
Riprende dopo la pausa estiva la terza edizione di Artisti a Villa Borghese, il ciclo di incontri organizzato dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e ospitato in uno dei luoghi maggiormente evocativi all’interno del parco pubblico più noto della città: la Sala de Chirico del Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese.
Il programma di incontri autunnale proseguirà focalizzandosi sulla cultura artistica contemporanea, con particolare riferimento al patrimonio artistico e naturalistico delle Ville storiche urbane, punto cardine dell’opera di tutela e valorizzazione della Sovrintendenza Capitolina, riletti però attraverso lo sguardo approfondito e multi-linguistico degli artisti d’oggi.
Gli artisti invitati, infatti, tramite i loro linguaggi, estetiche, stili e personalità diverse, propongono una nuova chiave di lettura, valorizzazione e diffusione del patrimonio artistico, storico e naturalistico delle Ville storiche, attraverso una visione “altra”, come hanno insegnato i Surrealisti, quella appunto dell’arte. Quindi, attraverso un'ottica culturale “insolita”, diversa, “altra” appunto, l'artista è stato invitato a interagire, a dialogare e a confrontarsi con studiosi, critici d’arte e giornalisti di settore invitati direttamente da loro, su diversi piani comunicativi in un confronto fra idee, programmi, opere e immagini.
Talk, interviste in esclusiva, reading poetici, ambient sound, storytelling e proiezioni che per la prima volta entrano nel presente programma culturale e che resteranno fruibili al grande pubblico anche nei giorni successivi all’incontro.
Il programma degli appuntamenti, curati e moderati da Claudio Crescentini (Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali), è il seguente:
- CESARE ZAVATTINI «LA VERITAAAÁ» PRIMA DI TUTTO
Venerdì 9 ottobre, ore 18:00. Intervista a SILVANA CIRILLO (Sapienza Università di Roma). Video-proiezione “Cover’s Zà” di MADE IN HEAVEN / visibile nella Saletta video fino al 25 ottobre 2026-
- CORRADO CAGLI NATURA TOTEMICA
Venerdì 16 ottobre, ore 18:00. Partecipano all’incontro: GIUSEPPE BRIGUGLIO (Archivio Corrado Cagli), DAVIDE FODARO, MIRIAM PITOCCO E LIVIA SFORZINI (MIC, Istituto Centrale per il Restauro).
- FABIO MAURI 100x100
Venerdì 23 ottobre, ore 18:00. Partecipano all’incontro: IVAN BARLAFANTE (Direttore Studio Fabio Mauri) e CLAUDIO CRESCENTINI (Sovrintendenza Capitolina). In collaborazione con: Studio Fabio Mauri - Associazione per l’Arte l’Esperimento del Mondo. Proiezione di due video-performance di Fabio Mauri: “Intimità di Pasolini” (2004) e “Ricostruzione della memoria a percezione spenta” (1998) / visibili nella Saletta video fino al 16 dicembre 2026.
- MADRENATURA. NINA MAROCCOLO E PLINIO PERILLI TRIBUTE
Venerdì 6 novembre, ore 18:00. Reading di poesia continuativa.
Gli incontri si svolgono al Museo Carlo Bilotti - Arancera di Villa Borghese, piazzale Fiorello La Guardia, negli orari indicati, con ingresso libero fino a esaurimento posti.
info
Prenotazione consigliata allo 060608 (tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00) Durante l'incontro non sarà possibile visitare le mostre in corso nel Museo.
gli artisti
CORRADO CAGLI (Ancona 1910 - Roma 1976) è stato uno dei più poliedrici, innovativi e importanti artisti italiani del Novecento. Nelle sue opere ha fuso l'archeologia classica, il neoclassicismo e le avanguardie astratte, passando poi, dalla fine degli anni Quaranta a creare forme totemiche e tribali ispirate all'arte primitiva di cui è stato anche un appassionato cultore e collezionista. Nel 1915 si trasferisce con la famiglia a Roma. Compiuti gli studi classici, si iscrive all’Accademia e frequenta lo studio dell’anziano maestro Paolo Paschetto; frequenta anche la libera Accademia di nudo studiando sotto la guida di artisti come Carlo Siviero e influenzato dal Primitivismo di Carlo Carrà. Nel 1930 ad Umbertide realizza otto quadri ad affresco nella casa Maravelli-Reggiani. A Umbertide (PG) è anche Direttore artistico della fabbrica di ceramiche Rometti, alle quali dà un’impronta moderna e qualitativa. Fin dagli inizi dimostra di possedere una personalità vivace ed irrequieta. Imposta la sua indagine su un persistente sperimentalismo tecnico ed espressivo. Secondo Cagli l’artista è colui che si esprime attraverso un concetto globale dell’arte e che congiunge e giustifica la sua specifica operatività all’interno di un contesto culturale e ideologico. Nel 1932 tiene la sua prima mostrapersonale insieme ad Adriana Pincherle nella "Galleria d’Arte di Roma". Tra le altre opere espone fotomontaggi di soggetto sportivo. Nello stesso anno fonda il Gruppo dei Nuovi Pittori Romani con Giuseppe Capogrossi ed Emanuele Cavalli, in polemica sia col “Novecentismo” che con la poetica classicheggiante e celebrativa sostenuta dal Fascismo. I tre artisti espongono nella "Galleria d’Arte di Roma" e nel 1933 a Milano nella Galleria Il Milione. Verso la fine dell’anno mentre stilano il "Manifesto del Primordialismo Plastico", da pubblicarsi in occasione della loro mostra a Parigi nella "Galerie Bonjean" (dicembre 1933), i tre artisti entrano in contrasto a causa di divergenze teoriche e questioni pratiche e sciolgono definitivamente il sodalizio.Esercita anche un’intensa attività teorica e critica dalle pagine di importanti riviste, tra cui quella di architettura razionalista "Quadrante", diretta da Pier Maria Bardi e da Massimo Bontempelli, da dove partecipa attivamente al dibattito sulla pittura murale degli anni Trenta, invocando anche la «collaborazione delle arti» (architettura e pittura) e il bisogno di «farsi i muscoli per un’arte ciclica e polifonica»così come scrive nel manifesto programmatico Muri ai pittori (1933). Sino al 1938 comunque Cagli ebbe modo di esporre le sue opere anche alla Triennale di Milano, all’Esposizione mondiale di Parigi e alla Biennale di Venezia. Di origine ebraica Cagli nel 1938 è costretto a fuggire dall'Italia a causa delle leggi razziali fasciste. Si rifugia prima a Parigi e poi a New York, dove entrò in contatto con l’avanguardia americana. Durante la Seconda guerra mondiale, si arruola nell'esercito degli Stati Uniti (1941) combattendo in Europa. Partecipa così allo sbarco in Normandia; è con i soldati alleati che entrano nei lager nazisti é tra i primi a documentare visivamente, con una serie di drammatici disegni, gli orrori del campo di sterminio di Buchenwald. Questo periodo segna, dal punto di vista figurativo, un turning point di Cagli verso l’astrazione e l’espressionismo. Vince il premio Guggenheim nel 1946. Nel '47 a Roma lo "Studio d’Arte Palma" allestisce una mostra delle sue nuove opere non figurative. Nascono dal suo amore per la geometria non euclidea, dalla quale ricava motivi spaziali e strutturali. Insegna all’Accademia di Belle Arti. Le sue opere mature fondono simbolismo esoterico e geometrie, esplorando alchimia e mitologia, con un’attenzione costante alla figura umana come veicolo di emozioni universali. Lavora anche in campo teatrale, scenografia e costumi con importanti compositori e registi internazionali. Vince il Premio Marzotto (1954). Pochi anni prima di morire realizzerà a Gottingen, per incarico delle autorità federali, un memorial nel luogo dove sorgeva la Sinagoga incendiata dai nazisti il 9 novembre 1938.
GABRIELE STABILE (Palermo 1974) è un fotografo e artista multimediale conosciuto a livello internazionale. Cresciuto a Roma e formatosi professionalmente a New York, dove si è trasferito nel 2006 e dove ha cominciato a utilizzare la fotografia a livelli professionale. Ha conseguito un Master in Giornalismo Fotografico a Londra, alla Westminster University (2006) ed è stato valedictorian all’International Center of Photography di New York (2007), venendo inoltre selezionato, nel 2010, da PDN30. Si tratta di un esclusivo elenco annuale, istituito nel 1999 dalla rivista "Photo District News", ora non più pubblicata, che mette appunto in luce i 30 «Fotografi emergenti da tenere d'occhio», scelti da professionisti del settore per la loro visione distintiva, la creatività e le potenzialità di carriera. Stabile ha vissuto molti anni a New York e ha collaborato regolarmente con testate di prestigio, dal "New Yorker Magazine", per 5 anni è stato uno steady contributor occupando spesso lo spazio fotografico d’apertura, per il "New York Times", per 7 anni seguendo la cronaca cittadina, per il "Wall Street Journal" e altri. Il suo lavoro è apparso su diverse testate in Italia e all’estero e le sue opere sono state esposte in gallerie e musei, in mostre collettive e personali tra cui ricordiamo: il Museum of the City - New York; l'International Center of Photography - NY, dove é stato anche membro insegnante; il Museo di Roma in Trastevere; il Bronx Documentary Center (NY), le Officine Fotografiche di Roma, dove attualmente insegna, e altri. Ha pubblicato una monografia sull’esperienza di re-insediamento dei rifugiati in USA, curata da Dave Eggers e la sua no profit “Voice of Witness”, dal titolo Refugee Hotel (McSweeneys, San Francisco, 2013). Per sei anni, in collaborazione con l'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni e altri importanti gruppi umanitari, Gabriele Stabile ha lavorato in diversi Stati degli USA per fotografare rifugiati cubani, africani, asiatici e mediorientali, dal momento in cui entravano in America attraverso il cruciale e doloroso processo di reinserimento. Ha insegnato e tenuto conferenze presso prestigiose università e accademie, tra cui Columbia, NYU, Haverford, ICP, RUFA e AANT. È stato tra i co-fondatori di Lucky Peach, un portfolio innovativo sui prodotti edibili che ha vinto numerosi premi e riconoscimenti. La sua prima monografia, Swim till I Sank, pubblicata da RVM hub, è stata finalista a Photo Espana, ha vinto il premio Marco Bastianelli come miglior libro fotografico, è stata selezionata tra i progetti di Gibellina Photoroad nel 2024 e ha ricevuto una menzione speciale al Liquida Photofestival. Nel 2025 a Milano realizza la mostra I Giusti nello Sport, un percorso espositivo fotografico e artistico atto a celebrare atleti e atlete che, in epoche e contesti diversi, hanno saputo incarnare i valori più autentici dello sport: coraggio, inclusione, solidarietà, rispetto e pace. È il fondatore di Raw Messina, una galleria atipica a Roma.
GIUSEPPE MODICA (Mazara del Vallo TP 1953), pittore assoluto, inizia a dipingere molto precocemente, già a quattordici anni, creando nature morte dov’è già presente la tensione verso una “metafisica” della quotidianità. Artista di grande autonomia espressiva, è stato inserito da Maurizio Fagiolo dell’Arco nel gruppo “De Metaphisica”, con Guarienti, Ferroni, Paolini, Bonichi e Luino. Il suo esordio nel 1973 con una personale a Mazara del Vallo prima e a Palermo poi. Frequenta la Facoltà di Architettura e l’Accademia di Belle Arti di Firenze completando gli studi nel 1978. Partecipa ad ART Basel 13 e 14 con la Inter Art Galerie Reich. La critica inizia a interessarsi alla ricerca pittorica di Modica sempre più concentrata sul valore visivo della rappresentazione e sull’assolutezza della descrizione. Nel 1986 incontra Leonardo Sciascia che manifesta vivo interesse per le sue opere e gli dedica un appassionato intervento su “Il Corriere della Sera”. L’anno successivo si trasferisce a Roma. Docente di Pittura presso varie Accademie di Belle Arti (Palermo, Macerata, Bologna, Roma, ecc.). Nel 1990 è invitato alla VI Triennale dell’Incisione di Milano e nel ’91 la sua prima grande antologica alla Tour Fromage di Aosta dove bene appare la complessa fenomenologia delle sue tematiche. Nel 1992 Antonio Tabucchi scrive il racconto Le vacanze di Bernardo Soares per accompagnare una cartella di incisioni di Modica. Nel 1994 e nel ’95 partecipa al Premio Suzzara e al XXVII Premio Vasto. Nel ’99 partecipa alla XIII Quadriennale di Roma e nel 2001 alla VIII Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea de Il Cairo. La sua pittura continua a viaggiare su prospettive legate alla luce e alle interconnessioni con riquadrature architettoniche dove la specificità della figurazione è corrosa dalle ossidazioni e le pennellate d’origine astratta. Nel 2002 una grande antologica-omaggio nella sua città natale, Mazara del Vallo; nel 2004 una intensa e ricca retrospettiva delle sue opere si tiene al Complesso del Vittoriano di Roma e nel 2008 al Museo Nazionale di Palazzo di Venezia, sempre a Roma dove le visioni delle sue città vengono restituite attraverso la loro immagine allo specchio, in sequenza di frammenti che si scompongono e compongono in ritmi di colore, luce e ombre. Nel 2011 partecipa alla 54a Biennale Internazionale di Venezia. Nel 2014 l’ambasciata italiana in Australia a Canberra espone in permanenza tre importanti opere e il Ministero degli Affari Esteri, Palazzo della Farnesina, include tre opere tra le più significative della sua ricerca nella prestigiosa Collezione d’Arte contemporanea. Un riconoscimento importante arriva a Modica anche dalla Cina con il primo premio (medaglia d’oro) al “Festival Internazionale d’Arte di Nanchino” con acquisizione dell’opera per il Museo del festival. Nel 2015 Modica apre la sua prima mostra personale a Parigi, a cura di Giovanni Lista, alla galleria Jean Sifrein e poi partecipa alla mostra Blue Vision-Italy contemporary Art in Cina a Chong Qing nel Museum Art Gallery Zhongshan Industrial Park. Nel 2016 si inaugura, nella Diocesi di Mazara del Vallo e del Comune di Gibellina il Trittico La Crocefissione di Luce appositamente dipinto per essere collocato nella Chiesa Madre di Ludovico Quaroni. Nel 2017 è di nuovo in Cina, Pechino, ad esporre 10 opere di grandi dimensioni alla Phoenix Art Exhibition Cina – Europa nei musei di Fenghuang. Gli viene assegnato il premio di “Migliore Artista Pittore Figurativo”. In aprile sempre nei musei civici a Fenghuang è invitato ad esporre una serie di opere nell’ambito di una rassegna sull’Arte Italiana che vede coinvolte le Accademie di Belle Arti di Roma, Firenze e Milano. Sempre nello stesso anno è la Mostra Personale “La luce ricorda” a cura di Giorgio Agamben e Zhang Xiaoling nell’ambito di una rassegna di quattro personali che vede coinvolti due pittori italiani (Modica e Savinio) e due pittori cinesi (Zhang Yidan e Tan Yongli) nell’Accademia Nazionale di Pittura a Pechino. Sempre nello stesso anno è da segnalare la rassegna Contemporary Art Exhibition from Italy Beyond The Horizon al World Art Museum di Pechino. Nel ’21, con il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali e della Fondazione Leonardo Sciascia, è allestita al Museo Hendric Christian Andersen la retrospettiva Atelier – Giuseppe Modica opere 1990-2021 a cura di Giuseppina Di Monte e Gabriele Simongini nella quale lo studio nel suo significato antico di labor-oratorium è soggetto tematico e luogo poetico dove il pensiero visivo prendeforma e si concretizza nella pittura.
NINA MAROCCOLO (Massa 1966 - Roma 2023), cantante, poetessa, artista visiva, performer, drammaturga, ha studiato "Decorazione pittorica" e "Fotografia d’arte" all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Multiforme la sua attività nel campo delle arti. È stata mezzo soprano nel coro a otto voci della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, per la direzione del M° Don Luigi Sessa; ha fatto parte dell’etichetta discografica indipendente CPI, della City Lights Italia, consorella europea della storica “City Lights” di San Francisco, fondata da Lawrence Ferlinghtti, scrittore da considerato come lo scopritore e il primo editore editore della Beat Generation. Membro fondatore del gruppo artistico-sperimentale ATEM, dieci anni fra parola, musica e performances dal vivo. Artista in continua esplorazione Nina Maroccolo è stata anche scrittrice, performer teatrale. Tra le sue pièces teatrali, interpretate e cantate, ricordiamo almeno l’estemporanea Partitura per ferro e terra dedicata all’opera dello scultore Jaume Plensa (Teatro Limonaia, Firenze 2002); Annelies Marie Frank (Teatro Vascello, Roma 2005); ME DEA, testo e regia di Marco Palladini (Teatro Aleph, Roma 2014). L’esordio cinematografico come protagonista del film d’arte La sesta vocale, regia di Iolanda La Carrubba, opera finalista al “Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2013”. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Il carro di sonagli (City Lights Italia 1999); Annelies Marie Frank (Empirìa 2004); Illacrimata (Tracce 2011); Animamadre (Tracce 2012); Malestremo. Sedici viaggi nell’Altrove (Tracce 2013). Nel 2019 il CD Alone di Gianni Maroccolo (già Litfiba, CCCP – Fedeli alla Linea. CSI, PGR – Per Grazia Ricevuta, ecc.), i pezzi musicali The slash e Catene hanno i testi di Nina. Nel 2021 la Galleria d’Arte Moderna di Roma ospita la sua mostra-installazione site specific La rivoluzione degli eucalipti dedicata alla ricerca sulla simbologia e la metamorfosi della Natura che la coinvolge da anni, dove motivi ecologico-botanici, dimensioni poetico-spirituali, nuovi orizzonti estetici e noetici si intrecciavano come a reclamare, appunto, una nuova visione del mondo e una immersione nello splendore della terra e delle sue profetiche trasmutazioni tra naturale e artificiale. Nel 2009 le è stato conferito il Premio Nazionale per la Narrativa dal Sindacato Nazionale Scrittori, SIAE “Reti di Dedalus”, per il racconto Malestremo. Nel 2024 una mostra sintesi della sua azione visiva, dal titolo Animamadre é stata ospitata presso lo spazio espositivo TraleVOLTE di Roma.
LINA PASSALACQUA (Sant’Eufemia D’Aspromonte – RC 1933), è considerata oggi come l’ultima erede del Futurismo. Manifesta fin da bambina una spiccata vocazione artistica contrastata dai familiari. I genitori, emigrati a Genova, di modeste possibilità, la indirizzano a studi tecnici. Durante gli studi, frequenta il Borsa di Arlecchino, centro teatrale di avanguardia genovese, dove il regista Aldo Trionfo presenta testi di Eugène Ionesco e Samuel Beckett, novità assolute per l’Italia. Terminati gli studi rifiuta un impiego, lascia Genova e la famiglia, ed accetta una scrittura di Fantasio Piccoli, direttore del Piccolo Teatro di Bolzano. Nel 1957 debutta nel Faust di Goethe, accanto a Benassi. Più tardi è Gonerilla nel Re Lear di William Shakespeare, accanto ad Annibale Ninchi. Nelle pause delle recite che lo Stabile effettua in giro per l’Italia, studia e disegna le opere dei Grandi Maestri nei vari musei italiani. Lavora per diversi anni nel teatro: è la “sciantosa continentale” accanto ad attori come Rosina Anselmi, Turi Ferro, Umberto Spadaro ne L’aria del continente di N. Martoglio allo Stabile di Catania. Nel 1960, a Roma, frequenta lo studio del pittore e incisore Carlo Alberto Petrucci, direttore della Calcografia Nazionale e Presidente dell’Accademia di San Luca, personalità determinante per la sua formazione professionale. Nel 1962 lascia definitivamente il teatro e da Genova si trasferisce a Roma. Sono anni di durissimo lavoro e di intenso studio per ottenere le abilitazioni richieste per l’insegnamento del disegno. Nel frattempo collabora come ritrattista alla rivista teatrale “Maschere”, diretta da Giovanni Calendoli, dove pubblica i ritratti degli scrittori John Dos Passos, Gabriel Marcel, Marino Gentile, e altri. Nel 1965 insegna ad Anagni. Abita per due anni in una casa di contadini, studia e disegna la gente del luogo. Espone nel 1967 i disegni in una personale, Gente di Ciociaria, nella sala Esposizioni dell’Ente Provinciale Turismo di Frosinone, con la presentazione di Milla Pastorino. Nel 1996 diventa titolare della cattedra di Discipline Pittoriche al 1° Liceo Artistico Ripetta di Roma. Particolarmente legata al tema dei “Frammenti”, rifiuta la rappresentazione realistica e ricerca nuove relazioni spazio temporali, mettendo insieme dinamismo e simultaneità di impianto futurista. Elimina la distanza tra soggetto e oggetto che si fondono in un unico corpo, tempo e luogo sono aboliti. Dagli anni Sessanta ai Novanta, si cimenta con il riporto fotografico, nell’urgenza di afferrare la vivacissima cronaca del periodo. Nasce la poetica del “Flash” e delle “immagini per un istante”, la nuova concezione del Flash di cui ha trovato corrispondenza in una dichiarazione del filosofo francese Raymond Aron. Negli anni ’80 aderisce alla Dichiarazione di “Futurismo-Oggi” redatta da Enzo Benedetto e frequenta la redazione della rivista per diversi anni assieme al critico e scrittore Mario Verdone. Nel 2007 il Comitato del Dipartimento di Pittura e Scultura del MoMA di New York e, nel 2008, quello del Guggenheim Museum di New York, la inseriscono nel programma internazionale “Artists’ Viewing Program” (A.V.P.) per facilitare lo scambio tra curatori e artisti a livello mondiale. Tiene un’importante antologica a Macerata, Frammenti nel tempo e nello spazio, a cura di Silvio Craia e Wladimiro Tulli. nel 1992, l’Ente dello Spettacolo, con il patrocinio del Ministero del Turismo e Spettacolo e del Comune di Roma, organizza una mostra al centro San Luigi di Francia di Roma, le cui opere seguono i percorsi segnalati dal documentario televisivo; l’ultima “Fiabe e leggende” risale al 2017 fino al 2018, a cura di Carlo Fabrizio Carli, al Complesso del Vittoriano di Roma, ala Brasini, organizzata da Arthemisia – catalogo “Cosmico Dinamismo”, Ed. Gangemi - che ripercorre 60 anni di attività artistica. Tra i vari riconoscimenti ricevuti, si ricordano la Medaglia Commemorativa del Presidente della Repubblica in occasione del Premio di Pittura Città di Pizzo (2008), il premio per il Neofuturismo (2009), Sezione Storica, al 2° concorso Nazionale Biennale d’Arte Città di Lamezia Terme, il Premio Speciale alla Carriera in occasione del 45esimo Premio Sulmona (2018). Nel luglio 2022, in occasione del Festival Dei Due mondi, le è stato assegnato il Premio Internazionale Spoleto Art Festival alla Carriera per “…le importanti attività che ha svolto e svolge nel campo della cultura e dell’arte.” Nell’ottobre 2025 Giulio Latini in occasione del 92esimo compleanno dell’artista, realizza un video le cui voci sono state realizzate da un sistema di IA Generativa a partire dal documentario "Lina Passalacqua. L' essenza geometrica delle passioni", da questi girato nel 2023.
CESARE ZAVATTINI (Luzzara RE 1902 - Roma 1989), ormai considerato come il padre del Neorealismo cinematografico insieme a Vittorio De Sica, con cui realizzò una ventina di film, tra i quali capolavori del neorealismo come Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948), Miracolo a Milano (1951), tratto dal suo romanzo Totò il buono, Umberto D. (1952). Zavattini è anche conosciuto per la multiforme varietà dei suoi interessi artistici. Sceneggiatore, giornalista, commediografo, scrittore, poeta e pittore, Da giovane fu anche insegnate di Giovannino Guareschi, Attilio Bertolucci e Pietro Bianchi. Nel 1928 intraprese a Parma la carriera giornalistica. Il suo esordio giornalistico sulla Gazzetta di Parma è datato 19 agosto 1926. A Firenze frequentò il Caffè Le Giubbe Rosse, luogo d'incontro di letterati ed artisti di grande fama; entrò in contatto coi cosiddetti “solariani”: Vittorini, Bonsanti, Ferrata, Carocci, Montale e Ungaretti. Nel 1930 avviò una collaborazione con la Rizzoli Editore, che si prolungò per un lustro. Zavattini si trasferì a Milano e scrisse su varie riviste: Lei, Novella, Piccola, Il Secolo Illustrato e Cinema illustrazione. Nel 1936 fondò per la Rizzoli il Bertoldo, fortunata rivista satirica, chiamando a dirigerla Giovanni Mosca. L'anno dopo, a causa di una serie di contrasti con Angelo Rizzoli, l'editore decise la risoluzione del contratto. Ma Zavattini non rimase disoccupato: venne subito assunto da Mondadori come direttore editoriale di tutti i periodici (fino al 1939). Per tre anni collaborò al Marc'Aurelio. Nel 1937 prese in gestione il quindicinale Grandi firme (fondato e diretto da Pitigrilli), che trasformò con successo in un settimanale. Nell'aprile 1938 Pitigrilli gli cedette la direzione, ma in ottobre il Minculpop lo soppresse per un articolo giudicato disfattista. Zavattini non si arrese e proseguì le pubblicazioni sostituendo la testata: dal 13 ottobre 1938 Grandi firme fu sostituito da Il Milione (sottotitolo: “Novelle e varietà”). In questo periodo inizia seriamente a dipingere mettendo immediatamente in primo piano la volontà di creare un segno “sporco”, espressivo tramite un pigmento spesso e pastoso. Parallelamente si va sviluppando la sua attività di narratore, per lo più umoristico, satirico, ironico, aveva preso l'avvio nel 1931 con l'opera Parliamo tanto di me, che riscosse uno straordinario successo. Scrittore non sempre facile da inquadrare nelle "correnti" del Novecento, autore fortemente critico verso la società, osservata tanto nei suoi aspetti dolorosi quanto in quelli umoristici, Zavattini costituì un fenomeno particolarissimo nell'ambito della letteratura italiana del Novecento. Nelle sue prime opere, dal 1931 al 1943, Zavattini («Za» per gli amici) presentò, in forme e contenuti inconsueti, il rapporto tra realtà e fantasia, cercando di privilegiare la prima attraverso originali mediazioni con la seconda. Oltre al libro d'esordio Parliamo tanto di me, i suoi primi e più noti lavori letterari furono I poveri sono matti, del 1937, Io sono il diavolo (1941), Totò il buono (1943). Con "Ipocrita 1943" (1954 e 1955), riflessione sul ruolo dell'intellettuale, soprattutto durante e subito dopo il fascismo, la sua vena letteraria cambia in maniera significativa, portando a testi compositi come Straparole (1967) ed allo sperimentalismo radicale di (Non libro) più disco (1970). Tra i registi del cinema italiano e internazionale con i quali Zavattini lavorò nei suoi oltre 80 film troviamo: Michelangelo Antonioni, Hall Bartlett, Alessandro Blasetti, Mauro Bolognini, Mario Camerini, René Clément, Giuseppe De Santis, Federico Fellini, Pietro Germi, Alberto Lattuada, Mario Monicelli, Elio Petri, Dino Risi, Roberto Rossellini, Mario Soldati, Luchino Visconti, Damiano Damiani in L'isola di Arturo (1962). Nel 1955 realizzò un progetto con il celebre fotografo statunitense Paul Strand. L'idea era quella di raccontare la vita quotidiana di un paese italiano come specchio dello spirito di un popolo. L'opera fu edita da Einaudi con il titolo Un paese. È considerata uno dei classici della storia della fotografia in Italia.
Collezionista d'arte, si era specializzato nella raccolta di mini-quadri (quadri di dimensioni 8 × 10 cm) ma anche nell'organizzazione di raccolte per altri: ad esempio la Collezione "50 pittori per Roma" promossa per il produttore Caramelli, o la Collezione "I Miti Moderni (o del Dopoguerra)" per Vittorio De Sica oppure, ancora, la Collezione "Isa Miranda". Il suo ingente patrimonio documentario è stato raccolto e ordinato dal figlio Arturo. È stato donato nel 2013 al Comune di Reggio Emilia che lo ha collocato presso la 'municipale' Biblioteca Panizzi.
per saperne di più
https://www.museocarlobilotti.it/it/didattica/artisti-villa-borghese-cesare-zavattini
