Solo Parole

Le ragazze di Primavera - Capitolo 46 di Artemisia

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Puntuale Carlo, come aveva annunciato, arrivò al Borgo all’ora stabilita. Marianna e Fabrizio lo aspettavano all’ingresso della grande porta, videro la carrozza deviare e corsero verso di essa, il cocchiere tirò le redini e il mezzo si fermò, uno entrò da destra e l’altra dallo sportello sinistro, tutte e due con l’intento di abbracciarlo prima degli altri, l’abitacolo e il porta bagagli, pieno di pacchi, due bambole, una enorme per Anna una più piccola per Eleonora. La novità era che Carlo, a scanso d’equivoci, si era rasato i baffi, per Anna in passato erano stati un gioco molto divertente, un po’ meno per lo zio. Arrivati al palazzo, trovarono grandi e piccine in giardino. Anna lo riconobbe subito, insicura nel camminare, accompagnata dalla madre, si diresse verso lo zio, si fermò davanti a lui e si liberò del sostegno di Marianna, allungò le braccia grassottelle per farsi prendere in braccio. Raggiunto il suo intento, incominciò ad ispezionare il viso di Carlo, il suo gioco preferito era sparito, si rabbuiò e si scansò dallo zio, delusa voleva scendere, Carlo fu molto celere, doveva trovare immediatamente un espediente per neutralizzare la delusione. La prese sotto le ascelle la proiettò in alto e poi tante volte di seguito, il nuovo gioco piacque alla piccola, rideva, emetteva dalla gioia piccoli gridolini di piacere. Carlo la riconsegnò a Marianna per poter scaricare i doni e portarli in giardino, lei sempre dietro. Quando fu tutto pronto, una coperta a protezione, lei immersa di pacchi, il primo regalo fu la grande bambola, bionda con gli occhi verdi, con un cappellino, un vestito vaporoso e sandali ai piedi, la particolarità era che muoveva le gambe le braccia e gli occhi. Poi orsetti, pupazzetti, un girello, vestitini e cappellini di ogni foggia, un carillon per agevolare il sonno. Anna si divertiva un mondo a lacerare gli involucri dei pacchi, quando appariva il contenuto per lei era una conquista, emetteva un verso tra lo stupore e la meraviglia. Finito il gran lavoro, d’istinto si alzò da seduta con mille difficoltà e si aggrappò alla gonna della madre, si drizzò in piedi barcollando e si diresse verso lo zio, Carlo si chinò e la piccola lo baciò come se avesse capito l’artefice di tante cose belle tutte per lei, lo zio si intenerì al punto che si emozionò come un bambino.

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