Rapina Parioli - Massimo Di Stefano: La risposta della compagnia teatrale Fort Apache Cinema Teatro

"Da oltre vent’anni mi occupo di attività teatrali trattamentali dentro e fuori le carceri, costituzionalmente finalizzate a fornire ai partecipanti detenuti ed ex detenuti strumenti di elaborazione interiore, occasioni di risocializzazione e di formazione professionale.
Dal 2014, in particolare, ho concentrato i miei sforzi e quelli di decine di collaboratori che lavorano nella Compagnia Fort Apache, nel vasto e problematico territorio del “fuori”, un limbo nel quale le persone in dimissione, abbandonate da istituzioni che non riescono a creare legami con i territori di destinazione, ancora più faticosamente cercano di emanciparsi dai contesti criminali di provenienza, confrontandosi quotidianamente con la mancanza di opportunità professionali, la discriminazione sociale, lo strascico di problematiche legate alla tossicodipendenza, lo smarrimento.
Quanto accaduto a Massimo Di Stefano, che da più di due anni ha lasciato la Compagnia Fort Apache, non riuscendo a restare ancorato a questa esperienza e incorrendo nella recidiva, fa parte di un quadro ben più ampio nel quale si colloca un lavoro di trincea, una pratica di resistenza di grande responsabilità in contesti difficili che rendono ancora più preziosi i risultati positivi che da anni vengono conseguiti, di carattere contemporaneamente sociale e artistico.
È un grande dispiacere che il nostro impegno, insieme a quello di centinaia di operatrici e di operatori che in rete lavorano in Italia in queste frontiere dimenticate, sia stato svilito così banalmente e che il nome della Compagnia Fort Apache e degli attori che ne fanno parte, siano stati associati alla ricaduta e alla responsabilità personale di un singolo”.
Così Valentina Esposito, fondatrice della compagnia Fort Apache.
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