Solo Parole

Le ragazze di Primavera - Capitolo 41 di Artemisia

• Bookmarks: 4

L’interesse dei due indirizzi stimolava ambedue, tanto che la sera si scambiavano nozioni e libri. Terminato il corso universitario ne uscirono con una laurea ufficiale e un’altra virtuale, riscuotendo complimenti da docenti e professori, coronando il loro risultato nel sapere con il massimo della votazione. Questo divertiva i due ragazzi, non era costato ne fatica ne sforzo, la curiosità, li spingeva alla conoscenza della tematica studiata dall’altro. Carlo aveva programmato, e sognato un avvenire fantastico, avrebbe sposato Adelaide, il suo grande amore, gestito una buona parte de patrimonio di famiglia, avuto dei figli e una famiglia d’amare. Le cose non andarono come aveva previsto. Era intenzione di Carlo avvisare l’amico e fratello dell’amata delle sue intenzioni. Sceso dalla carrozza, stava attraversando il giardino, raccolto e pensieroso nel trovare le parole più adeguate per affrontare l’ argomento così personale e delicato, era stata un’idea di Adelaide, quella di parlare con il fratello prima di farlo con i genitori. Si soffermò, respirò profondamente, si fece coraggio e suonò il campanello. Aprì la porta un’inserviente, chiese di poter parlare con Guglielmo che purtroppo non era in casa, se ne stava andando, quando si sentì chiamare, era Adelaide, lo invitò ad entrare, lui le sorrise felice di vederla. Lo fece accomodare in un salotto poco lontano e si sedettero uno di fronte all’altro, la ragazza palesava un disagio evidente. Iniziò ricordando la loro amicizia infantile, trasformata in amicizia affettuosa, non in amore come loro credevano. Era accaduto un evento improvviso e inaspettato: si era innamorata di un ragazzo inglese ospite della famiglia. La prima volta che lo vide si sentì profondamente turbata, un suo sguardo la fece arrossire, parlando scoprirono affinità e gusti in comune. Il cuore la condusse verso il vero amore, sensazioni mai provate, con un bacio appassionato sigillarono il loro comune futuro. Augurò a Carlo un grande sincero amore, con garbo e sincero affetto lo congedò. Il povero ragazzo era fuori di se, non riusciva a capacitarsi di quanto gli era stato detto e si mise a correre all’impazzata. Uscito dal cancello, continuò a camminare sconvolto, senza meta, con l’animo in subbuglio e il cuore in gola. La prima panchina che incontrò vi sedette, distrutto, desolato, incredulo, con la testa tra le mani, con lacrime e singhiozzi chiuse la sua dolorosa esperienza, giurando che mai poi mai avrebbe creduto a parole e promesse di altre ragazze. Tornò all’istituto molto tardi, Fabrizio era già là, notò immediatamente lo stato d’animo e l’agitazione dell’amico, non gli chiese nulla e attese che fosse lui a parlare, non tardò, narrò i fatti, l’amarezza, lo sconcerto, l’incolmabile delusione, vanificati tutti i suoi sogni. Fabrizio ne condivise il dolore, e capì in quell’istante quanto il futuro di ognuno di noi fosse condizionato dai comportamenti o da eventi provocati da altri. Pensò a suo padre e capì, percepì per la prima volta lo sconvolgimento del suo animo e i relativi effetti subiti e fatti subire. Doveva fare qualsiasi cosa per consolare Carlo. Era giunto il momento di una gratificazione per i risultati ottenuti, furono autorizzati dai famigliari a trascorrere una vacanza, nel luogo a loro preferito. Fabrizio scelse Parigi, città festosa, moderna e priva di pregiudizi, dove l’aria che si respirava era diversa da ogni altro luogo, luci, artisti, cabaret, allegria, divertimento, e tanti altri componenti che la rendevano unica. Fu lo stordimento giusto per un animo affranto. Finito il soggiorno, tornarono a casa. Fabrizio fu convocato dal padre, si complimentò con lui, lo informò delle responsabilità che si doveva assumere, gli avrebbe mostrato parte della estesa proprietà, lo avrebbe aiutato a capirne la non facile gestione. Fabrizio non si era neanche posto il problema d’incontrare il padre, era la prima volta oggetto della sua attenzione, rimase senza parole. Fecero quello che era stato programmato, Leandro non era stato mai un gran parlatore, ma l’esplorazione conoscitiva fatta a cavallo, si svolse in armonia. Dopo poco, pensando di aver ritrovato l’affetto del genitore, egli lo lasciò per sempre, chiedendogli perdono nel letto di morte. Carlo saputa la notizia arrivò a Borgo, ora era lui che doveva consolare e aiutare l’amico fraterno. Fu così colpito dall’affabilità dei abitanti e la bellezza di quei luoghi, che pensò a trasferirsi nella vicina città dove avrebbe avuto anche l’opportunità di impiantare nuovi opifici, assecondando la volontà del padre.

4 recommended