Felice Panìco

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Felice Panìco, campano di Pomigliano d’Arco, classe 1981, vive tra Roma e Napoli, laureato in Saperi e Tecniche dello Spettacolo, è regista, autore ed attore di teatro. E’ formatore teatrale e regista per l’Ente Teatro Pubblico Campano. Ha vinto il premio Carlo Feltrinelli – Il razzismo è una brutta storia (sezione teatro) con lo spettacolo ‘Vai, Vivi e Diventa’ ed ha pubblicato con Caracò Editore il libro di racconti ‘Terzo Tempo – Quindici Storie di Sport’. Ha collaborato con Roberto Andò, Giancarlo Sepe, Giuseppe Bertolucci, Rocco Papaleo, Giampiero Solari, Alessandro Haber. Nel 2015 ha firmato la regia dello spettacolo ‘The Open Game’ prodotto dal Teatro Stabile di Napoli. È assistente personale del maestro Maurizio Scaparro.Lo abbiamo incontrato il 15 giugno 2018 nella splendida cornice della Sala Cavour, nota anche come Parlamentino, alla presentazione del suo ultimo libro ‘C’è mancato poco (le finaliste perdenti di coppa dei campioni)’, con prefazione di Giulio Scarpati ed edito da Fefè Editore. Un evento durante il quale lui e Aljosa Vella hanno letto alcuni brani, interpretando canzoni d’epoca con chitarra e canto, alla presenza di Leonardo De Sanctis (titolare di Fefè Editore) e Mario Pulimanti (Direttore Vicario della Biblioteca Storica Nazionale dell’Agricoltura). ‘C’è mancato poco’ è la storia di ventuno finalissime di Coppa dei Campioni dal 1956 al 2016, vista dalla parte delle squadre che la partita l’hanno persa e che quindi non hanno diritto al ricordo. Ma è anche il racconto personale e appassionato dell’attore e regista Felice Panico che segue la sua grande passione: il calcio. Il libro è una cavalcata appassionante attraverso le 21 finalissime viste dalla parte delle squadre che la finalissima hanno perso e non hanno avuto più la possibilità di vincere. Racconti di calcio, spesso di un calcio antico. Ma anche storie di uomini, sportivi combattenti e sconfitti, a volte ingiustamente, ricche di curiosità, dettagli, spigolature sconosciute. ‘C’è mancato poco’ è un coinvolgente mix di emozioni che ha come interpreti principali le finaliste perdenti della Coppa che fa sognare l’Europa (e che rimane quella che vince quasi sempre il Real Madrid). Ventuno finalissime raccontate con il cuore in gola fanno da cornice ai cambiamenti interni al mondo del calcio e non solo, perché come scrive l’autore «al pallone si chiede sempre di sobbarcarsi sulle sue righe di cuoio la retorica di una conciliazione che non potrà mai esserci. Perché il football resta una misera cosa: palpitante, felice e meravigliosa ma pur sempre una misera cosa che da sola non basta». Ecco così la nascita del torneo più famoso d’Europa, grazie alla fortunata idea di monsieur Gabriel Hanot, che diventa l’occasione per ripercorrere le nascenti rivalità tra il Real Madrid e le prime finaliste perdenti: le sfortunate partite in cui la graziosa anfora d’argento prendeva sempre la via del Santiago Bernabeu. Ecco quindi l’Olanda di Rinus Michels, specchio di una nazione «che gioca come vive e vive come gioca», o il Panathinaikos della Grecia del regime dei colonnelli, i cui giocatori sono i figli di un piccolo paese ottuso, violentato e spaventato, o il ricordo di singoli campioni come Agostino Di Bartolomei nella finale di Roma del 1984. A tutto questo si raccordano le vicende dell’autore, tifoso precoce e sportivo dichiarato.

Ecco le risposte di Felice Panìco alle nostre tre domande:

  • Come descriveresti te stesso utilizzando solo qualche aggettivo?
    • Generoso, brillante, solare.
  • Qual è l’evento che ti ha cambiato la vita?
    • La vittoria dell’Italia ai Mondiali del 2006.
  • Puoi segnalarci uno o più link socialmente utili?

PER SAPERNE DI PIÙ SU Felice Panìco

https://www.facebook.com/Felice-Panico-Regista-Autore-Attore-475355419228538/

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