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Le ragazze di Primavera - Capitolo 40 di Artemisia

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Dopo la nascita di Anna ci fu una notizia sconvolgente che sgomentò tutti: Carlo dopo il battesimo, per ordine del padre, sarebbe partito per l’America. Il suo compito era quello di sondarne il mercato tessile, acquisire esperienze, conoscenza dei macchinari per velocizzare, e aumentare modernizzando la produzione per poi esportarla in larga scala; in poche parole conquistare i mercati esteri, espandersi. Fabrizio e Carlo erano legati uno all’altro come fratelli. Si conobbero quando avevano sette anni, dopo il precettore, i rispettivi genitori l’avviarono alla vita collegiale. Uno dei migliori istituti, frequentati da figli di famiglie nobili e soprattutto facoltose. Per i due bambini era un vero allontanamento dalla famiglia, ambedue figli unici, rifiutati dai rispettivi genitori, la storia di Fabrizio era risaputa. Carlo aveva sia la madre e il padre, due esseri aridi. Il padre era stato un piccolo imprenditore in gioventù, con un solo obiettivo, migliorare la sua posizione, fare soldi. Era scaltro, arguto e di pochi scrupoli, la moglie era una donna avvenente e ambiziosa, la pensava come lui, ostentava il suo benessere in una maniera sfacciata. Fatto un figlio, per giunta, maschio, si sentiva libera da ogni altro obbligo matrimoniale. Il coniuge, In poco tempo, con l’intuizione, speculando, rilevando realtà lavorative in difficoltà, riuscì a crearsi un ingente patrimonio. Costruì opifici, filande, puntò sulla produzione della seta, iniziando dall’allevamento dei bachi alla produzione di tessuti. In quel contesto, un bambino era di troppo, quindi per optò per un buon collegio, che sarebbe stato in grado di istruirlo, educarlo, ed inserirlo in un ambiente raffinato, usufruendo di tutti quei valori di cui loro, consapevoli, ne erano privi. I due adolescenti, e un terzo bambino, Guglielmo, divisero la stessa camera da letto. L’impatto non fu dei migliori, i tre ragazzini erano frustrati dal nuovo ambiente, dagli orari da rispettare, dalla ferrea disciplina, dalla didattica e per finire l’obbligo di indossare la divisa, era per loro un compito molto gravoso, purtroppo non avevano alternative, dovevano adattarsi al volere egoistico dei grandi, i genitori. Caratterialmente si somigliavano, erano taciturni, poco propensi alla confidenza, solo Guglielmo dimostrava una certa vivacità, riusciva a fare ironia sulla vita del collegio, alcune volte strappava un sorriso, addirittura una risata ai due. Piano, piano divennero amici, uno di supporto all’altro, le ore di studio erano diventate non gravose ma piacevoli, ognuno di loro apportava una cognizione, un fatto, una notizia, un aneddoto del proprio vissuto agli altri, si correggevano nella maniera di parlare, facevano di tutto per migliorare, ogni nozione acquisita era un tesoro da custodire. Erano i più bravi di tutti! Furono promossi con il massimo dei voti. Alla chiusura del collegio, per brevi periodi, per le festività, tranne i genitori di Guglielmo, per gli altri due, raramente veniva qualcuno a penderli, rimanevano nell’istituto, questo non passò inosservato né a Guglielmo né ai suoi genitori, decisero di ospitarli. Carlo e Fabrizio ebbero l’opportunità trascorrere e godere le feste in una vera famiglia. Passarono gli anni e mantennero sempre i stessi risultati: i migliori studenti dell’istituto. Carlo, fin da piccolo s’invaghì di una delle due sorelle di Guglielmo, Adelaide, bionda, raffinata, gentile e molto piacevole, a quindici anni si giurarono eterno amore, fino all’inizio dell’università, l’idea dei due ragazzi, rimase legata alla promessa. Carlo prese l’indirizzo di ingegneria, Fabrizio il più idoneo per la gestire e amministrare la sua proprietà, in economia. Guglielmo proseguì gli studi universitari a Parigi, seguendo le orme del padre nel campo della diplomazia. I due giovani rimasero insieme condividendo l’alloggio, pur frequentando facoltà diverse.

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