Solo Menti

Elisabetta Pamela Petrolati

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Elisabetta Pamela Petrolati è una poetessa marchigiana che vive e insegna a Roma, dove abita con le sue tre figlie. Le sue più grandi passioni sono sempre state la Poesia e l’Insegnamento, si dedica infatti ai suoi bambini con dedizione, utilizzando tutte le tecniche possibili per sviluppare in loro la curiosità, l’amore per la conoscenza, lo spirito critico, la creatività e il piacere per l’Arte e la Poesia. Un’altra delle sue passioni è anche quella della danza, infatti da tanti anni si diletta nel ballo del tango.

Laureata in Sociologia all’Università “La Sapienza” di Roma, ha conseguito un master in “Lifelong learning”, ottenuto una serie di specializzazioni, effettuato numerosi corsi di aggiornamento relativi all’insegnamento.

Elisabetta è anche Socia dell’ASI, Associazione Sociologi Italiani. Ha seguito molteplici percorsi di formazione sullo sviluppo della persona e del benessere psico-fisico, attuando pratiche di riequilibrio energetico e di armonia nelle relazioni di qualunque tipo, guidata da vari Maestri Spirituali che hanno cambiato il corso della sua esistenza, tanto che le piace affermare: “La spiritualità guida la mia vita e il mio scrivere”.

Ha pubblicato tre raccolte personali di poesie: “Come per immagini” Aletti editore, 2019, “Tracce di senso” Aletti editore, 2019, “Lo stato del mai”, Venaplus edizioni, 2020. Con la casa editrice “Pagine” ha pubblicato alcune poesie nella collana “Voci versate” e comunque molte sue poesie e sillogi sono state pubblicate in diverse antologie.

Finalista a Concorsi Nazionali e Internazionali, ha ottenuto vari premi in concorsi poetici (Menzioni di Merito, Eccellenza, Onore, Premi della Critica, Premi di Presidenti di Giuria) e riveste spesso l’incarico di Giurata in prestigiosi concorsi Letterari e di Poesia.

È stata insignita del Premio "Women for Culture and for Peace" dall'International Award 2023 indetto dal Ciesart e dal Circolo "Le Nove Muse" di Marina Pratici. Ha ricevuto il Premio Eccellenza alla Carriera "Susanna Colussi" nell'ambito del Premio Letterario Internazionale "Omaggio a Pasolini" 2024 ideato dal francese Patrice Avella.

Le sue poesie sono state tradotte in arabo e in romeno e sono state pubblicate sulle riviste romene “Onexiuni” e “Poesis” su traduzione del prof. Stefan Damian.

Attiva nello scenario poetico-letterario come partecipante e organizzatrice di reading e presentazioni di libri, è stata anche Referente del Lazio del Movimento “Rinascimento Poetico”. Collabora nella redazione della rivista “Agire Sociale News” (Direttore Editoriale Giuseppe Alessio, Direttore Responsabile Michela Petullà) appartenente all’Associazione “Pina Alessio” (che indice anche importanti Premi Letterari). Con l’associazione “Egitto Ora”, il cui Presidente prof. Ossama Fawzy e i soci componenti sono impegnati nel progetto interculturale per rafforzare i legami culturali e di pace tra Egitto e Italia, attualmente collabora con il professor Domenico Pisana nella redazione delle puntate della rubrica "Poesia e letteratura" sul canale YouTube dell'associazione. Da sempre a sostegno della Questione Palestinese, nel 2023 ha fatto parte di un viaggio in Terra di Palestina con una delegazione di scrittori, poeti, editori, giornalisti, attivisti in ambito culturale, di volontariato e carità, accompagnati dal poeta e scrittore palestinese dott. Odeh Amarneh, Consigliere Culturale dell’Ambasciata dello Stato della Palestina in Italia. A Ramallah tale delegazione è stata invitata e ospitata dall’OLP (Organizzazione Liberazione Palestina) e dall’Unione Generale degli Scrittori Palestinesi, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo culturale tra Palestina e Italia e conoscere da vicino la situazione palestinese al fine della reciproca conoscenza letteraria e per sensibilizzare il mondo della cultura internazionale alle problematiche socio politiche in cui la Palestina versa, compresa la difficoltosa e non libera espressione intellettuale e giornalistica a causa delle vessazioni e dell’ingiustizia dell’occupazione israeliana. In qualità di poetessa e insegnante, unitamente ai compagni di viaggio, ha avuto la possibilità di porre delle domande relative all’educazione e all’insegnamento al prof. Faisal Al Aranki, membro del Comitato Centrale dell’OLP e responsabile del Dipartimento degli Espatriati, e di ascoltare la sua disamina relativa alle problematiche storiche e attuali della situazione palestinese, nonché di venire a conoscenza di come la cultura sia mezzo e strumento (storicamente cosa nota) di manipolazione formativa delle nuove generazioni, addestrate all’odio razziale. In seguito a questo viaggio culturale in Palestina l’Unione Generale Scrittori Palestinesi le ha conferito il titolo di membro onorario. Tale esperienza ha rafforzato il suo impegno sulla situazione palestinese, tanto che è nato il suo ultimo libro, la nuova raccolta “Sull’orlo dell’amore”, appena pubblicata con la casa editrice ETS “Calamus, associazione culturale ed editoriale”, Roma, 2024, la cui Prefazione è stata redatta dal Segretario Generale degli Scrittori
Palestinesi Murad Al Sudan:

«L'amore è l'elisir della vita e la sua essenza più pura, la via della serenità e della purezza e l'arco più alto della bellezza. Nella sua raccolta “Sull’orlo dell'amore”, la poetessa Elisabetta ha fatto dell'amore il suo arco estetico, il suo ponte di bellezza, la sua metafora latente, così come il fuoco risiede nelle pietre. Poiché ne ha fatto un ponte da attraversare verso sponde di significati sublimi e ritmi fragorosi, così facendo, eleva le parole riferite all'amore a un settimo cielo di metafore, metafore e vaste immaginazioni».

La nostra Poetessa collabora con entusiasmo con l’Associazione italo-araba Assadakah, che si occupa dell’Informazione e della gestione dei rapporti culturali e politici tra il Medio Oriente e l’Italia (L’Italia nel mondo Arabo e il mondo Arabo in Italia), nata a Roma nel 1994, per iniziativa di Talal Khrais, giornalista di fama internazionale, per anni corrispondente di guerra.

Collabora alla realizzazione di eventi socio-culturali con Odeh Amarneh, Consigliere culturale dell'Ambasciata dello Stato della Palestina in Italia e con Bruno Scapini, diplomatico italiano di carriera, scrittore di romanzi, esperto di geopolitica.

Per tutte le molteplici attività svolte le vengono riconosciuti meriti nell’ambito della pace e della cultura nonché nell’impegno sociale nel settore educativo e culturale.

SOLO TRE DOMANDE

  • Mi de­scri­vo con solo tre ag­get­tivi­
    • Elegante.
    • Affidabile.
    • Riflessiva.
  • Il solo even­to che mi ha cam­bia­to la vita
    • Il recente viaggio in Palestina.

l'intervista di Patrizia Boi

La tua poesia è imperniata di Eros, di quella sensualità femminile che tende all’Unione cosmica con l’altro da sé. Come può sopravvivere il vero Eros in una Società che ha scambiato la sessualità con la pornografia?

Può sopravvivere cercando di elevare le proprie frequenze, imparando a non farsi coinvolgere in relazioni distruttive, impegnandosi in attività che arricchiscono il proprio mondo interiore e nutrendosi tutte le volte che è possibile della bellezza della Poesia, sia che la creiamo, sia che la sentiamo da altri, sia che organizziamo incontri tra anime illuminate. La sensualità del resto è una forma differente di sessualità perché è una modalità di esplicarsi dell’anima che si può estendere a tutte le azioni che si compiono nel quotidiano.

Come mai sei fortemente attratta dal mondo giapponese?

Perché il Giappone è la "terra del Sole nascente", mi piace che si trovi a Est, dove ha origine il Sole. Ammiro la cultura di questo popolo, la cura per i dettagli, l’armonia, l’arte, la bellezza e la sapienza delle donne giapponesi. L’eleganza di queste donne, il loro modo di vestirsi, la semplicità dei kimono e il rispetto che traspare dai loro movimenti in qualche modo mi affascinano. Anche la cosiddetta geisha che viene considerata una sorta di prostituta, in realtà è un’artista che possiede il talento di varie arti, come la musica, il canto e la danza. E tutti questi elementi si sposano bene con quello che è stata la figura del samurai, un guerriero, forte, coraggioso, leale servitore, ma con l’animo nobile del cavaliere medioevale. Mi fa pensare a quello che era per le antiche culture la cosiddetta coppia sacra che sempre aleggia nelle mie poesie.

Cosa ti appartiene del mondo orientale e cosa, invece, ti fa paura?

Mi appartiene l’arte della seduzione, fatta di conoscenza e di talento, ma mi fa paura il ruolo secondario in cui spesso viene relegata la donna artista, come nella nostra società, che nonostante il suo valore ha il compito di essere obbediente e accondiscendente. Naturalmente temo anche la mercificazione del corpo fisico attraverso rapporti di opportunismo piuttosto che di relazione consapevole volta all’integrazione tra maschile e femminile.

La coppia spirituale danza elevandosi nel cosmo col linguaggio dell’oltre, cosa pensi del “matrimonio sacro”?

Penso che sia l’unico matrimonio possibile, uno sposalizio spirituale in cui il maschile ed il femminile si sostengono equilibrandosi a vicenda, dove l’armonia della coppia fortifica la coppia stessa, solidificando la relazione e consentendo alla coppia di raggiungere i vertici dell’Estasi, un religioso connubio di opposti che si incastrano perfettamente.

Il tuo ultimo viaggio in Palestina ti ha fatto toccare da vicino la necessità di un Paese che è stato espropriato della sua terra, come ti rapporti con questa “necessaria ingiustizia”?

C’è un prima e un dopo questo viaggio: vedere con i propri occhi come vivono i palestinesi, i pericoli che corrono, la povertà e il bisogno della gente, l’incessante stato di allerta in cui sono costretti a muoversi, cambia la propria esistenza che non può restare inerte. Da quando sono tornata non faccio che denunciare i soprusi, la violenza, l’eccidio di bambini, il genocidio che sta distruggendo quella piccola striscia di due milioni di persone. E per me che insegno ai bambini e che sono costantemente impegnata a fornire strumenti per la loro crescita, sembra impossibile vedere creature martoriate, famiglie massacrate, un popolo annientato.
Certamente il pensiero vola subito a un’ovvia riflessione: come può un popolo, quello israeliano, che ha subito la Shoah, ideare e portare avanti un genocidio designando il popolo palestinese come occasione di ritorsione rispetto all’Olocausto, al quale è estraneo? Di questo, in effetti, si tratta: le prigioni israeliane sono dei veri e propri campi di concentramento. Non vi è famiglia palestinese che non sia stata colpita, in uno o più dei suoi componenti, da lutto o da incarcerazione con relativa tortura. Tra gli scrittori e leader culturali o politici, quasi tutti hanno alle spalle anni di carcere. Noi delegati italiani, nella settimana di permanenza in terra palestinese, abbiamo vissuto soltanto in minima parte ciò che i palestinesi vivono normalmente, e quello che per noi è stato pesante, di paura (scontri, sparatorie, agguati) e limitazione per i controlli e i posti di blocco continui ed estenuanti (abbiamo impiegato cinque ore di macchina per tornare da Betlemme a Ramallah, dove alloggiavamo), per un palestinese è la quotidianità. Quasi contestualmente al nostro arrivo si è verificata, in carcere, la morte a seguito di sciopero della fame, del leader palestinese Khader Adnan, a cui sono seguiti subitanei scontri, manifestazioni, lanci di missili: il nostro soggiorno è stato immediatamente caratterizzato da una situazione di recrudescenza delle azioni violente, alternanza e variazione repentina della quotidianità che tutti i palestinesi sono purtroppo costretti a vivere. Non abbiamo potuto visitare i luoghi sacri più noti per ragioni di sicurezza, abbiamo però ascoltato, visto, sperimentato di persona ciò che solo molto superficialmente arriva in Europa e nel resto del mondo.

Può la poesia elevare le nostre anime verso un mondo più sano e giusto e condurre chi ascolta all’equilibrio, all’armonia e quindi alla Pace?

Io penso che la Poesia abbia la stessa natura dell’Amore, sono due forze “trasformatrici”. Per la Poesia, come per l’Amore, è il singolo individuo che decide se lasciarla entrare, se farsi permeare o meno. Ciò non accade spesso, poiché questo implica il lasciarsi travolgere, trasmutare interiormente, modificando così anche le proprie azioni. Il vero Poeta non è soltanto un eccellente scrittore, incarna l’Armonia e l’Equilibrio dell’Amore, ma anche il senso della Giustizia e del Discernimento. Assume uno sguardo di Bellezza e Responsabilità sugli accadimenti personali e sociali. Come ho dichiarato anche in altre sedi, mi sento di distinguere tra chi è “abitato dalla Poesia” e chi non lo è. Chi è “abitato dalla Poesia” inevitabilmente si esprime in azioni costruttive di Pace.

Cosa hai in programma nel tuo prossimo futuro?

Sono sempre più convinta che la poesia e l’amore siano la sola risposta possibile alla guerra, alle atrocità, all’annientamento dei popoli. Dopo il viaggio in Palestina il dolore mi ha assorbito finché non è fuoriuscito attraverso la scrittura. Allora sono nate le mie poesie di tema sociale attinenti alla questione palestinese che sono contenute nella nuova raccolta “Sull’orlo dell’amore”, appena pubblicata con la casa editrice ETS “Calamus, associazione culturale ed editoriale”. In questo periodo storico buio sembrano scarseggiare poesia e bellezza, eppure anche solo la Prefazione a quest’opera fatta dal Segretario Generale degli Scrittori Palestinesi Murad Al Sudani riempie d’amore il cuore offeso da tanta malvagità.

«L'amore è l'elisir della vita e la sua essenza più pura, la via della serenità e della purezza e l'arco più alto della bellezza. Nella sua raccolta “Sull’orlo dell'amore”, la poetessa Elisabetta ha fatto dell'amore il suo arco estetico, il suo ponte di bellezza, la sua metafora latente, così come il fuoco risiede nelle pietre.
Poiché ne ha fatto un ponte da attraversare verso sponde di significati sublimi e ritmi fragorosi, così facendo, eleva le parole riferite all'amore a un settimo cielo di metafore, metafore e vaste immaginazioni». (Murad Al Sudani)

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