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Le ragazze di Primavera - Capitolo 37 di Artemisia

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Marianna aveva notato, già dalla prima volta, che l’altare non era perfettamente al centro dell’ambiente, le sembrava che la parete di sinistra fosse più vicina dell’altra. Convocò Carlo e anche lui ne convenne, prese una mazzetta per sondare la parete, effettivamente sembrava che dietro ci fosse del vuoto, che fare? Fabrizio, solo lui poteva sapere, o autorizzare un’eventuale esplorazione. Marianna non stava nella pelle per la curiosità, avrebbe già demolito quel fondello, per due motivi, restituire la stessa distanza dell’altare dalle pareti laterali, scoprire che segreto celava. Fabrizio, fin da piccolo, la ricordava con le stesse caratteristiche del giorno della riapertura. Andò, visionò e autorizzò l’abbattimento, Marianna era raggiante ed erano curiosi, tutti e tre i presenti. Il buffo era che solo lei si era accorta di quella anomalia! Carlo suggerì agli operai di procedere con cautela e delicatezza. La prima sorpresa fu quella di rinvenire, tra una nicchia e l’altra, delle colonnine di marmo giallo dorato con venature rosso scuro, forse d’origine spagnola, sormontate da archi di pietra. Erano quattro per ogni lato, di una eleganza e una bellezza inaudite, dietro al breve colonnato c'era un ambiente vuoto, lungo e stretto, non si riusciva a capirne l’utilità e per quale finalità fosse stato realizzato. La parte da demolire era stata eliminata, le pareti tornate alla luce sembravano integre, non c'erano nascondigli, né casse né oggetti di nessun genere, i tre ragazzi avevano trascurato di osservare il pavimento! Sotto le inferiate, un cumolo di vecchi detriti, volutamente non rimossi ma appoggiati al muro, improvvisamente i tre ebbero un lampo: ispezionare sotto quelle macerie. I due uomini presero due badili e liberarono il pavimento e la parete. Non avevano sbagliato, il loro intuito non li aveva traditi, trovarono un nascondiglio, incavato dentro le mura perimetrali, e un altro sotto il pavimento, ambedue protetti da lastre di marmo. Il primo a mostrarsi fu quello della parete, non avendo più il sostegno dei detriti, la lastra era solo appoggiata e cadde lasciando libero l’accesso. I giovani rimasero ammutoliti, Fabrizio iniziò a vuotarlo del contenuto, uscirono rotoli e rotoli di pergamene, ognuna conteneva una tela dipinta, immagini sacre e non, di una fattura eccezionalmente bella, frutto di grandissimi artisti, il tocco, i colori e le espressioni dei soggetti riconducevano ai grandi pittori dei secoli passati. Rimaneva da ispezionare il secondo nascondiglio, quello del pavimento. La rimozione della lastra fu molto più laboriosa, alla fine ci riuscirono. Le sorprese non erano finite! Una cassa lunga e larga interrata e protetta da muretti di mattoncini, non era possibile estrarla né issarla, l’unico modo era togliere la chiusura e, stesi carponi, svuotarla. L’operazione riuscì a fatica, quella specie di pozzo, conteneva solo libri, codici miniati di rara bellezza, volumi di storia del territorio, guerre, invasioni, pestilenze e tanti altri, su ogni genere di fatto storico accaduto.

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