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Nonna Marciana di Emilio Diedo per Gruppo Albatros Il Filo

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Il Gruppo Albatros Il Filo presenta il libro "Nonna Marciana" di Emilio Diedo.

il libro

Sono i ricordi il veicolo che permette ad Emilio di riassumere e ripercorrere la sua vita dall’infanzia all’adolescenza con alcuni accenni al presente. Non è un semplice rievocare, è un rivivere e quasi essere spettatori di taluni eventi tanto è evocativa la sua scrittura. Una scrittura che, specie nella parte conclusiva, emoziona e commuove.
Il nucleo centrale della storia è l’amore intimo e profondo tra il nipote e nonna Milia, un legame indissolubile in vita, una perdita atroce nella separazione. Una donna dal carattere temprato, rigido, abituata al duro lavoro dei campi e ad affrontare avversità, lutti e sofferenze, ma comunque amorevole, dolce, affettuosa più nelle azioni che nelle parole o nei gesti.
“Il destino volle, a tal punto, che io e la nonna divenissimo un corpo e un’anima sola. Dire che nonna Milia fosse una seconda madre è insincero. Per me è stata un’altra madre, a parità di quella vera. Adesso, poi, che di due non me n’è rimasta nemmeno una, mi è più agevole sentirle come un’inscindibile unità.”
Un tuffo nel passato, emozionante memoriale descritto con abile minuzia di particolari.

l'autore

Emilio Diedo, veneziano, ferrarese d’adozione, dottore in legge, è poeta, narratore e critico letterario. Vincitore assoluto per la letteratura tra le varie sezioni artistiche in concorso alla Biennale d’Arte Contemporanea “Città di Roma-Jubilæum 2000”. Nel 2007, al Premio di Poesia indetto da Club3 (gruppo editoriale San Paolo) è stato selezionato tra “i magnifici dieci” poi pubblicati nella stessa Rivista. Tra le sue pubblicazioni di poesia: Mea culpa, 1995; Fotoni, 1997; Le ebbrezze di Chronos, 1999; Sbarchi d’arche, 2001; La Fiamma sulla Croce, 2002; Agli angeli, 2007; Serie (di) Ko(s) miche, e-book 2013; Reale apparente. Giochi d’esistenza, libro-manifesto per una nuova metrica, 2013. Per la narrativa ha pubblicato: il racconto Farfalle d’autunno, 1996; il romanzo Lettera dal paradiso, 1997; la raccolta di racconti Stelle di terra, 2009; il romanzo Diario di chi?, 2017; la prosa teatrale Madama Etrom, 2006. È stato ideatore e organizzatore del premio letterario internazionale “San Maurelio”, al quale sono state assegnate varie medaglie dalle più alte cariche dello Stato.

l'abstract

Le vicende dei principali protagonisti, nonna Milia e l’autobiografico nipotino Bepino, riguardano accadimenti effettivi ma in esse s’annodano barlumi di fantasia a tutto vantaggi dell’affabulazione. Le pagine si fanno intense di folclore nella parlata, nei costumi e in altre iconiche impronte dagli esiti coloriti felicemente ridanciani e intensamente umani. Interessanti risvolti sono incentrati sugli affetti che, talora rasentando il patetico, offrono prospettive esperienziali, introspettive e pedagogiche. Nel particolare emerge il paradosso d’una ‘educativa ignoranza’ in grado d’assurgere, nonostante l’insito limite del sapere contaminato di superstizione, a scuola di vita, emblema d’una elementare e alternativa sapienza campagnola. Se di fatto è una conoscenza delle cose, la più terra terra, a costituire il bagaglio culturale di nonna Milia, interprete chiave della trama, tuttavia, malgrado il suo status d’analfabeta, ella è vocata a un esemplare, edificante insegnamento di vita. Insegnamento, il suo, radicato in una sofferta, precoce vedovanza, originato prim’ancora da un basilare apprendimento terragno che ne fa un modello di saggezza applicato alla vitale, primaria contingenza del quotidiano sostentamento. Nonna Milia in sé incarna a pieno titolo quella declamata saggezza popolare che del suo periodo storico, inquadrabile nell’immediata uscita dal secondo conflitto mondiale, la rende vittima e portavoce d’una generazione intristita dai nefasti esiti di un’immane guerra. Generazione stoica, assuefatta alla disperazione, al lutto, al dolore, agli espedienti insiti in una grama sopravvivenza e, ciononostante, capace di crearsi una nicchia di continuità: obiettivo di scarto rigenerante necessità che sa farsi virtù tendendo a valorizzare il domani a motivo di lotta del singolo per una concreta crescita umana. S’inserisce il contesto d’una sorta di analitiche scritturali diapositive su Venezia a ribadirne la riconosciuta bellezza tra storia e quotidianità. La città lagunare s’avvolge nelle glorie della sua ‘serenissima’ epoca, rievocante, d’altra parte, certe losche vicende medievali. Ne è decantata storia e impronta del grandioso patrono, San Marco, ispiratore di fede della protagonista nonna Milia, detta appunto Marciana. Fin dall’incipit s’avverte la presenza della sua protettiva mano. Le sue spoglie riaffiorano dalle remote ceneri che ne hanno segnato l’organico, fisico decadimento, rediviva fenice. Insieme al Santo evangelista viene eretto il seggio d’un altro illustre, famoso Marco, colui che appartenne alla famiglia d’indefessi viaggiatori quali furono i Polo. Cosicché quel mercante veneziano, che fu ambasciatore del Gran Can nel mitico regno del Catai, contestato autore del celeberrimo libro Il Milione, trova anch’egli, nell’invenzione d’un immaginario quaderno, riscossa alla tradita dignità di scrittore, recuperando quella che ai posteri appare presunta paternità, inficiata dalla messa in discussione dall’ingombrante ombra di Rustichello da Pisa. Infine, nella metafora della formale mezz’asta del gonfalone dei dogi, che, signori di Venezia, la governarono, oltre a descrivere il trapasso della protagonista Milia, rivive il declino d’una grandiosa, inossidabile epoca marinara.

l'intervista all'autore

https://gruppoalbatros.blog/2023/10/06/gruppo-albatros-il-filo-presenta-nonna-marciana-emilio-diedo/

la recensione di Monica Florio

Protagonisti di questo coinvolgente memoriale sono una nonna e un nipote, uniti da un’infanzia trascorsa insieme a Prozzolo, un paesino del Veneto.

Nonna Milia - abbreviazione di Emilia - è stata per il piccolo Bepino quasi una seconda madre, capace di prendersi cura di lui nonostante le difficoltà economiche e la mancanza di tempo. La coltivazione del mais, attività di per sé impegnativa, lo era ancora di più per lei che era rimasta vedova all’età di trentatré anni.

Con il suo carattere burbero e deciso, questa “nonna marciana”, così detta perché devota al culto di San Marco, incarna una realtà contadina ormai anacronistica, impegnata nella quotidiana lotta per la sopravvivenza e schiava delle necessità.

Fedele al motto “volere è potere”, l’energica nonnina, vestita di scuro per il lutto e con la sporta di cuoio sempre a portata di mano, tiene testa al vivace protagonista, diventando ai suoi occhi un modello di abnegazione e generosità tanto che il distacco finale tra i due sarà per il ventenne Bepino estremamente doloroso.

La consapevolezza che un periodo cruciale della propria esistenza quale l’infanzia è ormai trascorso conferisce una nota nostalgica al romanzo, sebbene non manchino nella narrazione, inframezzata da inserti dialettali, aneddoti divertenti e originali.

Memorabili sono le pagine che riportano l’increscioso incidente capitato a Guido, il marito di zia Olinda, dal lobo dell’orecchio incompleto perché forato dal bigliettaio che lo aveva trovato sprovvisto del biglietto, oppure l’incontro con Ugo “Nasomagnà”, ex militante fascista dal volto devastato.

Particolarmente riuscita è poi la parentesi veneziana con l’episodio, inventato ma verosimile, di un misterioso quaderno rubato da Bepino a una mostra su Marco Polo. L’irruzione nel racconto della Storia dà colore alla vicenda del piccolo Bepino e della nonna in visita a Venezia.“Osservavo, stupito quel singolare, flemmatico modo di remare, con un solo remo, dritti in piedi” commenterà il ragazzino che, salito su un vaporetto, vede per la prima volta un gondoliere.

Poeta e narratore, Diedo rievoca le esperienze vissute da bambino evitando di prendersi troppo sul serio e ammette con franchezza di essere stato una piccola peste perché non è nell’indole di tutti comportarsi bene e, come scrive nel suo libro, “è un’impresa diventare santi ed è impossibile nascere angeli”.

la recensione di Luciano Nanni

Narrativa. Un poeta, del quale ora ci sfugge il nome, ha scritto che “c’è un fiume che trascina tutte le infanzie degli uomini” — questo per dire che le infanzie di qualsiasi natura posseggono punti di contatto, ma anche divergenze, sino alla diversità totale, e in ogni modo unite nel gran fiume del tempo e della memoria.

Ciò teniamo a mente nell’affrontare il presente libro. Ci sono figure emblematiche che spiccano per le loro caratteristiche, tanto da costituire un esempio e un punto fisso anche per l’adulto, il quale rievoca e trasferisce i ricordi sulla pagina. E' il caso di nonna Milia (Emilia), che col trascorrere degli anni anziché sbiadire sembra acquistare maggior rilievo. Il libro inizia con un sogno: ci sarà poi un altro sogno, che risulta tra i momenti più interessanti della narrazione. C’è chi dice essere la vita sogno, allora siamo indotti a pensare che la realtà sia il sogno di un sogno. Quale consistenza le diamo? Una volta scomparsa non potremo distinguerla.

La prosa di Diedo è di una precisione notevole, pone davanti al lettore squarci personali d’infanzia e adolescenza. E' necessario quindi adeguarsi ed entrare negli eventi narrati, soltanto così sarà possibile percepirne tutta l’intrinseca bellezza. I nonni hanno sempre rappresentato per i bambini un tempo mitico: essi portano conoscenze che vanno oltre il passato immediato, è a quel passato remoto che a noi non è concesso accedere, ecco quindi che riceviamo memorie da più antiche memorie, sviluppando anche nel subcosciente dei ricordi che vorremmo definire mitici, ben più del mito usuale, poiché appartengono per interposta persona al nostro vissuto.

Qualcuno ricorderà un nonno che raccontava favole, ma oggi gran parte di quel mondo è scomparso, e alle favole non ci si crede più. Forse c’era più sentimento e meno tecnica: pochi nella odierna società piangono sommessamente, e anche il dolore diventa spettacolo. E' già un pregio che il libro ci offre: riacquistare la nostra dimensione umana. Ma nel contempo era una scuola di vita, non smancerie, ma insegnamenti. Che dire di una attualità dominata dall’ipocrisia? Siamo convinti che non pochi lettori, ancor più se avanti con gli anni, ritroveranno quei comportamenti genuini che si instauravano tra le persone. Uno dei punti chiave del libro è, come abbiamo detto poc’anzi, un altro sogno che ha come soggetto un libro o quaderno: in simile dimensione la scrittura assume sfumature con risvolti persino ‘inquietanti’, ed è qui che si vede la capacità del narratore di suscitare l’attenzione di chi legge, in caso contrario sarebbe un libretto di memorie e nient’altro.

Ci sono passi in cui si deve procedere per ipotesi, e forse resteranno sempre incogniti. Un esempio: lo zio non si giustifica per non aver aver mantenuto la promessa di una gita al mare. Un aspetto che potrebbe venir trascurato è il senso di una pietas che non di rado informa questi ricordi. Ne abbiamo diversi esempi. “Ammazzavano le povere bestie con una pistola puntata sulla testa che sparava un grosso chiodo. Mi veniva da piangere.” — non assomiglia anche alle esecuzioni sommarie di esseri umani? E per quanto riguarda un essere umano: “Ma, proprio in conseguenza di quella bocca obliqua faceva pena, poverino.”

E infine: “[...] mi fece piacere che l’animale, a qualsiasi specie fosse appartenuto, non fosse morto.” Tali esempi mostrano nell’autore una sensibilità non comune, il rispetto della vita, qualunque sia la forma in cui si esprime. Certi valori etici non vanno dimenticati: costituiscono quella parte più profonda di un libro che vuole lasciare una traccia del suo messaggio, talché si potrebbe citare il Giusti per cui “Il fare un libro è meno che niente, se il libro fatto non rifà la gente.” (dagli Epigrammi): non vogliamo essere così rigorosi, ma indubbiamente un libro deve avere almeno una funzione comunicativa.

I cambiamenti di case e luoghi rendono le vicende del giovane Diedo più vivaci, volendo perciò seguirne quelle mutazioni che avvengono persino nelle cose: “Ciò che non c’era ora c’è” e all’opposto non c’è più quel che un tempo c’era: ma la facoltà di rievocare, tenendo pur conto di tali mutazioni, ci riconduce a quella verità che risiede nel nostro intimo.

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