Solo Menti

Marcello Vecchio

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Mi chiamo Marcello Vecchio, ho 66 anni e sono laureato in scienze agrarie ed ambientali. Ex docente di istituti agrari, dipendente della Regione Piemonte come tecnico agro-ambientale. Attività che ho perso a seguito del licenziamento dopo l'arresto per aver coltivato la canapa.

Nel settembre del 2019 sono stato “colto sul fatto”, mi hanno contestato la canapa sativa ed indica che coltivavo in modo trasparente come le pareti della mia serra. Ritengo sia un diritto poter coltivare ogni tipo di pianta.

Cosa fa più male alla salute: il tabacco o la cannabis? L'alcol o la cannabis? A nessuno viene in mente di condannare tabacchicoltori o viticoltori, mentre la cannabis è alla stregua di un pericolosissimo crimine, nonostante possa essere prescritta dai medici e distribuita dalle farmacie.

In un pomeriggio di settembre del 2019 i carabinieri sono venuti con un grande spiegamento di forze, entrati nel mio orto mi hanno contestato la presenza di piante di canapa (40 in piedi, altre in asciugatura), dopo una procedura lunghissima e penosa di impronte, foto e verbali, che è durata tutto il pomeriggio, sera e notte mi hanno portato nel carcere della mia città.

Nell'Ordinanza di convalida dell'arresto mi hanno contestato: “la considerevole quantità di stupefacente sequestrato ed anche se incensurato, stabilmente inserito in un circuito delinquenziale finalizzato alla cessione della marijuana coltivata, circostanza che rende concreto, attuale il pericolo che possa commettere, in futuro, ulteriori delitti della stessa specie”. Per questi gentiluomini io sarei “abitualmente inserito in un circuito delinquenziale”. Quali strumenti di indagine e quali accertamenti si sono impiegati per considerarmi “abitualmente un criminale”?

Oltre al carcere, i domiciliari, ho perso anche il lavoro.

L'esperienza del carcere è stata una grande sofferenza, ma la forza di volontà, ma soprattutto scrivere il libro ha agito da terapia. Denuncio le condizioni di arretratezza del nostro paese sulla detenzione e rimarco la necessità di una svolta nella legislazione sulla cannabis.

Io, come moltissimi altri, sono dalla parte giusta e mi batto per la legalità e l'uso consapevole della cannabis. Avviene già in molti paesi del mondo ed è il modo migliore per tagliare l'erba sotto i piedi della criminalità e lasciare così un pace la nostra erba e chi la coltiva.

E' la proibizione, con gli stereotipi che ne fanno da contorno, ad amplificare, anziché ridurrei rischi del consumo di droghe. Nonostante il primo rapporto medico sulla cannabis pubblicato nel 1894 dalla Commissione governativa Anglo-Indiana sostenesse in ben 3281 pagine la non pericolosità del suo uso, e, le successive ricerche medico-scientifiche che non hanno modificato quel primo giudizio, in Italia stiamo ancora aspettando, ma cosa aspettiamo?

La pianta di canapa è un invito alla resistenza. Quante volte è stata svilita, messa fuori legge e bistrattata come non è mai successo a nessun altro vegetale nella storia dell'umanità, eppure continua a crescere, svilupparsi, essere raccolta e utilizzata sfidando paura e stupidità di tanti uomini di potere. Ogni primavera, c'è chi pone il suo seme nella terra affinché possa rinnovarsi, e poi nelle mie zone, si semina il 25 aprile.

SOLO TRE DOMANDE

  • Mi de­scri­vo con solo tre ag­get­ti­vi
    • Mite.
    • Ingenuo.
    • Eco-groucho-marxista.

  • Il solo even­to che mi ha cam­bia­to la vita
    • Perdermi negli occhi del mio amore.

SOLO QUALCHE IMMAGINE

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