Solo Menti

Marco Ghizzoni

 

Nei primi giorni di un mite settembre del 1983, il già famoso cantautore Gino Paoli era a Cremona in compagnia della sua fiancée del momento, la mia futura zia Edvige (detta Edy), e della sorella maggiore Giuseppina (detta Giusi), incinta del sottoscritto. Alla domanda di rito sul termine della gravidanza, la mia genitrice rispose “fine settembre”, e fu a quel punto che Gino Paoli appoggiò la sua mano sul pancione e vaticinò: “Nascerà il mio stesso giorno”. Non si sbagliò: venni al mondo alle quattordici di venerdì 23 settembre, tuttavia non conobbi mai il moderno Tiresia ligure. Di lì a un paio di anni la liaison con mia zia, di molti anni più giovane, si interruppe e mi dovetti accontentare delle sue bellissime canzoni. La mia vera fortuna, però, fu un'altra: crebbi in una casa piena di libri, li ricordo ovunque, persino in bagno, e presto si sviluppò in me una passione smodata per le storie. Non appena imparato a leggere, alle elementari, il mio ruolo nelle recite fu sempre quello di narratore, e ho un ricordo ancora vivido del viaggio in macchina da casa a scuola e viceversa, interamente trascorso a leggere ad alta voce a mia madre qualsiasi parola riuscissi a intercettare, quasi fosse una necessità fisica mettere in ordine la realtà attraverso l'alfabeto. Roberto Piumini, Roald Dahl, R.L. Stein, Topolino, Paperino e Braccio di Ferro furono i compagni preferiti dell'infanzia, leggevo persino mentre mangiavo, ed era uno dei pochi, soprattutto alle medie, ad amare i temi che la professoressa ci assegnava settimanalmente. Fu questo amore per la lingua, le parole e i libri che mi spinse a scegliere di frequentare il Liceo linguistico “Daniele Manin” di Cremona, dove mi confrontai con le principali lingue e letterature occidentali e conobbi grandissimi scrittori e opere meravigliose. Non solo classici, ma anche moderni e contemporanei, e durante il terzo anno, senza preavviso, sentii l'impulso a scrivere. Approcci modesti quando non fallimentari, poesiole, raccontini, lettere d'amore alle povere fidanzate, ma fu solo durante il servizio civile obbligatorio in biblioteca tra il 2003 e il 2004, che mi imbattei nei libri del più grande scrittore vivente, Aldo Busi, e decisi che avrei scritto un romanzo. Ecco, tra il decidere di farlo e riuscirci per davvero ne passa, e dopo vani e dimenticabili tentativi, ebbi la fortuna di conoscere lo scrittore comasco Giovanni Cocco, il quale comprese prima di me la mia voce e educò la mia scrittura attraverso preziosissimi consigli. Nel 2014, sotto la sua supervisione, uscì per Guanda il mio romanzo d'esordio dal titolo Il cappello del maresciallo, seguito da I peccati della Bocciofila (2015) – entrambi usciti anche in edicola con «la Repubblica» e «L’Espresso», e in formato tascabile con TEA – e L’eredità del Fantini (2016), che compongono la trilogia di Boscobasso. Con TEA ho pubblicato anche il romanzo Gli accordi di Stradivari (2019), mentre nel 2020 è uscita la raccolta di racconti Il muro sottile con Oligo editore, giovane e dinamica casa editrice di Mantova, che ha recentemente inaugurato una collana di saggistica chiamata Piccola Biblioteca Oligo e mi ha coinvolto in un progetto assai interessante, quello di raccontare gli aspetti più insoliti e poco conosciuti della vita del mio illustre concittadino Antonio Stradivari. Ne è nato un breve pamphlet dal titolo “Violino – Luci e ombre di Stradivari”, in cui narro gli enigmi e i misteri che avvolgono la figura del più grande liutaio di tutti i tempi e la sua numerosissima famiglia. Sono anche un grande appassionato di basket e di baseball, suono la batteria e quando non scrivo lavoro nel settore commerciale di una multinazionale.

SOLO TRE DOMANDE

  • Mi de­scri­vo con solo tre ag­get­ti­vi
    • Razionale.
    • Testardo.
    • Solitario.
  • Il solo even­to che mi ha cam­bia­to la vita
    •  Mia figlia.

la foto della copertina è di Daniele Oneta

SOLO QUALCHE IMMAGINE