
Ogni mese scrivo un pensiero per TUTTOBALLO, questo di ottobre desidero condividerlo per un motivo esistenziale. Basta silenzio. Basta stare zitti. Basta indifferenza. È ora, forse troppo tardi, di alzare la voce. Di gridare. Di farci sentire.
Qualcuno ricorda le arance di Jaffa?
"Il commercio delle arance a Jaffa era il più importante, tra gli anni venti e trenta. Le arance palestinesi, la varietà shamouti in particolare, erano tra le più apprezzate e commercializzate al mondo. La coltura delle arance aveva fatto di Jaffa e del suo porto uno dei centri economici e culturali di punta dell’intera costa, ancor più di Beirut."
Le arance da tempo non ci sono più. Insieme alle case, alle coltivazioni, agli orti, ai campi, ai terreni, ogni cosa è stata tolta ai palestinesi da decenni.
Ogni cosa materiale ma soprattutto ogni diritto a esistere, ogni piccola e grande libertà di vivere.
Possono solo respirare l'odore delle bombe e della polvere da sparo.
Adesso addirittura niente acqua, niente cibo, nessuna medicina. Ospedali e abitazioni rasi al suolo.
Macerie e polvere ovunque.
Bambini uccisi, smembrati, mutilati, addirittura ridotti in fin di vita dalla mancanza di nutrimento.
I bambini non si toccano.
Anche un solo graffio sarebbe bastato per indignarsi. È successo molto di più. È una ferita aperta destinata a non rimarginarsi mai, neanche quando tutto questo orrore sarà finito.
Semmai finirà.
Non cito i responsabili. Perché col nostro silenzio siamo un po' tutti responsabili.
Mi ricordo le arance di Jaffa e spero che un giorno si possa tornare a coltivarle.
Allo stesso tempo immagino che i bambini risorgano a nuova vita e riprendano a sorridere, a giocare e, soprattutto, a non patire mai più fame e sete.
