Gli aggiustatori di ossa di Barbara Burattini

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Si è conclusa giovedì scorso, con una cena di ringraziamento, l’avventura di mia madre con i suoi fisioterapisti… Sei mesi fa, la mia mamma, si sottopose ad un intervento per una frattura dell’omero, dovuta ad una caduta. L’operazione andò bene, ma il “peggio” doveva ancora venire. L’ortopedico ci indirizzò nella scelta del centro specializzato per la riabilitazione. Nella nostra famiglia non ci era ancora mai capitato di avvalerci di una simile struttura, quindi, l’indicazione del dottore fu ben accetta. La prima volta che siamo arrivate presso lo studio, ci ha accolte un sorriso che ha immediatamente scaldato e rinfrancato il cuore e l’animo dolorante di mia madre. Piccola parentesi su mia madre: trattasi di meraviglioso soggetto, affettuoso e comunicativo, con una “lieve” difficoltà ad interagire con l’universo maschile, soprattutto per quanto attiene alla sfera intima del “toccare il corpo”… Ero quindi preoccupatissima che l’operazione “fisioterapia” sfociasse in un disastro, che Lei si irrigidisse, e che per difesa, decidesse di fuggire. Quel sorriso scacció in un lampo i miei dubbi. Gianluca, Alessandro, Riccardo, Simone e Paolo (l’ordine è dettato dalla tempistica dell’attività prodotta su mia madre!), compongono lo staff dello studio. In un mondo in cui la professionalità è scarsissima, in cui tutti si improvvisano autorevoli e preparati, questi cinque ragazzi rappresentano un’oasi di scupolosità, predisposizione e competenza. Li ho visti interagire con persone di tutte le età, certo la maggior parte adulte, con diverse soglie del dolore, diversi approcci alla fatica, sempre con lo stesso sorriso, la stessa empatia, lo stesso entusiasmo e coinvolgimento… Ma la pazienza che gli ho vista prodigata con Sara, una bimba tra gli otto – dieci anni, vittima di una doppia frattura del braccio, ha toccato le corde più profonde del mio animo. Riuscivano a farla ridere, nonostante tutto, a farla impegnare, senza distrazioni, a farla sentire a proprio agio in uno studio pieno di persone più grandi di Lei, che ai suoi occhi, magari, risultavano più “idonee” a quel tipo di terapia e annesso dolore… Se ci riesci con i bambini, ci riesci con il mondo intero. Grazie.

SOLO TRE PAROLE

  • Gratitudine
  • Stima
  • Affetto
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