Solo Parole

Le ragazze di Primavera - Capitolo 35 di Artemisia

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Non erano trascorsi quattro mesi dal matrimonio che Marianna ebbe la sensazione di aspettare un bambino, le stavano accadendo cose strane, la mattina non si sarebbe mai alzata, si crogiolava a letto più del solito, l’odore del caffè le dava fastidio, mangiava con avidità, era attirata da cibi e sapori da sempre rifiutati. Ancora non ne aveva la prova, ma lo sperava ardentemente. Tacque, aspettando che presto potesse averne la certezza e dopo qualche giorno la ebbe, diagnosticata e confermata dal medico. La mattina, a colazione con Fabrizio, ebbe uno sbandamento, perse i sensi e s’accasciò sul tavolo. Fabrizio urlò, chiamò Clara, era fuori di sé, le versò acqua sul viso, la scosse, l’abbracciò, la distese sul divano più vicino, sempre evocando il suo nome. Clara arrivò all’istante e cercò di tranquillizzare il giovane, ma fu la stessa Marianna a far cessare tutto quel trambusto, che aveva coinvolto anche il personale di servizio: “Amor mio, penso di far crescere la nostra famiglia, presto sarai padre”! Questa rivelazione, pur programmata e desiderata, lo azzittì, si irrigidì, lo sconvolse, il medico chiamato d’urgenza si congratulò con gli sposi, quello che era successo rientrava nella norma, dette consigli, modalità da seguire, niente altro, a questo punto Fabrizio rientrò in se, baciò Marianna sulla fronte, la prese tra le braccia, sussurrandole le parole più dolci e tenere, che solo un uomo innamorato, come lui, non si vergognava a pronunciare. La notizia si diffuse a macchia d’olio, amici, parenti, conoscenti e gli abitanti del borgo, tutti esultarono condividendo la loro gioia. Nel frattempo i pensieri di Marianna erano sempre proiettati nel presente e nell’immediato futuro, uno di questi era il restauro e la riapertura della Chiesetta, il battesimo del primogenito e degli altri nascituri, se ce ne fossero stati, dovevano essere celebrati nella Chiesa del Borgo, rinsaldando una tradizione e il vincolo di appartenenza a quel lembo di terra. Si era ripromessa, di parlarne al marito a tempo debito, ora se ne presentava l’occasione, con le dovute motivazioni, doveva convincere Fabrizio della validità e fattibilità del progetto, ancor più avrebbe completato e unito la comunità, con la presenza sacra a protezione e a sostegno delle anime. Marianna conosceva le motivazioni della chiusura di quel luogo, fu voluta dal padre dopo la prematura scomparsa dell’adorata Anna, alla sua morte, Fabrizio la fece riaprire, lo seppellì vicino alla madre, chiuse il portoncino di legno e con esso il suo dolore. La maternità procedeva nei migliori dei modi, scomparsi i malesseri, si sentiva forte e positiva come sempre, una priorità era quella dell’ubicazione della cameretta, per il nascituro. Marianna, Clara con la  servitù disponibile, a fatica, erano riuscite a sistemare l’ala sinistra del palazzo, la camera matrimoniale, un salotto, lo studio di Fabrizio, gli armadi, la stanza di Clara, i servizi. Rimaneva più della metà del primo piano da visionare, riordinare, destinare ai bisogni e necessità dei nuovi tempi. Gli ambienti si snodavano lungo tutto il perimetro, un ampio corridoio divideva la duplice ubicazione delle stanze con affaccio esterno, le altre sul cortile rettangolare circondato da una elegante loggia abbellita da snelle colonne e soffitti a vela. Anch'esso contribuiva alla bellezza e all’armonia del palazzo; al centro del cortile un pozzo di pietra, una mensola larga e spessa ne rifiniva i margini, una intelaiatura di ferro battuto semplice ed elegante ne sormontava l’apertura, tutt’attorno ambienti con finestre protette da inferiate, destinati alla servitù od ad altri scopi. Era impellente, necessaria la collaborazione e il coinvolgimento del coniuge, lui solo poteva appianare le difficoltà, autorizzare scelte non facili.

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