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Archeosegno di Franca Pisani al Palazzo dei Congressi di Firenze

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Da qualche giorno la collezione temporanea di opere di arte contemporanea del Palazzo dei Congressi di Firenze - a due passi dalla Stazione di Santa Maria Novella e dalla Fortezza da basso - si è arricchita di un nuovo prestigioso pezzo.

Si tratta dell’Archeosegno di Franca Pisani, l’artista toscana (grossetana di nascita ma ormai versiliese d’adozione) che proprio con quest’opera nel 2017 prese parte alla 57a Biennale d’arte di Venezia e che viene mostrata per la prima volta a Firenze.

Realizzata in marmo statuario del monte Altissimo, sulle Alpi Apuane, e nata nei laboratori dell’Henraux, la scultura Archeosegno misura 140x90x40 centimetri da terra, pesa soli 33 chilogrammi, ma è stato ricavato da un iniziale blocco di marmo di quattro quintali proveniente dalla cava del Monte Altissimo, sulle Alpi Apuane, scoperta da Michelangelo nel 1517 e che doveva servire per “cavare” i materiali per la facciata della Basilica di San Lorenzo a Firenze.

L’opera è stata realizzata sia con i vari passaggi tipici della tecnica di Antonio Canova, sia con l’utilizzo di sofisticate apparecchiature tecnologiche, grazie alle quali il materiale lapideo pare perdere la sua naturale rigidità per assumere forme di impensabile morbidezza. Infatti nei punti dove è più sottile, Archeosegno misura solo 15 millimetri di spessore.

Il raccordo fra la scultura classica - quella di Palmira, protagonista del padiglione lagunare in cui fu esposta quattro anni fa - e la sperimentazione di Archeosegno, è il tema lapideo, l’arte marmorea classica, che diventa ragione, fonte di un segno nuovo, inedito, contemporaneo in questa opera.

Per almeno tre anni, salvo prestiti per eventi artistici di particolare rilevanza, la scultura Archeosegno viene concessa da Franca Pisani in comodato d’uso alla Direzione di Firenze Fiera e rimarrà quindi in esposizione negli spazi del Palazzo dei Congressi - ovvero Villa Vittoria che ospitava la prestigiosa collezione di pittura, scultura e arte applicata donata dagli eredi dei coniugi Contini Bonacossi alla Galleria degli Uffizi di Firenze nel 1969 - col chiaro intento di divulgare la cultura e, in questo caso, di valorizzare l’arte contemporanea di eccellenza.

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