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Villa Medici: arrivati i 15 borsisti 2026-27, ecco i loro profili artistici

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Sono arrivati il 1° settembre a Villa Medici i 15 nuovi borsisti dell’Accademia di Francia a Roma per l’anno 2026-2027. Selezionati tra 798 candidature, rappresentano sei nazionalità e nove diverse discipline artistiche e trascorreranno un anno a Roma dedicandosi allo sviluppo dei propri progetti di creazione, sperimentazione e ricerca.

Residenza per artisti, centro d’arte multidisciplinare e sito patrimoniale ereditato dal Rinascimento, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici ospita ogni anno più di 70 artisti, autori e ricercatori per soggiorni di diversa durata. Tra questi, i borsisti selezionati attraverso un concorso internazionale per una residenza di un anno, durante la quale ciascuno beneficia di una borsa di studio, un alloggio e uno spazio di lavoro, in un contesto che favorisce la ricerca, la creazione e il confronto tra discipline, pratiche e linguaggi differenti.

Il 26 novembre arriverà anche il momento della loro prima presentazione ufficiale alla città: in occasione della Notte Bianca di Villa Medici, i nuovi borsisti incontreranno il pubblico e presenteranno le proprie attualità artistiche e di ricerca. La serata, aperta liberamente a tutti, offrirà ai romani l’occasione di conoscere i protagonisti della nuova annata di residenza e di avvicinarsi ai percorsi e alle pratiche che svilupperanno nel corso del loro anno a Villa Medici.

I borsisti selezionati per il 2026-2027 sono:

Louidgi BELTRAME - Fotografia/Film
Oren BONEH - Composizione musicale
Louise CHENNEVIÈRE - Letteratura
Lydiane CHOMIENNE – Storia dell’arte/Restauro del patrimonio
Jean CLARACQ - Arti visive
Neïla CZERMAK ICHTI e Ibrahim MEÏTÉ - Arti visive
Marie DE QUATREBARBES - Letteratura
Amandine GAY - Sceneggiatura
Charlotte HOUETTE - Arti visive
Vanasay KHAMPHOMMALA - Direzione di scena/Coreografia
Nina LEGER - Letteratura
Olivier ROHE - Letteratura
Aïcha SNOUSSI - Arti visive
Valentine UMANSKY - Storia dell’arte/Teoria delle arti

La giuria di selezione

I candidati sono stati selezionati da una giuria composta da Sam Stourdzé, direttore dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici e presidente della giuria; Delphine Fournier, direzione generale della creazione artistica del Ministero della Cultura francese, e 6 personalità qualificate: Martin Bethenod, direttore del Cnap; Mathieu Larnaudie, scrittore; Noriko Baba, compositrice; Chloé Quenum, artista visiva; Chloé Siganos, responsabile dell’attività di spettacoli dal vivo del Centre Pompidou e Maria Stavrinaki, docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università di Losanna. Per l’analisi delle candidature, la giuria si è avvalsa dell’esperienza di diciassette personalità designate all’interno del Ministero della Cultura francese, dei suoi enti pubblici e di varie associazione. 

La residenza

Durante il loro soggiorno di un anno a Villa Medici, i borsisti vivono a stretto contatto con i residenti, ovvero artisti, creatori, autori e ricercatori presenti per brevi periodi. In totale, più di 70 artisti – tra borsisti e residenti – vengono accolti ogni anno a Villa Medici. Nel corso del loro anno a Roma, i borsisti sono chiamati a condividere il proprio lavoro nell'ambito di manifestazioni artistiche aperte al pubblico e decisamente multidisciplinari:

  • giovedì 26 novembre 2026, la Notte Bianca è l’occasione per la prima presentazione pubblica dei loro progetti a Villa Medici e nei suoi giardini: nello spazio di una serata saranno proposte al pubblico installazioni plastiche e visive, nonché opere performative;
  • nel corso dell’anno i borsisti organizzano concerti, letture, conferenze, spettacoli ed eventi che coinvolgeranno regolarmente altri artisti invitati;
  • una mostra di fine residenza, punto culminante del programma estivo, offre l’opportunità di presentare le ricerche e i lavori sviluppati dai borsisti durante la residenza.

Cifre principali

Domande di partecipazione al concorso

  • Sono stati registrati 798 dossier di candidatura che rappresentano 847 candidati, di cui 430 donne, 397 uomini, 20 persone non binarie, 46 coppie e 1 collettivo di 4 persone.

Promozione 2026-2027 dei borsisti

  • 1 duo
  • Sette discipline rappresentate: arti plastiche, composizione musicale, sceneggiatura, letteratura, regia/coreografia, fotografia/cinema, storia dell'arte, teoria delle arti e restauro.
  • Cinque nazionalità, tra cui un binazionale.
  • La classe conta dieci donne e cinque uomini.
  • L’età media dei borsisti è di 40 anni.

i borsisti

Louidgi Beltrame (1971, Francia) porta avanti una pratica artistica alla confluenza tra cinema e arte contemporanea. Il suo lavoro, rappresentato dalla galleria Jousse Entreprise di Parigi, ha costituito l’oggetto di mostre personali in Europa e in America latina, oltre a essere regolarmente esposto in seno a importanti istituzioni, quali biennali internazionali o festival cinematografici. In particolare nel 2026, l’artista partecipa alla mostra Looking through a Circle in a Circle of Looks all’Artium Museoa di Vitoria-Gasteiz (Spagna), alla Biennale di Chengdu e al festival Cinéma du Réel, a Parigi.

Il suo progetto di residenza, dal titolo Chambre à Rome, prende la forma di una ricerca filmica in stretto dialogo con l’opera del poeta e artista peruviano Jorge Eduardo Eielson, che ha trascorso una parte fondamentale della sua vita in Italia. Dopo essersi immerso nell’eredità di Eielson durante alcune residenze in Perù — dove quest’ultimo gode di uno status leggendario in quanto esule —, Louidgi Beltrame prosegue questa sua esplorazione a Roma con l’obiettivo di realizzare un film in Super 8 concepito come una sorta di diario quotidiano. Il progetto fa eco alla raccolta di poesie Habitación en Roma scritta da Eielson tra il 1951 e il 1954.

Oren Boneh (1991, Stati Uniti) è un compositore che vive e lavora a Bruxelles dal 2020. Caratterizzata da un’energia unica, la sua musica esplora contrasti estremi, oscillando fra trame abrasive o meccaniche e registri più morbidi e divertenti. Le sue composizioni sono state interpretate da ensemble musicali di spicco, quali l’Ensemble Intercontemporain, il Klangforum Wien, il Proton Bern e l’Alarm Will Sound. Sensibile alla pluridisciplinarità, collabora regolarmente con artisti di orientamenti diversi, come ad esempio nella sua opera La Voix du Trait (2024) realizzata insieme al calligrafo Frank Lalou.

Il suo progetto di residenza trae ispirazione dalla sua passione per gli effetti sonori — arte sonora che opera nell’ombra, spesso in modo invisibile. Da tempo, infatti, il compositore è affascinato dal mondo dei rumoristi, quei creatori dell’immaginario in grado di trasformare oggetti comuni e dispositivi ingegnosi per dar vita ai più svariati mondi sonori. Esplorando il confine tra suono, gesto e significato, mette in scena “personaggi musicali” le cui interazioni sono di volta in volta assurde, drammatiche o comiche. La sua residenza sarà dedicata alla creazione di un nuovo spettacolo volto a indagare le possibilità narrative del suono. Per questo progetto collaborerà con la rumorista Élodie Fiat e con i musicisti del Glow Collective.

Louise Chennevière (1993, Francia) è scrittrice e musicista. Ha pubblicato tre opere per le edizioni P.O.L. e il suo prossimo libro, Faire la peau, uscirà a settembre 2026. In parallelo alla sua attività letteraria, conduce una riflessione sulla storia dell’arte, con un focus particolare sul ruolo delle donne in quanto artiste e soggetti, un percorso che l’ha portata a collaborare con il Centre Pompidou, il Museo del Louvre e la Fondazione Van Gogh. Oltre a dedicarsi alla scrittura è anche musicista: si esibisce sul palco da diversi anni e attualmente sta lavorando alla realizzazione di un album autoprodotto.

Il suo progetto di residenza prosegue nel tema dell’esplorazione dell’inconscio collettivo legato al femminile attraverso la figura mitica di Elettra che, a suo dire, incarna una problematica psicologica universale: quella dell’odio materno che non trova una sua soluzione, in quanto il personaggio non arriva mai a compiere l’atto, limitandosi a fantasticare l’omicidio di sua madre. Attraverso una rivisitazione teatrale dell’opera di Sofocle, l’autrice offre a Elettra la possibilità di varcare quella soglia simbolica per consentirle, finalmente, di realizzarsi nella propria libertà.

Lydiane Chomienne (1979, Francia) è una restauratrice pittorica. Laureata all’Institut national du patrimoine, è considerata una pioniera nel campo del restauro delle tempere su tele monumentali. Ideatrice di tecniche innovative, ha profondamente rivoluzionato il modo di trattare queste opere di grandi dimensioni. Sotto l’egida del Centre de recherche et de restauration des musées de France (C2RMF), dirige importanti progetti di restauro per le collezioni pubbliche, in particolare per i grandi complessi artistici francesi del XVI secolo. A cavallo tra il patrimonio e le pratiche contemporanee, sviluppa un approccio al restauro inteso come spazio di ricerca, sperimentazione e dialogo con la creazione attuale.

Il suo progetto di residenza verte sullo studio di importanti complessi romani, in parte inediti, appartenenti al corpus delle pitture a tempera monumentali. Il focus su questi finti arazzi rivela l’esistenza di una fiorente produzione romana nel XIII secolo, il cui studio potrebbe rinnovare la storia delle tecniche pittoriche e ispirare le pratiche artistiche odierne. A Villa Medici, alternerà la selezione di opere delle collezioni all’analisi materiale in loco, e alla riflessione scientifica sui protocolli d’intervento. Il progetto prevede inoltre la creazione di una rete internazionale di ricercatori e il restauro di una di queste opere in pubblico.

Jean Claracq (1991, Francia) dipinge miniature e icone. Il suo lavoro crea un dialogo tra la pittura tradizionale e il mondo digitale, associando modelli tratti dai social media a riferimenti di rilievo della storia dell’arte, in particolare alle scuole del Nord Europa. Molto attento alle tecniche tradizionali, come la pittura a olio su tavola, raffigura con precisione chirurgica il nostro rapporto con gli schermi e la solitudine urbana. Le sue opere sono state esposte in istituzioni prestigiose, quali il Musée Delacroix, la Fondation Louis Vuitton, il Centre Pompidou-Metz, il Louvre-Lens e il X Museum di Pechino.

Il suo progetto di residenza propone un’archeologia del futuro che mira a collegare l’antichità al contemporaneo attraverso l’immagine del disfacimento, metafora della fragilità dei poteri. Ispirandosi all’opera di Martin Wong, l’artista mette a confronto i palazzi fatiscenti della Manhattan degli anni Settanta e Ottanta con le vestigia dell’antica Roma. Per Villa Medici, intende creare frammenti architettonici, a metà strada tra plastici e dipinti, una sorta di raffronto tra la propaganda imperiale e la pubblicità contemporanea. Questi dispositivi sovrappongono la realtà quotidiana a narrazioni di distruzione, mettendo in luce la persistente vulnerabilità delle civiltà e dei sistemi che le generano.

Marie de Quatrebarbes (1984, Francia) ha pubblicato varie raccolte di poesia, tra cui Les Éléments (P.O.L, 2024), Vanités (Éric Pesty Éditeur, 2023), Les vivres (P.O.L, 2021) e ancora Voguer (P.O.L, 2019), nonché un romanzo dal titolo Aby (P.O.L, 2022). Molte delle sue opere sono state tradotte in inglese, spagnolo e portoghese. Insieme alla sua attività di scrittrice, porta avanti la co-direzione della casa editrice Corti.

Il suo progetto di residenza consiste nella stesura di un racconto dal titolo Être réelle, concepito come un’indagine letteraria sulle tracce dell’artista cubano-americana Ana Mendieta. Con un approccio al tempo stesso documentaristico e onirico, Marie de Quatrebarbes esplora la presenza e la scomparsa di questa figura di spicco della performance e della Body Art.

Neïla Czermak Ichti (1996, Francia) è un’artista visiva, che vive e lavora a Marsiglia. Tra le sue rappresentazioni vi sono in gran parte scene di intimità — un pasto, una siesta, una chiacchierata — in cui i suoi amici e la sua famiglia appaiono circondati da creature strane. Le sue tele combinano il disegno a tratto e la pittura, creando un connubio tra reale, mostri e figure ibride tratte dal cinema horror o dalle fiabe popolari. Queste creature fantastiche non sono minacciose: agiscono come guardiani che custodiscono i segreti di famiglia traducendo in forma visiva i ricordi e le emozioni tramandati di generazione in generazione.

Ibrahim Meïté Sikely (1994, Francia) utilizza la pittura per mettere a confronto i capolavori classici con il mondo dei manga, dei fumetti e dei videogiochi. I suoi quadri, dai colori vivaci e luminosi, raffigurano personaggi neri in scenari epici o in momenti di assoluto riposo. Tra ritratti maestosi e scene di combattimento ispirate alla cultura pop, la sua opera reinterpreta la pittura storica per parlare di giustizia e resistenza. Attraverso l’elemento del fantastico, racconta le lotte contemporanee e il percorso verso il risanamento.

Il loro comune progetto di residenza punta a fondere questi due mondi per creare opere a quattro mani nella forma di grandi dipinti e libri autoprodotti. Desiderano unire le loro ricerche per dimostrare come l’immaginario possa fungere da strumento di resistenza politica e sociale. Mescolando tecniche e riferimenti diversi, danno vita a un nuovo linguaggio visivo che trasforma i mondi interiori in racconti collettivi, capaci di offrire una visione alternativa della storia.

Amandine Gay (1984, Francia) si divide tra creazione cinematografica, scrittura e impegno sociale. Regista e produttrice dei documentari Ouvrir la voix (2017) e Une histoire à soi (2021), è anche autrice di diversi saggi tra cui Une poupée en chocolat (La Découverte, 2021). Attivista militante, promotrice in particolare del Mois des Adopté·es, definisce il proprio approccio come quello di una scrittrice politica. Nel 2025, pubblica il suo secondo saggio, Vivre, libre (La Découverte) mentre la sua prima serie documentaria, Ballroom, viene trasmessa su France Télévisions. Nel 2026 è uscita l’edizione italiana del suo primo saggio per le edizioni Fandango.

Il suo progetto di residenza è dedicato alla sceneggiatura di un lungometraggio speculativo e di fiction sulla vita di Bakhita, una giovane di origine sudanese, ridotta in schiavitù fin dall’infanzia, che nel 1889 ottiene il diritto di restare in Italia per entrare in convento. Bakhita sarà poi canonizzata nel Duemila, diventando così la prima santa cattolica moderna dell’Africa subsahariana.
Con questo progetto intitolato Servante, Sainte, Femme?, Amandine Gay prosegue la sua riflessione sul concetto di libertà per le donne nere in Europa. Il suo lavoro mira a restituire piena soggettività a questa figura storica, al di là dei ruoli di santa o di serva che le sono stati nel tempo attribuiti.

Charlotte Houette (1983, Francia) vive e lavora tra Parigi e La Courneuve. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Parigi e all’Art Center College of Design (Pasadena), utilizza motivi ottici per sovvertire i nostri punti di riferimento visivi, creando una tensione tra la superficie del quadro e la sua profondità. Le sue opere sono state esposte, tra l’altro, presso l’High Art (Arles, Parigi), la Fondazione LUMA (Arles) e il CAC Brétigny. È inoltre cofondatrice della scuola sperimentale The Cheapest University e promotrice del programma di pedagogia alternativa EAAPES.

Il suo progetto di residenza esplora lo stile barocco come una vera e propria “macchina per vedere” destinata a stupire il pubblico. A Roma, studia alcuni spettacolari dispositivi storici, come l’apparato scenografico di Andrea Pozzo nella chiesa del Gesù, dove un dipinto viene fatto scorrere verso il basso con un sistema meccanico per rivelare una statua sottostante. A Villa Medici, Charlotte Houette intende creare dei “quadri-installazioni” ispirati a questi sistemi: dipinti meccanici che il visitatore può attraversare, aggirare o attivare. Attraverso queste opere mobili, l’artista riflette sul modo in cui le immagini catturano la nostra attenzione e mettono in scena il potere.

Vanasay Khamphommala ວັນນະໄຊ ຄຳພົມມາລາ (1980, Francia) è drammaturga, performer, scrittrice e traduttrice. Dopo aver studiato canto e musica, ha intrapreso un importante percorso accademico (École normale supérieure, Harvard, Oxford) prima di seguire una formazione come attrice alla Classe libre del Cours Florent. Dal 2018, insieme alla sua compagnia Lapsus chevelü, dà vita a performance e spettacoli, quali L’Invocation à la MuseÉchoJe viens chanter chez toi toute nue en échange d’un repas o ສຽງຂອງຍ່າ [La voix de ma grand-mère]. Il suo lavoro indaga le mitologie europee in una prospettiva postcoloniale e post-gender. 

Il suo progetto di residenza consiste in una ricerca-performance incentrata sulla figura mitologica di Ganimede. L’artista si interessa alle trasformazioni di questo mito nel corso del tempo e al suo ruolo centrale nell’immaginario erotico e pederastico europeo. A Villa Medici, Vanasay Khamphommala esplora le risonanze contemporanee di questa figura in seno alle comunità queer, per comprendere come questo antico racconto continui a plasmare i corpi e le identità di oggi.

Nina Leger (1988, Francia) è una scrittrice. Nel 2017, pubblica
Mise en pièces (Gallimard), vincitore dei premi Anaïs Nin e della Fondation de la Vocation. Con Antipolis (Gallimard, 2021), dà inizio a un ciclo di contro-epopee sulla creazione dei luoghi, un percorso che l’ha condotta in California come artista residente a Villa Albertine per la stesura del suo romanzo Mémoires sauvées de l’eau (Gallimard, 2023). Parallelamente alla sua attività letteraria, ha conseguito un dottorato in Storia dell’arte presso l’Université Paris-8 e attualmente insegna all’École des Beaux-arts di Marsiglia, oltre a scrivere regolarmente per e con gli artisti.

Con il suo progetto di residenza si propone di creare un dialogo tra le architetture dipinte del Rinascimento e i data center, fabbriche digitali in cui vengono archiviati ed elaborati i server che accolgono tutti i nostri dati. Attraverso il percorso di un ingegnere e di una scenografa, il suo futuro romanzo attraverserà tre teatri della memoria: la Cappella degli Scrovegni di Giotto, il Teatro Olimpico del Palladio e il centro dati ROM1, attualmente in costruzione a Roma. Il racconto indagherà la modalità di gestione delle nostre immagini contemporanee e l’influenza che esse esercitano sulle nostre vite.

Oliver Rohe (1972, Libano) si occupa di scrittura. È autore di diverse opere tra cui Défaut d’origine (Allia, 2003, nuova edizione 2023), Terrain vague (Allia, 2005) e Un Peuple en petit (Gallimard, 2009). Membro fondatore del collettivo e della rivista Inculte, scrive anche pièce radiofoniche e collabora a numerose antologie. I suoi libri sono tradotti in varie lingue, tra cui l’inglese, il tedesco e l’italiano. Il suo ultimo titolo, Chant balnéaire (Allia, 2023), ha ricevuto il Prix France-Liban.

Il suo progetto di residenza verte su due casi di sequestro extragiudiziale e clandestino avvenuti nel corso del 2003 in Germania e in Italia. Ambientato nel contesto della seconda guerra in Iraq e delle sue ripercussioni sul territorio europeo, questo testo, che unisce ricerca documentaria e fiction, si propone di esplorare i conflitti tra diritto e sovranità. L’obiettivo è quello di descrivere, in senso più ampio, la condizione dello straniero nei suoi aspetti politici, materiali e linguistici.

Aïcha Snoussi (1989, Tunisia) è un’artista visiva, che vive e lavora a Sète. Il suo lavoro esplora la costruzione dei racconti, l’autorità dei saperi e le dinamiche di potere che plasmano il nostro rapporto con la storia, a partire dai suoi margini.  Attraverso la fiction, l’autrice costruisce delle contro-mitologie popolate da macchine e reperti per esplorare i temi della memoria e dell’oblio. Vincitrice nel 2020 del Prix Sam pour l’art contemporain e del Prix de la Fondation Rambourg, le sue opere sono state esposte al Palais de Tokyo (Parigi), alla Fondation Zinsou (Ouidah), al Mo.Co. (Montpellier), alla BISO Biennale (Ouagadougou), al Medelhavsmuseet (Stoccolma), al Centre Pompidou-Metz e al Macaal (Marrakech).

Il suo progetto di residenza verte sulla realizzazione di un film a metà strada tra documentario e fiction sui mondi sotterranei di Roma, immaginati come lo specchio capovolto dei monumenti antichi. Come in una discesa agli inferi ispirata a quella dantesca, la storia segue la ricerca di un oggetto scomparso che collega le viscere della città ai fantasmi di Cartagine. Guidata dalla figura di un cane randagio e scandita da scavi e incontri con le voci del sottosuolo, questa ricerca archeologica mira a portare alla luce le zone d’ombra della storia.

Valentine Umansky (1989, Francia) è curatrice e autrice. Responsabile del dipartimento delle immagini in movimento e delle acquisizioni europee e fotografiche alla Tate Modern di Londra, ha anche co-organizzato la retrospettiva dedicata ad Ana Mendieta e diverse mostre dedicate ad artisti quali Belkis Ayón, Roy DeCarava e Rosa Barba. Forte della sua esperienza presso l’International Center of Photography e il MoMA di New York, ha inoltre co-curato la Biennale Gjon Mili in Kosovo e la Biennale EMAP x Frieze Film in Corea nel 2025, nonché il festival LagosPhoto in Nigeria nel 2018. Parallelamente, ha curato la traduzione in inglese della raccolta Pierres di Roger Caillois.

Il suo progetto di residenza, intitolato Sitôt écrit. Systèmes de notations en art contemporain, esamina le modalità di interpellazione, ovvero i mezzi con cui gli artisti utilizzano determinate istruzioni per invitare all’azione. Basandosi sulla performance e sull’arte sonora, questo lavoro di ricerca analizza le partiture artistiche e la creazione di alfabeti propri a ciascun autore. L’obiettivo è quello di studiare il modo in cui questi sistemi consentono di formalizzare.

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