Solo Menti

Agnese Tancredi

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Nata a Lecce il 5 marzo 1975, primogenita di cinque figli, cresce con i suoi fratelli inun paese della provincia di Matera, dove frequenterà le scuole dell’obbligo e poil’Istituto Magistrale, oggi detto “Pedagogico”. Subito dopo il diploma si iscrive alla Scuola Infermieri con sede all’ospedale di Policoro, e diplomata a pieni voti (60/60), inizia subito a lavorare, anche se questo la porta a trasferirsi a Milano. La voglia di essere indipendente e anche di aiutare economicamente sua madre la fa lavorare senza sosta, facendo molti straordinari. Ma è felice, quando torna a casa, per la quale paga un affitto di 700 mila lire, ha l’acqua calda e i termosifoni accesi quando fa freddo. Per tanta gente queste cose sono scontate, per lei no, da bambina poteva fare il bagno solo la domenica, perché bisognava risparmiare. Milano è una grande città e i milanesi le sono simpatici, ma non ci resterà per molto. Dopo poco più di un anno si trasferisce a Bologna, perché crede di aver incontrato l’uomo della sua vita, conosciuto attraverso un’amica comune. Segue una convivenza di cinque anni, ma quando lui le chiede di avere un bambino, lei capisce di non essere ancora pronta per diventare mamma e lo lascia. Ci sarà un altro amore nella vita di Agnese, ma questa volta è lui a non volere figli, succede! Intanto si dedica alla carriera, lavora prima in una clinica privata, in un reparto di cardiochirurgia, poi vince il concorso per gli ospedali di Bologna, e sceglierà di andare a lavorare in un ospedale fuori città, non le piace l’odore del cemento che emanano le strade e gli alti palazzi, preferisce piuttosto il verde della campagna. Mentre fa esperienza prima in corsia, poi in terapia intensiva e poi ancora in sala operatoria, decide di conseguire il Master di primo livello in “Coordinamento delle funzioni infermieristiche”, ma non farà mai la caposala, perché le capita qualcosa dimolto più interessante. Nel 2010 conosce colui che diventerà l’attuale compagno di vita, e con lui avrà Giulia, che nasce nel 2013. Da quel momento Agnese ha tutto, non chiede altro che veder crescere sua figlia e poterle dare tutte quelle cose che sono mancate a lei. È felice e serena, fino a marzo 2020, quando scoppia la “pandemia”, che sconvolge il mondo intero. Sono tutti confusi e spaventati, anche lei, che vorrebbe fuggire via, ma non saprebbe proprio dove andare, visto che il maledetto Covid-19 ha colpito il mondo intero. Allora resta, e deve vincere la paura per affrontare vis-a- vis il nemico che tutti temono. Ci riesce con una strategia che si rivelerà molto efficace, che consiste nel lasciare su pezzi di carta le emozioni che la attraversano. Le vuole raccontare per non dimenticarle, ma soprattutto per liberarsene, affinché si alleggerisca il fardello da portare ogni giorno sulle spalle, che altrimenti sarebbe stato troppo pesante. I mesi passano, ma la paura resta, ancora non si conosce la cura per sconfiggere la malattia, si va per tentativi e intanto si spera nel vaccino. E mentre Agnese vede morire di Sars-CoV2, sente polemiche di vario genere in televisione, che confondono e non aiutano ad adottare i giusti comportamenti per contenere il contagio. Questo la fa molto arrabbiare ed è per questo motivo che decide di rendere pubblico il suo diario. La gente deve sapere come si muore di questa nuova malattia e deve applicare le regole necessarie per ridurre il più possibile il numero dei malati, e deve anche sapere tutti gli sforzi che stanno facendo i sanitari coinvolti in prima linea per comprendere che è necessario collaborare, per non far crollare un sistema sanitario già in sofferenza. Nel suo racconto c’è tutto: la disperazione, la paura, la rabbia, la confusione, ma anche la forza e il coraggio che inaspettatamente emergono nelle situazioni più difficili quando la VITA ce le presenta. Agnese è stata contenta di aver raccontato la sua esperienza in prima linea, per non dimenticare che lei, i suoi colleghi e i suoi pazienti sono stati più forti di quanto pensassero, e con spirito di solidarietà hanno vinto la battaglia più importante della loro vita, quella per la sopravvivenza. Si augura di cuore che siano in molti a leggere il suo libro, soprattutto quelli che ancora pensano che sia stato un complotto o che si ostinano a non credere alla gravità della malattia, pertanto restano contrari ai vaccini perché diffidenti. Agnese si è vaccinata, come tutti i suoi colleghi, perché sa che non c’è altra strada per tornare a “vivere”, stanca ormai di “sopravvivere”!

SOLO TRE DOMANDE

  • Mi de­scri­vo con solo tre ag­get­ti­vi
    • Gentile.
    • Educata.
    • Ottimista.
  • Il solo even­to che mi ha cam­bia­to la vita
    • La nascita di mia figlia Giulia.

SOLO QUALCHE IMMAGINE

 

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