovò dopo poco, stesso risultato, il tramonto era prossimo, presto il buio avrebbe nascosto ogni riferimento, iniziò ad agitarsi. Clara la rassicurava, ma era tutto inutile, percorreva su e giù il grande salone, pregava la Santa Vergine per l'incolumità dello sposo, più tempo passava, più l’ansia cresceva. Era notte fonda, niente di niente. Marianna scoppiò in un pianto accorato, tornò alla finestra, in fondo al viale intravide due puntini luminosi che lentamente avanzavano. Scrutò nel buio ma non distinse nulla, all’improvviso udì il nitrito di un cavallo, aprì la porta e si mise a correre verso la strada d’accesso chiamando Fabrizio, Fabrizio, dall’oscurità apparve l’amato, le andò incontro, la sollevò da terra, la strinse a se, continuò a piangere, questa volta di gioia, inondò di lacrime  anche lo sposo. Fabrizio si tolse il giaccone e coprì Marianna, lui sarebbe tornato tra poco, le avrebbe raccontato l’accaduto. Gli uomini si diressero verso un portone, ingresso della camera dei mugnai, dotata di brande, tavolo, sedie, utile per i coloni durante la raccolta dell’oliva, un ambiente fornito da una miriade, disparata serie, di oggetti e arredi. Vennero chiamati altri uomini, era necessario un medico, uno dei convocati si rivolse al padrone, disse il suo parere: a vederlo sembrerebbe un brigante. Il brigantaggio ebbe inizio come movimento socio politico, dopo la caduta del Regno borbonico delle due Sicilie, una reazione all’unificazione italiana, per svariati motivi sociali, quali la differenza tra sud e nord. Si unirono al movimento, delinquenti comuni, ricercati, condannati per futili motivi e innocenti. Nascosti nelle montagne, in luoghi impervi, erano temuti per le loro razzie e rapine. So per certo che la signora maestra,   suggerirei di farlo vedere a lei, ha medicato i suoi scolari per piccole ferite e noi per quelle più serie, sarebbe per il bene di tutti, che non vengano a saperlo le guardie, Fabrizio gli dette ragione. Venne l’anziana maestra, guardò le ferite e chiese dell’acqua per pulirle, mandò a prendere a casa sua, l’occorrente per medicarlo, gli fasciò completamente la testa indirizzando le bende in modo tale da far cessare il sanguinamento e suturare i  profondi tagli, rimase tutta la notte con lui a curarlo con pezze fredde per la febbre,  dandogli ogni tanto un sorso d’acqua, mise in atto tutta la sua esperienza e conoscenza acquisita dal padre medico.
Fabrizio tornò finalmente a casa. Era distrutto. Clara suggerì a Marianna di preparare il letto nello studio, adiacente alla loro camera, più tranquillo, più riparato e  caldo. L’ho visto così stanco e emaciato, come non mai, neanche dopo la nottata per i preparativi della festa, Marianna le dette ragione, non gli avrebbe fatto nessuna domanda sull’accaduto, doveva solo riprendersi. Gli prepararono una tisana calda qualora avesse avuto bisogno di bere, catini pieni di acqua, prepararono quello che gli potesse essere utile e necessario, tutto pronto e a portata di mano. Marianna lo sentì rientrare, lasciò il lume acceso dello studio, il letto aperto, preparato per la notte. Fabrizio si sciacquò il viso e le mani, si diresse verso la luce, bevve con avidità la tisana, vide Marianna accanto al letto, le sorrise e si abbandonò totalmente a lei al suo aiuto, come un bambino lo coricò.