L’albero dei frutti selvatici

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‘L’albero dei frutti selvatici’ è un lunghissimo film (188 minuti!), capace di evocare i colori di un paesaggio o l’odore della terra; in cui si racconta, quasi con un ritmo quotidiano, in un grande mosaico di soggetti, la storia di un giovane turco che prova ad assumersi il rischio di uscire dal suo guscio (appunto la terra dell’albero dai frutti selvatici), per mescolarsi agli altri, per provare a realizzare il suo sogno. Appassionato di letteratura, Sinan (Demirkol), ha sempre desiderato diventare scrittore, uno scrittore che si rifiuta di giudicare i propri personaggi, come i suoi idoli prima di lui, Cechov, Dostoevskij e Tennessee Williams, cercando di capire la natura delle proprie creature, anche se sono degli assassini. Sinan al ritorno al villaggio natale, dopo essersi laureato, si impegnerà, con tutte le forze, a raccogliere il denaro di cui ha bisogno per essere pubblicato, ma i debiti del padre gli renderanno il progetto quasi irrealizzabile. “Ogni cosa che nasconde un padre riappare un giorno nel figlio”, questo antico adagio turco ha ispirato il regista, Nuri Bilge Ceylan, nel racconto, attraverso una serie di esperienze dolorose, dell’ineluttabile scivolamento del destino di un figlio verso una sorte analoga a quella di suo padre. Che lo vogliamo o meno, non possiamo fare a meno di ereditare alcune caratteristiche dei nostri padri, come un certo numero delle loro debolezze, delle loro abitudini, delle loro manie e di una moltitudine di altri tratti. Ma Sinan sente di essere contrassegnato da una diversità, essenziale per lui, che lo guiderà attraverso la capacità di dare una forma creativa alle contraddizioni e all’impossibilità di risolverle.

SOLO TRE AGGETTIVI

  • Rurale
  • Evolutivo
  • Onirico

SOLO IL TRAILER

solo qualche immagine

 

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