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Le ragazze di Primavera - Capitolo 38 di Artemisia

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Tra questi uno dedicato esclusivamente alla storia del Borgo, dalle origini fino al diciassettesimo secolo. Lo sconosciuto autore di questi nascondigli volle preservare l’arte, la cultura e la storia, fu lungimirante tutelando quel patrimonio con la speranza che fossero riesumati in tempi di pace, apprezzati, valutati per il loro splendore, valore e bellezza, non distrutti e bruciati da orde di incivili e ignoranti. A metà dei lavori la Chiesetta aveva riacquistato le proporzioni e l’estetica originale: era uno splendore! Nel frattempo Marianna ne sollecitava la fine dei lavori, mancava poco tempo al parto, desiderava che tutto fosse finito prima che nascesse il bambino. Carlo fece miracoli, restaurò i vecchi arredi, le meravigliose tele rinvenute furono saggiamente riprodotte, lucidò marmi, pavimento e posizionò, con l’aiuto di Marianna, ogni arredo al posto giusto. Il risultato finale era una meraviglia! In tempo in tempo, poche settimane dopo, le avvisaglie del parto. Clara chiamò il medico e la levatrice, come disposizione data da Fabrizio che fu avvertito, dopo poco era a casa, non lo fecero entrare in camera, né vedere la sua sposa. Iniziò a camminare per lungo e per largo, un gran via vai di domestici aveva il suo stesso ritmo, su e giù, portando cose richieste necessarie per l’assistenza. Clara s’affacciò alla porta del salottino, dove si era rifugiato, seduto con la testa tra le mani, in preda a un’ansia incontenibile, appena la vide, si alzò, lei le prese le mani tra le sue, lo rassicurò, era tutto nella norma, Marianna stava bene e seguiva alla lettera le indicazioni della levatrice, i tempi non erano quantificabili, doveva solo rilassarsi. Si volle assicurare della presenza del medico, ogni cosa era stata fatta come previsto. Se avesse sentito qualche lamento, anche quello era normale, c’era solo d’aspettare e armarsi di pazienza. Clara lo raggiungeva, lo metteva al corrente dell’andamento del parto e lo stato della sposa, stava per andarsene, quando un urlo di Marianna e il pianto del neonato ne confermò la nascita. Fabrizio si sentì venir meno, Clara gli urlò "E' nato, è nata? Andiamo!" a quell’annuncio si riprese, Clara entrò e chiuse la porta, dopo un attimo la riaprì dando la bella notizia: "è bellissima, è femmina, è il tuo ritratto, appena sistemate le due signore potrai entrare". Si strinsero in un abbraccio commovente di gioia. Finalmente fu ammesso nella camera da letto, corse verso sua moglie, la baciò, abbassò lo sguardo. Marianna scoprì il lembo del lenzuolo, poi la sollevò la piccina la porse a Fabrizio: "questa è Anna, il tuo ritratto, meglio di così non potevo fare, è meravigliosa!"
La guardò, gli venne da ridere, le dette il primo bacio sulla fronte e sulla manina, la restituì alla madre, si mise seduto sul letto e le guardava, con un amore senza fine, ora una ora l’altra. Marianna fu costretta dal marito a rimanere a letto per tre giorni, controllata e assistita, il medico spiegò tante cose sulla maternità, un evento del tutto naturale e sua moglie ne era l’esempio. Il quarto giorno si alzò si vestì con abiti comodi, Clara le acconciò i capelli, risultato: la Marianna di sempre. Iniziarono le visite di parenti e amici, lo zio Gualtiero venne con Gigliola, accompagnati dalla figlia di quest’ultima, si trovò tra le braccia la
bambina, la guardò come tutti e notò la evidente somiglianza al padre. Marianna si accorse questo sottile rammarico e disse: "zio, questa bambina è solo l’inizio, la prossima si chiamerà Eleonora, lo prometto". La previsione dopo poco più di un anno divenne certezza, nacque Eleonora. I giorni dopo il parto furono frenetici, stravolte le abitudini, piena disponibilità notte e giorno alle esigenze della piccola, assecondarla nei bisogni necessari, allattarla, cambiarla, cullarla, con l’aiuto di Clara tutto marciava per il meglio. Marianna si accorse che la grande passione per suo marito si era affievolita, la vita matrimoniale tanto amata ora la intimoriva, ne parlò con il medico. Le fu risposto che si trattava di una conseguenza naturale, frutto dello stress del parto e di quello che comportava. Anche suo marito avrà i suoi stessi timori. Una bella vacanza, un altro viaggio di nozze e tutto sarebbe tornato come prima, meglio di prima.

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