
Emmanuele Jonathan Pilia, fondatore, direttore editoriale e mujahidun: Mente incendiaria dietro D Editore, Emmanuele getta benzina sulle pagine dei nostri libri, illuminando i sentieri oscuri dell’anarchia con una visione radicale che non conosce compromessi.
Emmanuele Jonathan Pilia è anche Direttore editoriale e cofondatore di Oblivion, la Fiera del libro, del fumetto e dell'irrazionale, che arriverà alla Città dell'Altra Economia di Roma a febbraio 2026.
L'INTERVISTA
Lei si fa portavoce di un nuovo, inedito e necessario approccio al mondo dell'editoria. Un approccio che non si basa sul profitto e sul consumo mordi e fuggi ma, diremmo noi, sulla sostanza e sull'accessibilità a tutti, sia a coloro che producono che ai loro destinatari, come è riuscito a realizzare quella che sembra un'utopia?
"Intanto grazie per le belle parole che ci dedica. D Editore nasce come progetto che non vuole creare progetti che durano tre mesi sullo scaffale, come purtroppo sembra indicare ormai un mercato editoriale sempre più involuto in meccanismi autofagi. Chiaramente, volerlo non basta: siamo un team di persona impegnati nella stessa missione - che è quella di divulgare la cultura libertaria e anarchica in Italia con diversi mezzi (saggistica, giochi, narrativa fantastica) - e quindi per poterlo fare abbiamo bisogno di un'attenta pianificazione, ma anche di una grande elasticità per cambiare in corsa i nostri progetti qualora serve! D Editore nasce con l'idea di portare in Italia temi, autrici e autori che hanno difficoltà a penetrare nel dibattito culturale in Italia, e lo facciamo appunto con un tono di voce che è anarchico e un po' punk: cerchiamo di non essere nervosi, di essere un po' provocatori - ma senza scadere nella provocazione fine a sé stessa - cerchiamo di evocare atmosfere come si farebbe con l'evocazione di uno spettro o di un demone. Più facile a dirsi che farsi, certo, ma una volta che ci si focalizza sui temi, e non sull'oggetto libro, le persone vogliono sapere di più del tema: vogliono sapere di più di ribellioni, di mondi fantastici, di uomini coraggiosi e donne ribelli che popolano i nostri libri. E quindi desiderano quei libri. In questa maniera, riusciamo a far girare i nostri libri, parlando pochissimo dei nostri libri!"
La Casa Editrice di cui è Direttore si chiama D. A quali autori si rivolge e che tipologia di opere predilige? E, se non si siamo troppo indiscreti, quali significati si celano dietro la quarta lettera dell'alfabeto?
"Come dicevo nella risposta precedente, D Editore è una casa editrice che predilige autori e autrici che siano disposte e disposte ad assaltare con noi il reale: se con saggi incendiari, storie di rivolte o giochi che inneggiano la rivoluzione importa molto poco. Riguardo la D... Be', è diventato una battuta rispondere le cose più disparate quando ce lo chiedono, ma in realtà deriva da "De Leyva", il vero cognome della famigerata "Monaca di Monza", una donna che ha avuto un arco di vita molto complesso e affascinante, lontano da quello raccontato da Manzoni. Piena di contraddizioni, certo, ma Marianna De Leyva - aka: suor Virginia - ha avuto una vita estremamente avventurosa, cucinando un menù di riflessioni che non esito ad aggettivare come proto-anarchiche."
La seconda edizione di Oblivion, la Fiera del libro, del fumetto e dell'irrazionale di cui lei è Direttore editoriale e cofondatore, arriverà alla Città dell'Altra Economia di Roma a febbraio 2026. Un evento che rappresenta un tassello fondamentale di questa nuova visione del mondo editoriale, può parlarci di come viene realizzata la fiera e in che modo vi state preparando?
"Assolutamente: il progetto Oblivion nasce proprio per dimostrare che un altro modello è possibile. L'idea di base è molto semplice: eliminare tutti gli orpelli che gravano come costi nelle fiere mainstream, e focalizzarsi su due unici punti di vista: quello di chi crea i contenuti che sono il cuore di ogni fiera e festival, e quello di chi i contenuti di quelle fiere li vuole abbracciare. In due parole: chi i libri li fa e chi i libri li legge. Date queste premesse, il punto è stato quello di valorizzare il ruolo delle case editrici e di lettrici e lettori che devono essere il cuore di ogni fiera. Questo avviene con accorgimenti minuti, come quello di rendere la fiera completamente gratuita per il pubblico o rendere trasparente il budget della fiera agli editori - che la fiera sostengono con le loro sottoscrizioni, oppure con dispositivi più complessi ma che per noi si sono rivelati nella prima edizione molto efficaci, come creare assieme agli editori il programma culturale, coinvolgendoli più che potevamo. Siamo poi passati attraverso il coinvolgimento della rete di librerie della città che ci ospita, ossia Roma (le librerie romane infatti sono parte della fiera, adottando le case editrici che non potranno essere presenti durante la fiera, oppure prima, dato che stiamo organizzando molti eventi all'interno delle librerie romane) e attraverso il coinvolgimento delle case editrici nei premi che promuoviamo (che infatti sono la giuria finale del Premio Oblivion).
Insomma, per noi le parole chiave di Oblivion non sono solo "horror, fantascienza, fantasy, weird", ma anche "coinvolgimento, orizzontalità, condivisione": questo è il nostro modo di fare politica, una modalità che si esplicita con i fatti, con le azioni, con la materia."
SOLO TRE DOMANDE
- Mi descrivo con solo tre aggettivi
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Caparbio.
- Riottoso.
- Anarchico.
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- Il solo evento che mi ha cambiato la vita
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Il giorno in cui ho acquistato il mio ufficio (mi sono sentito finalmente un bambino grande).
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- Solo un link socialmente utile






