Solo Parole

l'esplorazione Capitolo 3 di Rita Concetta Reali

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Dopo poco l’avvento del Carnevale, mai come quest’ultimo anno le persone erano predisposte a divertirsi e condividere il piacere e l’allegria con gli altri. Le figlie di Fabrizio e Marianna, ricevettero, con grande sorpresa un ragguardevole numero d’inviti a balli di società con o senza maschera. Le giovani si sentivano lusingate e compiaciute, le feste natalizie fecero scoprire loro il piacere del ballo di coppia. I genitori esaminarono e scelsero con oculatezza la festa e la famiglia che le avrebbero ospitate. Era per le ragazze la prima uscita dalle mura domestiche. Marianna e il marito non ebbero dubbi. Una figlia di Gigliola decise con la madre e l’altra sorella di aprire la propria residenza alle figlie dei loro amici fraterni, più tutti gli altri ragazzi di Borgo ed organizzare una gran festa esclusivamente per i giovani. Arrivò il giorno del veglione, un gran fermento in tutte le camere da letto, bagni e spogliatoi. Le ragazze più grandi trovarono negli armadi, bauli, cassoni del solaio vecchi vestiti confezionati in tempi remoti sia per loro che per ragazzi di Borgo. Furono giorni febbrili, le sarte provvidero a riadattarli. I giovani si divertirono un mondo, vedersi trasformati in valletti, giullari, in nobili uomini, le ragazze, in dame settecentesche, imperiali. Questi ultimi abiti, relativamente vecchi, dimostravano la loro magnificenza, sicuramente i più affascinanti e pratici tra tutti gli altri vestiti. Ognuno di loro fece la propria scelta in base al gusto personale e l’immagine inconsueta e divertente del risultato. Arrivò il giorno stabilito, I ragazzi e le ragazze di Borgo lasciarono il piccolo feudo con tutti i mezzi di trasporto possibili, fu utilizzato anche il legnetto. I ragazzi seduti, con le gambe penzoloni, fuori dal piccolo carretto, pur di partecipare ad una festa dedicata solo a loro. L’entusiasmo era al massimo, risa, scherni, chiacchiericcio tra gruppetti di giovani poi l’esplosione di ilarità irrefrenabile. Partiti i giovani entusiasti, felici e chiassosi, Borgo sembrò piombare in una calma e in una sorta di silenzio irreale. Nel grande salone, rilassati sui comodi divani rimasero Fabrizio, Marianna, Carlo e Anna, quest’ultima costretta a rinunciare a malincuore alla festa, a causa dell’evidente prossima maternità, Eleonora e Francesco per il piacere di stare in compagnia della sorella e futura cognata. Le due giovani iniziarono a parlare dei fatti e argomenti prettamente femminili e personali. Francesco capì che era di troppo e si avvicinò al gruppo di Fabrizio. Un momento di relax inaspettato, inconsueto e prezioso che gli adulti stavano assaporando con pieno godimento. Trascorsero così un lasso di tempo avvolti dal silenzio quasi totale. All’improvviso Marianna, rivolta ai tre uomini, annunciò: “scusate, ma stare così ferma non è mia abitudine, ho pensato di andare in biblioteca e consultare il grande libro della storia di Borgo. Da quando l’abbiamo trovato, a causa di eventi urgenti o impegnativi, non abbiamo avuto mai la possibilità di consultarlo. E’ ora che noi tre iniziamo a conoscere e a leggerlo e finalmente svelarne gli ultimi misteri a noi sconosciuti. Fabrizio emise un accorato. “Oh no! E’ finita la pace!” a ruota aggiunse Carlo: “Magnifica idea! Ti seguo!”. Francesco non riusciva a capire. Cercò di porre delle domande, ma gli fu risposto: “Vieni con noi e ti divertirai!”. Il ragazzo, non avendo alternative, si unì ai due con immenso piacere e curiosità. Fabrizio continuò: “Avviatevi, fra poco verrò anch’io” e rimase disteso in poltrona. Come una freccia Marianna si diresse in biblioteca. L’ambiente ampio custodiva una magnifica raccolta di libri antichi e moderni, i muri rivestiti da scaffalature in legno pregiato, interrotte a distanza regolare da due colonnine sempre in legno, sormontate in cima da archetti e cornici aggettanti ne completavano l’eccellente esecuzione di ebanisteria. Marianna prese, aiutata da Carlo, la scala adattabile all’altezza dello scaffale che voleva raggiungere, essa era dotata di una pedana regolabile e una piccola balaustra a protezione. Carlo posizionò la scala esattamente dove Marianna si ricordava di aver riposto il grande libro, l’amica salì fino al ripiano che doveva contenerlo, non lo trovò; pensò che a seguito del terremoto fosse caduto dietro gli altri libri. La ricercatrice, cercò di spostare alcuni volumi, continuò con le mani il sondaggio, improvvisamente scorse tra di essi una cosa che non riusciva a decifrare, si allungò al massimo, la raggiunsencercando di prenderla: l’ agguantò con forza, seguì un rumore assordante di ferraglie, misto a scricchiolii di ogni genere. Le colonnine della parete magicamente si separarono una dall’altra, Marianna inconsapevolmente fu trascinata dall’inaspettato fantastico movimento di una parete mobile, la scala cadde a terra distruggendosi, Carlo e Francesco erano ammutoliti dal gran rumore. Accorse anche Fabrizio, vide Marianna in cima alla porta mobile che si reggeva a malapena, abbarbicata allo strano oggetto, le urlò: “Reggiti, resisti ..!” Prontamente i tre uomini cercarono di spostare il grande fratino e posizionarlo sotto Marianna. Il tavolo era inamovibile data la sua pesantezza. Dovevano trovare immediatamente un’alternativa. Carlo il più forte e atletico comandò a Fabrizio di salire sul tavolo e poi sulle sue spalle. Lui l’avrebbe sorretto per raggiungere Marianna e salvarla. Francesco, a supporto per ricevere, una volta liberata dal marito, Marianna e metterla a terra. Marianna era al limite della resistenza, Fabrizio riuscì ad agguantarle le gambe, lei lasciò il suo unico sostegno e scivolò sul corpo dell’amato, che la trasferì verso le braccia tese di Francesco. L’impatto tra i due non fu dei migliori. Il ragazzo barcollò un attimo e cadde, Marianna sopra il futuro genero, lo salvò dall’imbarazzo la caduta provvidenziale di Fabrizio sopra di loro. Francesco si riprese all’istante, la tensione e la paura lo avevano paralizzato, in quel preciso momento cercò una soluzione per uscire da quel caos, solo Carlo si distese volontariamente sul nudo pavimento per riprendersi dal grande sforzo. Nel frattempo la porta continuava lentamente il suo percorso, girò verso l’interno del muro, mostrando l’ingresso segreto dei misteriosi sotterranei. Il gruppetto dopo un attimo si rialzò da terra: erano di nuovo in piedi incolumi e frastornati. L’apertura mostrò con quel poco di luce che era in grado d’ illuminare, una grande scala di pietra, nuda senza nessuna protezione, il buio ne nascondeva la lunghezza e la provenienza. Marianna emise un grido di gioia: “Eccolo è proprio il nostro libro, è insieme ad altri ma l’ho riconosciuto!” il volume giaceva, aperto, sopra uno dei primi scalini, d’istinto si diresse verso l’apertura mobile per prenderlo, Il marito l’afferrò per un braccio dicendole: “Amore mio per oggi, basta! abbiamo avuto una indimenticabile sorpresa e grazie a te e Carlo, una scoperta eccezionale, fino qui è andata bene poteva, la nostra curiosità poteva trasformarsi in tragedia, domani con le dovute cautele verificheremo il da farsi”. Subentrò Carlo: “la cosa urgente è chiamare un fabbro e un falegname per richiudere la porta, non sappiamo il sotterraneo da che tipo di insetti e animali sia abitato, potremmo essere invasi da topi, scorpioni o altro”. Fabrizio e Francesco si attivarono all’istante. Peppe cercò immediatamente gli altri due, il figlio del guardiano portò la scala più lunga in loro dotazione. La soluzione fu più semplice di quanto si potesse immaginare. Per primo salì il falegname, parlottò con il fabbro e il guardiano, ognuno di loro espresse il proprio parere. Fabrizio, Marianna, Carlo e Francesco erano in attesa di conoscere quali decisioni bisognava adottare nell’immediato. I quattro dipendenti all’unanimità decisero di salire nel ripiano dove Marianna aveva involontariamente azionato il misterioso arnese. Salì il figlio di Peppe, il più alto, giovane e forzuto, individuò la leva di ferro, era rimasta nella posizione in cui l’aveva lasciata Marianna, a tre quarti del percorso. Il ragazzo, la girò di nuovo verso l’alto, dopo un attimo la porta piano piano invertì la rotta si richiuse e tutto tornò ad essere come prima, seguì un applauso scrosciante, abbracci baci e le immancabili reazioni di Marianna che si mise, dalla gioia, a saltare come un grillo. Scoprirono che l’ingranaggio apriva e chiudeva l’accesso a secondo della pressione e della posizione della leva.

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