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D’ENTRO: per Artissima Ingar Krauss in mostra nel frigorifero Gaggenau

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Gaggenau e CRAMUM presentano D’ENTRO, il nuovo progetto artistico e concettuale, a cavallo tra arte e design, affidato al maestro della fotografia tedesca Ingar Krauss, ideato e curato da Sabino Maria Frassà. Il progetto debutterà a Torino il 30 e 31 ottobre 2026, in occasione di Artissima, per poi attraversare l’Italia e approdare a Milano con una grande mostra conclusiva durante miart e la Milano Design Week 2027.

Con D’ENTRO, il frigorifero non si limita ad accogliere le opere d’arte, ma diventa esso stesso lo spazio della mostra. Le inedite fotografie di Krauss sono state concepite appositamente per i nuovi centri di refrigerazione Gaggenau Vario serie Expressive, trasformati in architetture espositive che si rivelano progressivamente allo sguardo del visitatore.

«Ingar Krauss non si limita a ritrarre frutti, ortaggi e oggetti: li sottrae alla loro funzione immediata, trasformandoli in presenze capaci di oltrepassare la caducità. La sua tecnica, che unisce la fotografia analogica in bianco e nero alle velature a olio della tradizione fiamminga, rende ogni opera irripetibile, sospesa tra immagine e materia. D’ENTRO nasce dall’incontro tra questa ricerca e un elemento di design concepito per conservare. Il nuovo centro di refrigerazione Gaggenau diventa così il luogo in cui si confrontano due forme di custodia: quella della vita biologica e quella della sua memoria visiva. Aprirne la porta trasforma un gesto quotidiano in un atto di scoperta e restituisce agli oggetti del nostro vivere quotidiano il potere di farsi guardare come per la prima volta», afferma Sabino Maria Frassà, curatore e direttore creativo del progetto.

La mostra rimane invisibile, quasi segreta, finché il visitatore non decide di accedervi. È il suo intervento ad attivare l’esperienza: là dove ci si aspetterebbe qualcosa destinato al consumo, appare qualcosa destinato alla contemplazione. Le fotografie sono state pensate affinché il frigorifero diventi insieme teca, soglia e dispositivo della visione: uno spazio raccolto e inatteso, capace di mettere in discussione i confini tradizionali dell’esposizione contemporanea.

Per D’ENTRO, Krauss ha realizzato un nuovo ciclo di opere che si inserisce nella sua lunga ricerca sulla natura morta. Nella pratica dell’artista, questo genere non rappresenta una semplice composizione di oggetti, ma il luogo in cui ciò che appare umile, transitorio o destinato al consumo acquisisce una nuova dignità. Frutti, ortaggi, fiori e oggetti quotidiani, isolati dal contesto e immersi in una luce sospesa, non documentano un istante, ma ne dilatano la durata, emergendo come presenze silenziose, dense e quasi scultoree. «Attraverso questo procedimento lento e manuale, la fotografia perde la propria apparente riproducibilità e diventa materia. I soggetti non vengono idealizzati né trasformati in simboli astratti: conservano le proprie imperfezioni, la fragilità e i segni della trasformazione. È proprio questa condizione a renderli presenze autonome, capaci di evocare insieme memoria, transitorietà e persistenza», conclude Sabino Maria Frassà.

«Ho trovato il progetto di una mostra concepita dentro e per i nuovi centri di refrigerazione Gaggenau un’idea affascinante e una sfida artistica particolarmente stimolante. Fin dall’inizio, la visione curatoriale mi è sembrata convincente e tutt’altro che scontata: mi ha entusiasmato la possibilità di esplorare la relazione tra ciò che viene custodito, il dispositivo che lo accoglie e lo spazio nel quale si rivela. Trasformare un oggetto quotidiano di altissimo design in un luogo espositivo, capace a sua volta di entrare nell’esperienza artistica, possiede per me un fascino speciale. Spero che D’ENTRO restituisca al pubblico questo senso di scoperta, invitandolo a guardare con occhi nuovi un gesto semplice e familiare come aprire un frigorifero», afferma Ingar Krauss.

«La ricerca di Krauss trova nei nostri centri di refrigerazione una corrispondenza non soltanto formale, ma profondamente concettuale. Entrambi agiscono sulla durata: i nostri elementi sono concepiti per conservare la materia viva, rallentandone la trasformazione; la fotografia trattiene una presenza senza esaurirne il significato. Conservare, infatti, non significa immobilizzare, ma preservare una possibilità futura. I nuovi centri di refrigerazione Gaggenau Vario serie Expressive diventano così una contemporanea Wunderkammer domestica. Gli interni in acciaio inox spazzolato scuro, alluminio antracite e vetro, insieme alla luce LED bianca calda e antiabbagliante, definiscono uno spazio preciso e raccolto, nel quale tecnologia e cultura, funzione ed emozione si incontrano», spiega Mistral Accorsi, Brand Manager di Gaggenau.

L’installazione prende vita soltanto attraverso l’intervento del visitatore: il frigorifero cessa di essere un semplice oggetto funzionale e diventa il luogo stesso dell’esperienza artistica, mentre chi guarda passa da spettatore passivo a protagonista dell’esperienza.

Il primo appuntamento si terrà il 30 e 31 ottobre 2026, nel cuore di Torino, nei giorni di Artissima. Per l’occasione, il DesignElementi Studio di Torino sarà aperto al pubblico su prenotazione, offrendo la possibilità di scoprire l’installazione in dialogo con una selezione di opere di Ingar Krauss, Franco Mazzucchelli, Carla Tolomeo e Fulvio Morella, artisti che nel tempo hanno accompagnato i progetti di Gaggenau e CRAMUM.

GAGGENAU VARIO COOLING EXPRESSIVE

I nuovi centri di refrigerazione Vario serie Expressive sono stati pensati per essere elementi architettonici che ridefiniscono il rapporto tra funzione, materia e spazio, trasformando la conservazione in un'esperienza progettuale.

Attraverso la nuova serie Vario Cooling Expressive, Gaggenau interpreta la refrigerazione come parte integrante dell'architettura della cucina. La gamma comprende undici nuovi modelli, tra frigoriferi, congelatori, combinazioni frigorifero-congelatore e cantine climatizzate, concepiti come un sistema modulare, installabile singolarmente o in composizioni affiancate, per offrire configurazioni altamente personalizzabili e perfettamente integrate nello spazio progettato.

L'assenza di maniglie, le superfici perfettamente a filo e il rigore delle proporzioni trasformano ogni elemento in una presenza discreta, dove la tecnologia si esprime attraverso la sottrazione anziché l'esibizione. Gli interni, realizzati in acciaio inox spazzolato scuro, alluminio antracite e vetro, sono definiti da una palette materica essenziale, valorizzata da un'illuminazione LED bianca calda, priva di abbagliamenti, che si attiva e si modula progressivamente in relazione all'utilizzo.

La qualità progettuale si traduce anche nelle prestazioni: controllo preciso di temperatura e umidità, connettività Home Connect e, in alcuni modelli, telecamere integrate per il monitoraggio remoto. Ogni dettaglio, dalla disposizione dei ripiani all'esperienza d'uso, è progettato per coniugare precisione tecnica, durata e comfort.

Ogni scoperta comincia con un'apertura

Testo critico di Sabino Maria Frassà, curatore e direttore creativo del progetto

Ogni scoperta comincia con un'apertura. Non tutte le opere si mostrano: alcune attendono di essere aperte. Gaston Bachelard, ne La poetica dello spazio (1957), osservava come «l'armadio e i suoi ripiani, la scrivania e i suoi cassetti, il forziere con il suo doppio fondo sono veri organi della vita psicologica segreta». Non sono semplici contenitori, ma luoghi dell'immaginazione, della memoria e della possibilità. È da questo gesto elementare, l'apertura di un'anta, che prende avvio questa installazione.

Per incontrare le opere di Ingar Krauss (Berlino Est, 1965) non basta guardare: occorre aprire. È proprio in quel gesto che si attraversa una soglia. Solo allora si scopre che quel luogo della possibilità è l'interno di un frigorifero Gaggenau Vario Serie Expressive. Un gesto quotidiano, ripetuto quasi senza pensarci, cambia improvvisamente significato. Là dove ci si aspetterebbe di trovare qualcosa destinato al consumo, appare invece qualcosa destinato alla contemplazione.

Il frigorifero conserva. È questa la sua funzione essenziale. Ma conservare non significa arrestare il tempo. Significa preservarne il futuro. Un frutto mantiene intatta la propria vitalità, un gesto resta possibile, un incontro può ancora avvenire. Anche l'arte opera nello stesso modo: non consegna mai un significato definitivo, ma mantiene aperta la possibilità di un'esperienza. Ogni opera rimane disponibile a uno sguardo nuovo. È in questa tensione che si colloca la ricerca di Ingar Krauss, fotografo e artista tedesco. Dopo una lunga esperienza professionale in un ospedale psichiatrico e gli esordi dedicati soprattutto al ritratto, Krauss ha progressivamente rivolto il proprio sguardo verso frutti, ortaggi, fiori, rami e oggetti quotidiani, trovando in essi una forma silenziosa e atemporale di presenza. Oggi vive e lavora tra Berlino e una tenuta nella campagna al confine con la Polonia, dove la distanza dal rumore del mondo è diventata parte integrante del suo metodo. Una ricerca che gli è valsa il Prix Leica de la ville de Vevey e il riconoscimento internazionale con il volume Portraits (Hatje Cantz, 2005).

Da questa ricerca nasce il ciclo delle nature morte, oggi al centro della sua produzione. Frutti, ortaggi, fiori e oggetti quotidiani vengono sottratti al loro destino immediato per acquisire una presenza nuova, quasi scultorea. Ogni fotografia è realizzata attraverso un procedimento analogico in bianco e nero e successivamente completata con numerose velature a olio eseguite a mano, reinterpretando la tecnica della velatura della pittura fiamminga del Quattrocento. La carta fotografica, progressivamente impregnata di colore, si ammorbidisce, si increspa e acquista una qualità materica che rende ogni opera un unicum, sospeso tra fotografia, pittura e oggetto.

Le immagini di Krauss sembrano sottrarsi al tempo cronologico. Non fissano un istante, ma ne prolungano la durata. In questo senso dialogano con una delle intuizioni fondamentali di Aby Warburg: alcune immagini non appartengono mai soltanto al momento in cui vengono create, ma continuano ad attraversare il tempo, riattivandosi ogni volta che uno sguardo le incontra. Le fotografie di Krauss non documentano il reale: ne custodiscono una sopravvivenza. Come antiche icone o ex voto, sono attraversate da una silenziosa sacralità laica che restituisce ai soggetti più umili una dignità inattesa.

È proprio questa sospensione a trovare una naturale corrispondenza nei nuovi centri di refrigerazione Gaggenau Vario Serie Expressive. Gli interni in acciaio inox spazzolato scuro e alluminio antracite, insieme alla luce LED bianca calda, progressiva e antiabbagliante, non costituiscono un semplice apparato tecnico, ma costruiscono uno spazio della scoperta, dove il frigorifero assume il ruolo di una Wunderkammer domestica.

Le fotografie inedite di Krauss non vengono collocate all'interno del frigorifero per sorprendere con un effetto scenografico. Sono parte di un progetto site specific che ha assorbito l'artista per un anno e che nasce precisamente per questo luogo.

Aprendo la porta non si trova semplicemente un'opera: si incontra una mostra custodita nello spazio normalmente destinato alla conservazione degli alimenti. Le fotografie non occupano quel luogo per contrasto, ma per affinità. Anch'esse trattengono il tempo, preservano una presenza e chiedono di essere riscoperte. Come nelle antiche Wunderkammer, non è l'oggetto in sé a generare meraviglia, ma il modo in cui viene incontrato. Le nature morte di Krauss dialogano così con lo spazio della conservazione, facendo vivere il frigorifero in una doppia dimensione: funzionale e contemplativa, quotidiana e immaginativa.

La mostra, però, non si offre immediatamente allo spettatore: gli chiede un gesto. L’opera si compie soltanto quando qualcuno decide di aprire quella porta. Senza quel gesto resta invisibile, in attesa. È il visitatore a mettere in moto la mostra, trasformando un’abitudine quotidiana in un atto di attenzione. È qui che il titolo D’ENTRO rivela il proprio significato. L’antica espressione, presente anche in Dante per indicare ciò che appartiene all’interiorità in contrapposizione a ciò che è «di fuori», non descrive soltanto una collocazione, ma suggerisce un passaggio: entrare, attraversare una soglia e accedere a ciò che rimane custodito. In questo senso, la scoperta non coincide soltanto con ciò che si trova all’interno, ma con l’azione stessa che permette alla mostra di accadere. Il frigorifero smette allora di essere soltanto un elettrodomestico e diventa un dispositivo della visione. Custodisce la materia viva e, accanto ad essa, immagini che continuano a interrogarla. Aprire la sua porta significa interrompere l'automatismo del quotidiano e concedersi il tempo necessario perché un'immagine possa ancora accadere.

È forse in questo che arte e progetto si incontrano più profondamente. Hannah Arendt scriveva ne La condizione umana che «gli uomini, anche se devono morire, non sono nati per morire, ma per incominciare». Ogni volta che questa porta si apre, ha inizio un nuovo sguardo. Conservare, allora, non significa trattenere ciò che passa, ma mantenere viva la possibilità di ciò che deve ancora accadere.

Ingar Krauss

Ingar Krauss è un fotografo e artista tedesco. Nato a Berlino Est nel 1965, vive e lavora nella Foresta Nera meridionale. Dopo aver lavorato a lungo in un ospedale psichiatrico, torna alla fotografia negli anni Novanta. Nel 2005 raggiunge la notorietà internazionale con il volume Portraits (Hatje Cantz).
Da allora le sue opere sono state presentate in prestigiose istituzioni internazionali, tra cui la Hayward Gallery di Londra, il Musée de l’Elysée di Losanna, Palazzo Isimbardi di Milano, Palazzo Vecchio di Firenze e l’International Center of Photography di New York. Ha inoltre realizzato numerose mostre personali in gallerie di Francia, Italia, Germania, Svizzera e Stati Uniti. Le sue fotografie sono state pubblicate in numerosi volumi internazionali, tra cui The New Photographic Portrait (Thames & Hudson), La cenere delle immagini (Marietti), Ecce Uomo (Mondadori Electa), Little History of Photography (Centro Galego de Arte Contemporánea), Face to Face. German Contemporary Photography (DongGang Museum of Photography) e 39 Bilder (Hartmann Books).
Dal 2015 Ingar Krauss collabora con CRAMUM. È rappresentato dalla Galerie Springer, dalla Galerie Sandau e da JaegerArt a Berlino, da Bildhalle a Zurigo, dalla Galerie Camera Obscura a Parigi e dalla Nailya Alexander Gallery a New York.

gaggenau

Gaggenau produce elettrodomestici professionali di altissima qualità ed è al contempo simbolo di innovazione tecnologica e design “Made in Germany”. L’azienda, la cui origine risale al 1683, rivoluziona l’universo degli elettrodomestici portando caratteristiche professionali nelle case di chi ricerca la differenza, anche nella cucina privata. Il successo delle sue soluzioni si fonda su una forte componente artigianale della manifattura e su un design senza tempo dalle forme pure e lineari, associati a un’elevata funzionalità e avanguardia tecnologica. Dal 1995 Gaggenau fa parte del gruppo BSH Hausgeräte GmbH, con sede centrale a Monaco, in Germania, ed è presente in più di 50 Paesi in tutto il mondo con 25 flagship showroom nelle principali città, tra cui quelle di Milano e Roma inaugurati in collaborazione con il partner DesignElementi rispettivamente nel 2018 e nel 2020.

https://www.gaggenau.com/it/

cramum

Cramum è un progetto non profit che dal 2012 sostiene le eccellenze artistiche in Italia e nel Mondo. Il nome è stato scelto proprio perché significa “crema”, la parte migliore (del latte) in latino, lingua da cui deriva l’italiano e su cui si è plasmata la nostra cultura. Cramum promuove attivamente mostre e progetti culturali volti a valorizzare Maestri dell’arte contemporanea non ancora noti al grande pubblico, sebbene affermati nel mondo dell’arte. Dal 2014, sotto la direzione artistica di Sabino Maria Frassà, Cramum intraprende con successo un piano di sviluppo di progetti di Corporate Social Responsibility in ambito artistico, ottenendo numerosi riconoscimenti, tra cui la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana nel 2015.

https://amanutricresci.com/cramum/

le immagini

 

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