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«Il Torculare di Erofilo» di Vincenzo Mazzaferro per Mursia

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Può un robot sostituire l’intuito del medico? Il chirurgo Vincenzo Mazzaferro risponde con un romanzo: «Il Torculare di Erofilo - La realtà è solo una storia da 0 a 987». Un racconto che esplora i confini biologici e la dimensione più profonda della vita umana edito da Mursia.

«Solo se la ricerca e la cura delle malattie cresceranno nel solco umile e profondo del coraggio e del corretto agire del medico attento alle vicende umane potremo, tutti insieme, sperare di guarire

il libro

Il Torculare di Erofilo si muove su due piani temporali accomunati dall’obiettivo di conoscere meglio la vita e i suoi meccanismi. Da un lato il passato di una storia che parte da Alessandria d'Egitto, dove il medico greco Erofilo sfida i dogmi e le superstizioni del suo tempo scoprendo che il cervello – e non il cuore – è il vero motore del pensiero e del sistema nervoso. Dall'altro lato, ai giorni nostri, un’aula di tribunale, dove i protagonisti si scontrano con la legge e con una giudice dalla complessa umanità. Al centro del caso c'è la presunta colpa medica di un robot chirurgico che opera in totale autonomia.

La scelta di strutturare i capitoli seguendo i numeri di Fibonacci non è solo un esercizio di stile, ma una precisa chiave di lettura filosofica. Come la spirale aurea regola lo sviluppo armonioso e geometrico della natura, così l'autore dimostra come la conoscenza umana, la biologia e la tecnologia progrediscano per accumulazione e balzi in avanti, affrontando una complessità sempre maggiore.

Al centro della narrazione delle vite dei quattro protagonisti c’è l'acceso dibattito sulla digitalizzazione della sanità e sull'impatto dei robot capaci di decidere in campo medico. Mazzaferro solleva interrogativi cruciali e quanto mai attuali: può una macchina sostituire l'intuito clinico derivato dall'esperienza? Qual è il confine tra l'efficienza algoritmica e la sensibilità umana di fronte al dolore? Dove va la ricerca medica se l’intuito e la passione del condurla vengono sostituite da infinite masse di dati? La medicina deve occuparsi delle “cose ultime” o solo delle “penultime”? C’è spazio per una co-evoluzione pacifica del genere umano e delle macchine? Con molti richiami alla filosofia e alla storia della scienza, il romanzo ricorda al lettore che la biologia e la medicina sono intrinsecamente radicate nell'incertezza e nell’adattamento all’ambiente.  Il romanzo mette in guardia dai rischi ma allo stesso tempo lancia un messaggio di profonda speranza: celebra la bellezza intramontabile dello sforzo umano nel cercare la verità e nel prendersi contemporaneamente cura dell'altro.

le parole dell'autore

Dichiara l’Autore: Ho scritto questo libro con la stessa urgenza interiore e con gli stessi dubbi con cui un medico vive dopo molta ricerca l’istante in cui intuisce che la soluzione a un grave problema altrui dipende dalla sua intuizione e dalle sue azioni. Avrò avuto ragione nel pensare di alleviare così il peso di questa malattia? Uscirò col mio paziente dal buio del dolore e della non-conoscenza o solo mi caricherò di un errore da cui ricominciare? In un tempo in cui molte certezze vengono meno ho pensato fosse necessario provare a riflettere su ciò che la biologia della vita ha da insegnare alla tecnologia dell’esistenza. Questo libro ci chiama a un impegno urgente: quello di costruire un futuro in cui la tecnologia non dovrà essere subìta, ma sviluppata a difesa della libertà umana e delle buone idee.

l'autore

Vincenzo Mazzaferro (Novara, 1957) è medico chirurgo, ricercatore e professore all’Università degli Studi di Milano. Formatosi negli Stati Uniti, è tornato all’Istituto Nazionale dei Tumori, dove ha aperto per primo la strada della cura di alcuni tumori con il trapianto di fegato. L’attenzione alle implicazioni sociali della medicina, della ricerca e dell’etica del lavoro ha da sempre alimentato il suo impegno e la sua passione per le scienze della vita.

la copertina

 

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